Sesé mi ha chiesto: «Che succede se mangio un semino di anguria?»
La ringrazio per questa domanda, perché mi offre l’occasione di aprire un argomento molto più ampio, che per anni ha generato dubbi, timori e rinunce nei pazienti con diverticoli.
Semi, frutta a guscio, mais e popcorn sono stati a lungo considerati alimenti da evitare. Alla base di questo consiglio c’era un’ipotesi apparentemente semplice: l’ingresso di piccole particelle non completamente digerite nei diverticoli avrebbe potuto irritarne la mucosa o ostruirne l’apertura, favorendo così infiammazione o sanguinamento [1].
L’immagine è intuitiva e spiega perché ancora oggi, davanti a un pomodoro, una fragola, un kiwi o una fetta d’anguria, possa sorgere spontanea una domanda: ma se quel piccolo seme finisse proprio dentro un diverticolo?
Per rispondere, però, dobbiamo distinguere ciò che appare plausibile da ciò che è stato realmente osservato negli studi.
Prima di tutto: cosa sono i diverticoli?
I diverticoli sono piccole estroflessioni (delle tasche) che possono formarsi lungo la parete del colon. La loro presenza viene definita diverticolosi; si parla invece di diverticolite quando uno o più diverticoli vanno incontro a un processo infiammatorio [2].
La distinzione è importante: avere diverticoli non significa avere una diverticolite. La diverticolosi può infatti essere presente senza che si sviluppi necessariamente un episodio infiammatorio [2].
Ed è proprio questa differenza che dobbiamo tenere presente quando parliamo di alimentazione.
Da dove nasce allora la paura dei semi?
L’ipotesi descritta poco fa è rimasta a lungo radicata nella pratica clinica, tanto che alle persone con diverticoli veniva frequentemente consigliato di evitare frutta a guscio, semi, mais e popcorn [1].
Il problema era che, nonostante la plausibilità del meccanismo, mancavano prove che dimostrassero che il consumo di questi alimenti aumentasse realmente il rischio di diverticolite o sanguinamento diverticolare [1].
Poi sono arrivati i dati.
Lo studio che iniziò a cambiare le cose
Nel 2008 uno studio prospettico pubblicato su JAMA seguì 47.228 uomini, di età compresa tra 40 e 75 anni, senza diverticolosi o complicanze diverticolari note all’inizio dell’osservazione. I ricercatori valutarono il rapporto tra il consumo di frutta a guscio, mais e popcorn e la successiva comparsa di diverticolite o sanguinamento diverticolare [1].
Durante 18 anni di follow-up furono identificati 801 casi di diverticolite e 383 casi di sanguinamento diverticolare [1].
Se la vecchia teoria fosse stata corretta, ci si sarebbe potuti aspettare un rischio maggiore tra coloro che consumavano più frequentemente questi alimenti.
I risultati mostrarono invece qualcosa di diverso.
Il consumo di frutta a guscio, mais e popcorn non risultò associato a un aumento del rischio di diverticolite o sanguinamento diverticolare. Per frutta a guscio e popcorn furono osservate associazioni inverse con il rischio di diverticolite, mentre per il mais non emerse un aumento del rischio [1].
È importante interpretare correttamente questi risultati. Si trattava di uno studio osservazionale: osservare un’associazione inversa non significa dimostrare che frutta a guscio o popcorn proteggano direttamente dalla diverticolite. Gli stessi autori riconoscevano, tra le possibili limitazioni, la presenza di fattori confondenti residui [1].
Il dato più importante era quindi un altro: l’aumento del rischio attribuito per anni a questi alimenti non emergeva dai risultati dello studio [1].
E i piccoli semi?
La domanda di Sesé, però, rimane.
E un piccolo seme, come quello dell’anguria?
Lo studio del 2008 non aveva valutato direttamente il consumo complessivo di semi. Gli autori analizzarono tuttavia anche il consumo combinato di fragole e mirtilli, frutti caratterizzati dalla presenza di piccoli semi, senza osservare un aumento significativo del rischio di diverticolite o sanguinamento diverticolare [1].
Nel 2025 è arrivato un ulteriore tassello.
Uno studio prospettico pubblicato su Annals of Internal Medicine ha seguito 29.916 donne di età compresa tra 35 e 74 anni. Nel corso di 415.103 anni-persona di osservazione sono stati identificati 1.531 nuovi casi di diverticolite [3].
In questa popolazione, il consumo di arachidi, frutta a guscio e semi non risultò associato a un aumento del rischio di diverticolite. Non emerse un aumento del rischio neppure per una categoria di alimenti freschi contenenti semi commestibili che, nello studio, comprendeva pomodori crudi e fragole [3].
Questi risultati aggiungono quindi un elemento importante alle evidenze precedenti: anche quando l’attenzione viene rivolta specificamente ad alimenti contenenti semi, non emerge l’aumento del rischio sul quale si basava il vecchio consiglio di evitarli [1,3].
Oggi guardiamo più al piatto che al singolo semino
Nel tempo l’attenzione della ricerca si è spostata anche dal singolo alimento alla qualità complessiva dell’alimentazione.
