Mente e Corpo nella Lotta al Cancro: perché la Psiconcologia non è un “Optional”.

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Per anni, l’approccio terapeutico in oncologia è stato guidato da un paradigma prevalentemente biomedico: eliminare la massa tumorale, bloccare la replicazione cellulare, monitorare i marker biologici. Oggi, però, la letteratura scientifica internazionale parla chiaro: la cura del cancro non può prescindere dalla cura della persona nella sua interezza. È in questo spazio interconnesso che si inserisce la psiconcologia, una disciplina che non rappresenta più un semplice supporto “emotivo”, ma un fattore clinico determinante per l’esito dei trattamenti.

Il Distress come Parametro Clinico

In psiconcologia, il termine cardine è distress, definito dal National Comprehensive Cancer Network (NCCN) come un’esperienza spiacevole multifattoriale (psicologica, sociale, spirituale) che può interferire con la capacità di affrontare efficacemente la malattia. Non si tratta di una “normale tristezza” legata alla diagnosi. Il distress severo, se non intercettato, altera l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA), provocando un aumento cronico del cortisolo e citochine infiammatorie. Questo switch biologico può, a sua volta: compromettere la compliance del paziente (abbandono o rifiuto delle terapie); esacerbare la percezione del dolore fisico; allungare i tempi di degenza ospedaliera.

Se la chemioterapia attacca la malattia, il supporto psiconcologico difende l’aderenza terapeutica del paziente.

L’Impatto sulla Neuroimmunologia

Le evidenze derivanti dalla psiconeuroendocrinoimmunologia (PNEI) mostrano come gli interventi psiconcologici non agiscano solo “nella testa” del paziente. Studi di neuroimaging e dosaggi biomarkers indicano che una riduzione dello stress psicologico si correla a una down-regulation dei geni pro-infiammatori e a un miglioramento dell’attività delle cellule Natural Killer (NK). In sintesi: supportare la mente significa, letteralmente, aiutare il sistema immunitario a non arrendersi.

Dalla Diagnosi al “Follow-up”:

L’alleanza sinergica tra l’oncologo e lo psiconcologo non può configurarsi come un intervento sporadico o d’emergenza, ma deve strutturarsi come un vero e proprio continuum terapeutico che accompagna il paziente lungo tutte le tappe della malattia.

Il primo, delicatissimo snodo clinico coincide con il momento della comunicazione della diagnosi. Qui l’intervento psiconcologico è fondamentale per attutire l’impatto emotivo del trauma e aiutare il paziente a superare la fase di shock iniziale; questo supporto non ha solo un valore umanitario, ma anche strettamente funzionale, poiché rimette il malato nella condizione cognitiva ed emotiva ideale per comprendere le opzioni terapeutiche e fornire un consenso informato realmente consapevole. Con l’inizio dei trattamenti attivi – che si tratti di chemioterapia, radioterapia o immunoterapia – il focus si sposta sul coping strategico. Lo psiconcologo affianca il paziente nella gestione psicosomatica degli effetti collaterali, intervenendo ad esempio sulla fatigue cronica o su disturbi condizionati come la nausea anticipatoria, e supportando l’elaborazione di cambiamenti corporei spesso dolorosi, come l’alopecia. Successivamente, l’ingresso nella fase di follow-up (la cosiddetta survival) introduce una sfida paradossale: apparentemente il pericolo è passato, ma è proprio in questo momento che emerge con forza la Fear of Cancer Recurrence (FCR), ovvero l’ansia cronica da recidiva. L’intervento psicologico in questa transizione serve a de-medicalizzare la quotidianità del paziente, aiutandolo a ricostruire un progetto di vita e a superare quel blocco emotivo che impedisce il ritorno alla normalità.

Infine, laddove la malattia evolva verso una fase avanzata o palliativa, il ruolo della psiconcologia diventa nodale nel garantire la dignità del fine vita. Il lavoro clinico si orienta allora verso l’accompagnamento del paziente e l’elaborazione del lutto anticipatorio, offrendo al contempo un pilastro di sostegno insostituibile per l’intero nucleo familiare e per i caregiver.

