NUOVE PROSPETTIVE TERAPEUTICHE CON LA TERAPIA GENICA CRISPR/Cas

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Affrontiamo oggi un capitolo che rappresenta la nuova frontiera della terapia genica del futuro: gradi prospettive ma anche molte perplessità e pericoli sul suo abuso.

Era il 2020 quando Emmanuelle Charpentier e Jennifer Doudna vinsero il premio Nobel per la Chimica per aver scoperto uno dei metodi più innovativi nella tecnologia genica: “le forbici genetiche” CRISPR/Cas9 (che è acronimo di Clustered Regularly Interspaced Short Palindromic Repeats, associata alla proteina batterica Cas9).

Gia’ da diversi anni prima le tecniche di editing genomico avevano puntato su “taglio” del DNA difettoso per sostituirlo con DNA efficiente, ma tali tecniche si erano rivelate complesse ed imprecise (tecniche ZFN o tecniche TALEN), ma la vera rivoluzione arriva quando le due ricercatrici, valutando questo meccanismo di “taglio” effettuato con un RNA a guida singola (sg-RNA) che si lega alle nucleasi (enzimi capaci di tagliare i legami tra nucleotidi adiacenti nella molecola di DNA), scoprono la possibilità di creare un complesso DNA-specifico, che era possibile “tagliare”, riarrangiando quella sequenza genetica e quindi “silenziandola”.

Scoprono inoltre, mentre studiano la possibilità di nuovi antibiotici contro lo Streptococcus pyogenes (responsabile di carie dentali, faringiti e polmoniti) che la nucleasi batterica Cas9 è un meccanismo di difesa molto efficiente contro i virus batterici (batteriofagi o fagi) che tendono ad aggredire il batterio (https://www.tandfonline.com/doi/full/10.1080/15476286.2019.1582974#abstract ).

Tale meccanismo di difesa, costituito da questa specifica nucleasi, ha permesso l’applicazione del “taglio” della sequenza di DNA difettoso in modo molto più accurato e stabile.

Ovviamente potete immaginare le implicazioni di una terapia di risequenziamento genetico, o soppressione di un gene difettoso, quali e quante malattie potrebbe curare o prevenire, non solo nel campo umano ma anche in quello animale e vegetale (dove la sperimentazione è più avanzata).

La bellezza di questa tecnica è che essa è applicabile a tutti gli esseri viventi (vegetali compresi) poiché le sequenze genetiche sono sempre le stesse in natura, contemplando le stesse basi.

Tale terapia resta ancora da perfezionare (il taglio potrebbe non essere sempre accurato, diciamo fuori bersaglio, oppure creando una o più mutazioni genetiche più pericolose per l’uomo) ed è per questo che si sta studiando come rendere più preciso “il taglio”, utilizzando l’m-RNA o nuove nucleasi ( proteina Cas14) più precise (https://www.science.org/doi/10.1126/science.adi1910 ).

Il campo di applicazione è estremamente vasto, dalle malattie infettive tipo HIV, alle malattie genetiche, fino a quelle tumorali (con inattivazione della proteina p53 che ha il compito di attivare la risposta immunitaria ai tumori), ma non ancora esente, come visto sopra, da rischi importanti (in caso di errore si punta alla reversibilità del processo).

Esiste poi un “rischio etico”, rappresentato dal fatto che la terapia di “editing genetico”, se usata in maniera indiscriminata (ad esempio su embrioni), qualcuno potrebbe cercare di creare un “superuomo”, resistente e inattaccabile non solo alle malattie, ma espressione di una “chimera genetica” che possa potenziare delle particolarità dell’organismo: quello che potremmo definire senza dubbio una sorte di “sindrome di Frankenstein”.

Prof. Enrico Bernini Carri
Laureato presso l’Università degli Studi di Firenze a pieni voti ha conseguito successivamente la Specializzazione in Malattie Infettive e Tropicali presso l’Università degli Studi di Modena ed è Medico Competente in Medicina del Lavoro. Già Ufficiale medico dell’Esercito Italiano ha prestato servizio come Direttore Sanitario e Comandante dei Corsi di Medicina (Preside di Facoltà) presso l’Accademia Militare di Modena e Centro Selezione dell'Esercito in Bologna, partecipando a diverse missioni estere come “Esperto di Pandemie della NATO”. Attualmente riveste il grado di Generale medico della Riserva. Già Presidente del Centro Europeo della Medicina delle Catastrofi (CEMEC) presso il Consiglio d’Europa, ha fondato ed è Presidente della Associazione Scientifica/Fondazione Scuola Internazionale Medica di Emergenze e Disastri MEDIS. E’ Professore a.c. presso l’Università degli Studi di Modena-Reggio Emilia di Medicina delle Emergenze e Catastrofi (Sc. Spec. di Igiene e Sc. Spec. Di Medicina di Emergenza-Urgenza) e Medico Responsabile Dipartimento della Difesa Civile /Vigili del Fuoco di Modena. E’ Direttore di Redazione della Rivista Scientifica on-line “L’ICOSAEDRO”

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