La diagnosi precoce non significa sottoporre indistintamente tutte le persone anziane a test cognitivi, ma riconoscere tempestivamente i segnali riferiti dalla persona o dalla famiglia: difficoltà nel ricordare eventi recenti, seguire conversazioni, gestire attività abituali o orientarsi in luoghi conosciuti. In questi casi è opportuno rivolgersi al medico di medicina generale, che potrà richiedere valutazione cognitiva, esami ematici, esami neuroradiologici e visita specialistica. Un test cognitivo positivo non è sufficiente per la diagnosi: deve essere seguito da una valutazione clinica e neuropsicologica completa.
Che cosa portare in tavola? Il modello più studiato è la dieta mediterranea, ricca di verdure, frutta, legumi, cereali integrali, frutta secca, olio extravergine d’oliva e pesce. È consigliabile ridurre carni rosse e lavorate, alimenti fritti, dolci, bevande zuccherate, grassi saturi e prodotti ultraprocessati. Anche il modello MIND, che dà particolare rilievo a verdure a foglia verde e frutti di bosco, è associato a migliori traiettorie cognitive, sebbene le prove degli studi clinici non siano ancora definitive.
Il beneficio non dipende da un singolo alimento o da una “pillola per la memoria”: conta la qualità complessiva dell’alimentazione, insieme a movimento, sonno, attività sociali e controllo di pressione arteriosa, diabete e colesterolo.
Attenzione agli integratori. In assenza di carenze documentate, vitamine, omega-3 o altri prodotti non sono raccomandati di routine per prevenire la il declino cognitivo.
Infine, quando compaiono disturbi cognitivi, la consulenza nutrizionale diventa ancora più importante: nelle fasi iniziali dell’Alzheimer possono comparire perdita di peso involontaria, scarso appetito e malnutrizione.
Prevenire significa quindi nutrire il cervello, ma anche proteggere la salute cardiovascolare e mantenere, giorno dopo giorno, autonomia e qualità di vita
Nutrizione e ‘Prevenzione!








