Cambio di stagione e salute: come la luce influenza il nostro benessere

Con l’arrivo dell’autunno le ore di luminosità naturale diminuiscono e trascorriamo progressivamente più tempo al chiuso. Si tratta di un passaggio del tutto fisiologico, che tuttavia può influenzare il nostro corpo e le abitudini quotidiane.

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Il nostro organismo si mantiene in equilibrio grazie alla sincronizzazione tra l’ambiente esterno e l’orologio biologico ipotalamico. La radiazione solare è il principale segnale che governa questo ciclo: regola la produzione di melatonina e cortisolo, determinando i nostri livelli di energia, il sonno e l’andamento dell’umore. In autunno, con il ridursi della luce, questo sofisticato sistema biochimico rallenta, rendendo del tutto normale l’insorgenza del winter blues, un transitorio adattamento che spinge verso la spossatezza e una maggiore sedentarietà.

Questo rallentamento non deve però essere confuso con il Disturbo Affettivo Stagionale (SAD); quest’ultimo, conseguente alla ridotta stimolazione luminosa, può predisporre allo sviluppo di una forma di depressione più definita, caratterizzata da tristezza persistente, deficit di concentrazione, tendenza a isolarsi e a prediligere cibi ricchi di carboidrati. Se questi disturbi diventano un freno invalidante per la vita di tutti i giorni, richiedono un approfondimento attraverso una visita medica.

Il calo di luce e delle temperature può ripercuotersi anche sul decorso di specifiche patologie croniche, sebbene non rappresenti una causa eziologica diretta di riacutizzazione. Tale impatto è particolarmente evidente in presenza di quadri clinici come il diabete, la BPCO o i disturbi cardiovascolari, in cui il movimento e l’autonomia costituiscono i pilastri fondamentali dell’autocura.

Al cambio delle abitudini motorie dovuto ai mesi autunnali e invernali si associa, inoltre, un’instabilità dei parametri biologici, influenzati sia dalla riduzione dell’attività fisica che dall’abbassamento termico. I valori della pressione arteriosa, ad esempio, mostrano picchi mediamente più elevati nei mesi invernali dovuti alla vasocostrizione. Le medesime variazioni si ripercuotono sul controllo glicemico nel diabete, poiché il freddo stimola la secrezione di ormoni che aumentano la resistenza all’insulina. Sul fronte respiratorio, invece, l’inalazione di aria fredda e secca irrita facilmente le vie aeree dei pazienti con BPCO, innescando broncospasmo e rendendo le secrezioni più dense e difficili da espellere. Per tale ragione, durante questa fase dell’anno, diventa prioritario intensificare il monitoraggio domiciliare degli indici fisiologici e respiratori, confrontandosi con il medico o l’infermiere in caso di oscillazioni insolite rispetto ai livelli abituali.

Lo scenario si fa ancora più delicato nella popolazione anziana. Per il paziente geriatrico, infatti, la prolungata permanenza in spazi interni non solo indebolisce la massa muscolare e la resistenza fisica, ma riduce drasticamente le occasioni di socialità. Si sommano così molteplici fattori che, combinati, rischiano di compromettere l’equilibrio psicofisico e l’aderenza ai percorsi terapeutici.

Cosa si può fare, quindi, per affrontare il passaggio di stagione con le giuste attenzioni?

  • Preservare una routine regolare: mantenere orari costanti per il risveglio, i pasti e il riposo contribuisce a regolare il ritmo biologico.
  • Sfruttare la luce diurna: uscire all’aria aperta nelle ore centrali della giornata, anche solo per una breve passeggiata, invia al cervello un chiaro segnale di veglia.
  • Mantenersi attivi: individuare valide alternative di attività fisica al chiuso (come ginnastica dolce o cyclette) se il meteo o il buio scoraggiano le uscite.
  • Nutrire la socialità: coltivare le relazioni e frequentare contesti stimolanti contrasta la tendenza a isolarsi.
  • Regolare le richieste del corpo con un professionista: il maggior consumo di alimenti ricchi di zuccheri risponde a un reale bisogno biologico legato al calo di luce che, però, specie nei mesi freddi, rischia di sfociare in un’alimentazione incontrollata. Per riequilibrare questi comportamenti, soprattutto in presenza di diabete, è opportuno confrontarsi con uno specialista per personalizzare la dieta, prediligendo carboidrati complessi e non raffinati (cereali, legumi, pane e pasta integrali) che evitano bruschi picchi glicemici.
  • Garantire un adeguato apporto vitaminico: fare il pieno di vitamina C introducendo quotidianamente cibi freschi e tipici del periodo (agrumi, kiwi, broccoli) per sostenere le difese immunitarie. L’integrazione della vitamina D va, invece, sempre valutata dal medico tramite esami del sangue, poiché un’eventuale carenza dovuta alla minore stimolazione solare richiede una prescrizione mirata e individuale.
  • Aderire alle campagne vaccinali: l’autunno coincide con l’avvio delle vaccinazioni antinfluenzale e antipneumococcica. Per chi convive con condizioni croniche o ha superato i 65 anni, il vaccino è lo strumento principale per evitare riacutizzazioni e complicanze respiratorie.
  • Attenzione al bilancio idrico e alla cute: con il freddo diminuisce lo stimolo della sete, ma il riscaldamento artificiale inaridisce l’aria interna. Una corretta assunzione di acqua e una costante idratazione della pelle con appositi prodotti sono fondamentali per la funzionalità vascolare e per prevenire lesioni all’epidermide, un aspetto critico soprattutto in presenza di disturbi circolatori.
  • Prevenire incidenti in casa: l’inattività e il rilassamento muscolare aumentano il rischio di cadute, compromettendo l’autonomia dell’anziano. In questo contesto, l’infermiere supporta la famiglia nell’individuare le barriere e gli ostacoli (come tappeti o ambienti poco illuminati) e nell’adeguare gli spazi, salvaguardando la sicurezza e l’indipendenza dell’assistito.

Adottare queste strategie ci consente di non subire il cambiamento climatico, ma di viverlo come un’opportunità per ascoltare le esigenze fisiche e osservare l’evoluzione delle nostre abitudini. Prendersi cura di sé non significa solo focalizzarsi su parametri numerici o singoli esami di laboratorio: vuol dire valorizzare tutti quei piccoli comportamenti e gesti quotidiani che determinano il nostro benessere generale.

Dott.ssa Samanta Sforna
Samanta Sforna è giornalista pubblicista iscritta all’Ordine Regionale dei Giornalisti dell’Umbria dal 2021 e infermiera professionista iscritta all’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Perugia dal 2023. Appassionata di lettura e scrittura fin dall’infanzia, ha sviluppato, durante gli anni del liceo,  un forte interesse per le materie scientifiche, in particolare biologia e chimica. Ha iniziato a collaborare con testate locali occupandosi di cronaca territoriale. Successivamente si laurea in Infermieristica presso l’Università di Perugia, con una tesi sull’“Infermiere scolastico: gestione assistenziale dei bambini affetti da Diabete Mellito di Tipo 1”, completando esperienze di formazione in ospedali e in strutture temporanee durante l’emergenza COVID-19. Si occupa di salute e professione infermieristica, condividendo conoscenze e orientamenti pratici, con particolare interesse per l’infermieristica in contesti legali e peritali. Contatti: 📧 Email: samantasforna.ogi@gmail.com

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