Uno studio prospettico pubblicato su Gastroenterology nel 2017 ha analizzato 46.295 uomini. Una maggiore aderenza a un modello alimentare definito “occidentale”, caratterizzato soprattutto da un maggiore consumo di carne rossa, cereali raffinati e latticini ad alto contenuto di grassi, risultava associata a un rischio più elevato di diverticolite. Al contrario, un modello “prudente”, maggiormente caratterizzato da frutta, verdura e cereali integrali, risultava associato a un rischio inferiore [4].
Anche lo studio condotto nelle donne e pubblicato nel 2025 ha valutato differenti indici di qualità della dieta. Per tre dei quattro indici analizzati, una maggiore aderenza a un modello alimentare salutare risultava associata in maniera statisticamente significativa a un minor rischio di diverticolite; anche il quarto mostrava un’associazione nella stessa direzione, senza però raggiungere la significatività statistica [3].
Ancora una volta è necessaria prudenza: parliamo di studi osservazionali, che mostrano associazioni ma non permettono di attribuire a un singolo alimento un effetto protettivo o dannoso certo [3,4].
Ci suggeriscono però di cambiare prospettiva.
Più che chiederci continuamente:
«Questo alimento contiene semini?»
potrebbe essere più utile domandarci:
«Nel complesso, come sto mangiando?»
Cosa dicono oggi le linee guida?
Nel 2026 l’American College of Gastroenterology (ACG) ha pubblicato nuove linee guida sulla diverticolite del colon [2].
Nelle persone con una storia di diverticolite, l’ACG suggerisce un modello alimentare salutare, ricco di frutta, verdura, cereali integrali e legumi e con un consumo limitato di carne rossa, cereali raffinati, grassi trans e dolci, nell’ambito di uno stile di vita complessivamente sano [2].
Ma, soprattutto per la nostra domanda, le linee guida suggeriscono di non evitare frutta a guscio, semi, mais o popcorn allo scopo di prevenire nuovi episodi di diverticolite [2].
Il cambiamento rispetto al passato è quindi evidente: una restrizione alimentare nata da un meccanismo ritenuto plausibile non trova conferma nei principali studi prospettici disponibili e non viene oggi raccomandata di routine [1–3].
Quindi, cosa rispondiamo a Sesé?
Torniamo finalmente al nostro semino di anguria.
Non esiste uno studio costruito specificamente per osservare che cosa accada al singolo seme di anguria ingerito da una persona con diverticoli, ed è corretto dirlo.
Abbiamo però studi prospettici su frutta a guscio, mais, popcorn, semi e alimenti contenenti piccoli semi che non mostrano l’aumento del rischio di diverticolite ipotizzato in passato [1,3]. E le più recenti linee guida suggeriscono di non evitare sistematicamente questi alimenti per prevenire nuovi episodi [2].
Perciò, se una persona con diverticoli ingerisce un semino di anguria, sulla base delle evidenze disponibili non abbiamo motivo di considerare quel singolo seme, di per sé, un fattore di rischio dimostrato per lo sviluppo di una diverticolite [1–3].
Più che vivere a tavola con la paura di ogni semino, la ricerca ci invita a spostare l’attenzione sulla qualità complessiva dell’alimentazione, senza demonizzare singoli alimenti sulla base di un rischio che i dati disponibili non hanno confermato [2–4].
Quindi, Sesé, se capita quel semino di anguria, niente panico.
A volte sono proprio le domande più semplici, quelle che nascono a tavola, a permetterci di scoprire quanto la medicina sia cambiata rispetto ai consigli che abbiamo sentito ripetere per anni.
Bibliografia
1. Strate LL, Liu YL, Syngal S, Aldoori WH, Giovannucci EL. Nut, corn, and popcorn consumption and the incidence of diverticular disease. JAMA. 2008 Aug 27;300(8):907-914. doi: 10.1001/jama.300.8.907. PMID: 18728264; PMCID: PMC2643269.
2. Peery AF, Strate LL, Stollman N, Mankaney G, Chang JW, Grover S. ACG Clinical Guideline: Colonic Diverticulitis. Am J Gastroenterol. 2026 Jul 1;121(7):1549-1561. doi: 10.14309/ajg.0000000000004047. Epub 2026 Jul 2. PMID: 42390126.
3. Barlowe T, Anderson C, Nichols HB, Salvador AC, Sandler RS, Sandler DP, Peery AF. Diet and Risk for Incident Diverticulitis in Women: A Prospective Cohort Study. Ann Intern Med. 2025 Jun;178(6):788-795. doi: 10.7326/ANNALS-24-03353. Epub 2025 May 6. PMID: 40324196; PMCID: PMC12331370.
4. Strate LL, Keeley BR, Cao Y, Wu K, Giovannucci EL, Chan AT. Western Dietary Pattern Increases, and Prudent Dietary Pattern Decreases, Risk of Incident Diverticulitis in a Prospective Cohort Study. Gastroenterology. 2017 Apr;152(5):1023-1030.e2. doi: 10.1053/j.gastro.2016.12.038. Epub 2017 Jan 5. PMID: 28065788; PMCID: PMC5367955.








