Caffeina: benefici e rischi

Questa bevanda è infatti una miscela di composti bioattivi come i polifenoli.

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Il caffè è una delle bevande più consumate al mondo. Di solito è identificato come stimolante a causa di un alto contenuto di caffeina. Tuttavia, la caffeina non è l’unico componente bioattivo del caffè. Questa bevanda è infatti una miscela di composti bioattivi come i polifenoli.
Per la produzione commerciale di caffè sono utilizzate solo tre specie di piante nonostante ne esistono numerosissime, queste poche danno origine al caffè: Arabica, Robusta e Excelsa.
I chicchi di caffè sono ottenuti dal frutto rosso acido della pianta del caffè sempreverde. Sono utilizzati principalmente nell’industria alimentare, ma anche in cosmetologia e medicina. Al giorno d’oggi, il caffè è considerato una delle bevande universali farmacologicamente attive più popolari e più ampiamente consumate nel mondo. Infatti, si stima che nel biennio 2019-2020 il consumo mondiale di caffè sia stato pari a circa 10,1 milioni di kg.
Gli effetti sulla salute del consumo di caffè sono stati oggetto di numerose ricerche scientifiche. I risultati di molti di questi studi hanno mostrato l’impatto positivo dell’assunzione di caffè. Tuttavia,i grandi bevitori di caffè possono incorrere negli effetti negativi dell’eccessivo consumo di questa bevanda, come sui livelli di colesterolo totale, problemi cardiovascolari; tra cui aumento della pressione sanguigna, tachicardia e aritmia.
Tali effetti del caffè sulla salute umana sono dovuti al fatto che è una miscela complessa di ingredienti bioattivi che agiscono in sinergia. La composizione di queste sostanze nei chicchi di caffè è diversa e dipende da: specie di caffè, tostatura dei chicchi (temperatura, tempo, velocità del processo) e metodo di erogazione (rapporto caffè/acqua, temperatura dell’acqua, quantità dell’acqua, macinatura e duratadell’erogazione). I più importanti composti bioattivi nel caffè che potrebbero essere degli agenti fisiologicamente efficaci includono caffeina, acidi clorogenici, cafestolo e kahweol. Il più noto e maggiormente studiato tra questi è senz’altro la caffeina. Ad oggi si conosce che viene rapidamente assorbita, principalmente dall’intestino tenue, ma anche parzialmente dallo stomaco. Sembra che il picco di concentrazione plasmatica di caffeina sia compreso tra 30-120 minuti dalla somministrazione con un’emivita (ovvero la permanenza nel circolo sanguineo) generalmente compresa tra 2,5 e 5 ore. Inoltre, sembra che l’assorbimento della caffeina non sia influenzato da età, sesso, genetica, malattie, farmaci concomitanti o stimolanti come alcol e nicotina. La caffeina viene distribuita a tutti i liquidi corporei (inclusi plasma, saliva,bile, liquido cerebrospinale, latte materno, sperma e sangue del cordone ombelicale) e a tutti gli organi tissutali. Fisiologicamente non si osserva alcun accumulo a lungo termine di questo composto o dei suoi metaboliti. L’assunzione di caffeina fino a 200 mg al giorno (un caffè espresso ne contienecirca 80mg) non destano preoccupazioni in termini di sicurezza per la popolazione adulta sana. Lo stesso quantitativo di caffeina non desta preoccupazioni neanche se consumato meno di due ore prima di intenso esercizio fisico in condizioni normali.
Fonti:
• Review. Neuroprotective Effects of Coffee Bioactive Compounds: A Review, Int. J. Mol. Sci. 2021, 22, 107
• EFSA: http://www.efsa.europa.eu/en/publication /efsajournal.htm


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Dott.ssa Silvia Lazzaris
Dietista presso Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona, laureata in Dietista presso l’Università degli studi di Padova e nella stessa università ha conseguito la laurea magistrale in management sanitario. Nel 2014 ha conseguito un master in Nutrizione e Dietetica in Nefrologia presso l’Università di Pisa e a seguire un master in coordinamento e management delle professioni sanitarie.

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