Allarme per le “microplastiche” ritrovate nella placenta umana

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La presenza di microplastiche nella placenta è un dato che ha suscitato notevole preoccupazione nella comunità scientifica e medica. Diversi studi, anche italiani, hanno confermato che queste minuscole particelle possono attraversare la barriera placentare e accumularsi nei tessuti dell’organo che nutre e protegge il feto durante la gravidanza.

Come arrivano le microplastiche nella placenta?

Si ipotizzano diverse vie di ingresso:

* Via orale: attraverso il cibo e l’acqua contaminati.

* Via respiratoria: inalando le microplastiche presenti nell’aria.

Inoltre le stesse microplastiche possono anche agire come vettori per altre sostanze inquinanti e additivi chimici usati nella produzione della plastica, aumentando ulteriormente i potenziali rischi.

Quali sono i rischi e le potenziali conseguenze?

Sebbene la ricerca sia ancora in corso per comprendere appieno gli effetti a lungo termine, i primi studi hanno evidenziato alcune preoccupazioni:

* Rischio di parto prematuro: Alcune ricerche hanno rilevato una maggiore concentrazione di microplastiche nelle placente di neonati prematuri rispetto a quelle di nati a termine.

* Impatto sullo sviluppo del feto: La placenta è un organo vitale che regola l’ambiente fetale. La presenza di microplastiche potrebbe alterare questo delicato equilibrio e influenzare lo sviluppo del feto.

* Associazione con bassi punteggi Apgar e ridotto peso alla nascita: Uno studio ha rilevato una correlazione tra i livelli di microplastiche nella placenta e il ridotto peso alla nascita e i punteggi Apgar a 1 minuto.

* Potenziali effetti a lungo termine: Le microplastiche, una volta nei tessuti fetali, potrebbero persistere anche dopo la nascita. Sono state avanzate ipotesi riguardo a possibili impatti su infiammazione, stress ossidativo, disfunzioni riproduttive e alterazioni del sistema immunitario.

Cosa fare per ridurre l’esposizione?

Dato che le microplastiche sono ormai onnipresenti nell’ambiente, è difficile eliminarne completamente l’esposizione. Tuttavia, è possibile adottare alcune misure per ridurla:

* Ridurre il consumo di plastica monouso: preferire prodotti riutilizzabili e imballaggi alternativi.

* Evitare il riscaldamento di cibi in contenitori di plastica: soprattutto nel forno a microonde.

* Limitare il consumo di alimenti a più alto rischio di contaminazione: come frutti di mare, miele, zucchero e sale (sebbene la ricerca sia ancora in corso sulla reale entità di questa esposizione).

* Sostenere politiche ambientali “zero waste”: per ridurre la produzione e la dispersione di plastica nell’ambiente.

In conclusione, la ricerca sulle microplastiche nella placenta è un campo in rapida evoluzione. Ulteriori studi sono necessari per comprendere a fondo i meccanismi di assorbimento, la tossicità e le conseguenze a lungo termine sulla salute materna e fetale. È fondamentale che vengano adottate politiche di sanità pubblica volte a ridurre l’esposizione alle microplastiche, specialmente durante la gravidanza.

Prof Lamberto Coppola
• Laureato in Medicina e Chirurgia nell’Università di Bari con il massimo dei voti e la lode nel 1977; • Specializzato in Ginecologia ed Ostetricia nell’ Università di Bari con il massimo dei voti e la lode nel 1981; • Specializzato in Andrologia nell’ Università di Pisa con il massimo dei voti e la lode nel 1985; • Perfezionato in Sessuologia Clinica nell’ Università di Pisa con il massimo dei voti e la lode; • Master in Endoscopia Ginecologica Avanzata – Università di Bari; • Master in Fisiopatologia della Riproduzione Umana e Tecniche di Fecondazione Assistita presso il Dipartimento Materno Infantile dell’Università di Palermo; • Primario Idoneo di Ostetricia e Ginecologia con il massimo dei voti nel 1987; • Diplomato in “Ipnologia Clinica” presso l’Istituto “Franco Granone” di Torino • Professore di Fisiopatologia della Riproduzione Umana presso la Scuola di Specializzazione in Andrologia dell’Università di Pisa dal 1987 al 2004 e Professore di Biochimica sistematica Umana presso l’Università della Calabria dal 1999 al 2001; • Attualmente è Tutor Aziendale per le Tesi di Laurea e Docente nei Seminari Integrativi di semiologia nella Facoltà di Scienze, Corso di Laurea in Biologia, Università del Salento; • Pioniere della Procreazione Medicalmente Assistita in Italia, nel 1984 fonda in Puglia la prima Banca del Seme Italiana con autorizzazione specifica conservazione dei gameti maschili e fecondazione artificiale; • Attualmente è Direttore dei Centri Integrati di Andrologia e Fisiopatologia della Riproduzione Umana Tecnomed di Nardò e Gallipoli e Casa di Cura “Fabia Mater” di Roma dove viene praticata diagnostica all’avanguardia e ricerca scientifica nel campo delle patologie di coppia e le più moderne tecniche di procreazione assistita. • Fondatore e componente del C.E.C.O.S. ITALIA (Centri per la Conservazione degli Ovociti e Spermatozoi); • Fondatore e Consigliere Nazionale della Società Italiana della Riproduzione (S.I.d.R.); • Coordinatore del gruppo d’interesse di Medicina di Coppia della Società Italiana della Riproduzione (S.I.d.R); • Delegato Regionale dell’Associazione Ginecologi Extra Ospedalieri (AGEO) e della Società Italiana di Fitoterapia ed Integratori in Ostetricia e Ginecologia (SIFIOG); • Autore di 196 pubblicazioni scientifiche su riviste nazionali ed internazionali; • Relatore, moderatore e discussant nei principali convegni scientifici nazionali ed internazionali della disciplina che esercita.

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