Una Sfida Culturale e OrganizzativaNonostante le linee guida nazionali ed internazionali (come quelle dell’AIOM) raccomandino lo screening del distress in tutti i pazienti oncologici, l’integrazione della psiconcologia nei reparti è ancora a macchia di leopardo. Spesso manca il tempo, o manca il personale adeguatamente strutturato. Ottimizzare le cure oncologiche nel 2026 significa capire che lo psicologo in oncologia non interviene “quando il paziente crolla”, ma lavora in prevenzione per evitare che crolli. Inserire sistematicamente la valutazione psiconcologica nei PDTA (Percorsi Diagnostici Terapeutici Assistenziali) non è un costo, ma un investimento sulla qualità della vita del paziente e sull’efficienza dell’intero sistema sanitario.

Dott.ssa Ilenia Gregorio
Psicologa Sociale iscritta all’Ordine degli Psicologi della Regione Campania N. 9622, Psicopedagogista Clinica, Mediatore Familiare Sistemico, Psicoterapeuta Sistemico-Relazionale (Polo Clinico Centro Studi Kairos sede di Napoli dell’Accademia di Psicoterapia della Famiglia di Roma). Ha conseguito la Laurea cum Laude a ciclo unico in Scienze Psicopedagogiche presso l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli discutendo la Tesi in Psicologia Dinamica sui Meccanismi di difesa e le dinamiche psichiche del paziente oncologico. Ha conseguito, inoltre, una seconda Laurea Magistrale in Psicologia Sociale, dei Servizi e delle Organizzazioni approfondendo la Psicologia dei Processi Cognitivi nelle malattie croniche e neurodegenerative con una Tesi sui Disturbi Cognitivi, Affettivi e Comportamentali nella malattia di Parkinson presso l’Università di Roma. Impegnata da anni nel campo della ricerca e del sostegno psicologico e psicopedagogico in oncologia e nelle malattie neurodegenerative inizia nel 2006, la collaborazione in qualità di ricercatrice e supporto alla ricerca con l’INT Fondazione Pascale di Napoli nel Dipartimento di Ginecologia Oncologica e di Psiconcologia che la vede impegnata ancora oggi in Progetti di Ricerca, psico-educazione, sostegno psicologico alle famiglie con patologia oncologica, e psicoterapia occupandosi sia di pazienti pediatrici che di pazienti adulti. Esperta in Infant Observation e Play Therapy, Docente e Formatore ha collaborato con la Lega Italiana Lotta ai Tumori (sezione di Napoli), con la Regione Campania e con enti pubblici e privati in Progetti di educazione Socio-Sanitaria, Counseling psicologico e corsi di formazione regionali. Relatrice in diversi Convegni e Seminari riguardanti tematiche Psicologiche e Pedagogiche è specializzata, inoltre, nel sostegno di famiglie multiproblematiche e devianti avendo lavorato con nuclei familiari a rischio e con forte disagio socio- economico e culturale della II e III Municipalità di Napoli. E’stata ospite in diverse trasmissioni televisive e radiofoniche trattando tematiche psicologiche, pedagogiche e di salute e benessere. Ha lavorato in Progetti nel campo delle disabilità ed ha coadiuvato programmi di Psicologia della Nutrizione ed Educazione Alimentare nelle scuole e in centri privati. Pubblicista e autrice e di Articoli per diverse testate mediche on line è stata impegnata nella S.C. di Epidemiologia e Biostatistica dell’Istituto Tumori di Napoli in attività connesse all’ Emergenza SARS CoV-2. Attualmente lavora come Psiconcologa presso la U.O.C. di Radioterapia dell’INT di Napoli “Fondazione G. Pascale” con pazienti pediatrici e pazienti adulti in trattamento radioterapico.

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