MA L’ HIV E’ UN PROBLEMA RISOLTO?

- Adv -

Secondo le stime dell’OMS tutt’altro che risolto, anzi, siamo ancora molto lontani dagli obiettivi che ci si era prefissati soprattutto in alcune parti del mondo.

Secondo il Prof. Andreoni (presidente della Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali) anche in Italia la situazione anziché migliorare è peggiorata ritornando ai livelli 2018/19 pre-Covid e la cosa preoccupante è che il 60% dei nuovi casi si presenta con infezione avanzata (meno rispondente alle terapie) e si tratta di giovani eterosessuali, il che vuol dire che le nuove generazioni sottovalutano molto il pericolo per ormai la quasi totale assenza di informazione.

A livello mondiale, su un numero stimato di 39,9 milioni di affetti da AIDS, la maggioranza di essi si presenta in Africa anche se per la prima volta nel 2024 (dati UNAIDS), le nuove infezioni si registrano al di fuori dell’Africa sub-sahariana, da sempre “serbatoio” del virus.

Mentre globalmente i continenti che erano più stati interessati dall’infezione mostrano un calo nei contagi (minore comunque a quello auspicato) preoccupa la situazione nell’Europa Orientale e Asia centrale (Russia, Kazakistan, Ucraina, Ubzekistan) dove il numero dei malati risulta in forte incremento, sia per la repressione verso le popolazioni-chiave (persone MSM +144%, sex-workers +78% e loro clienti +109%), costretti a nascondersi e a non denunciare lo stato di malattia per la repressione statale, sia per la mancanza di strutture adeguate che seguano questi pazienti.

In questa area solo il 59% era consapevole dello stato di malattia e solo la metà di essi (circa 1 milione su 2 milioni e cento) riceveva trattamenti retrovirali (eccezion fatta per l’Ucraina che sta svolgendo una importante campagna di sensibilizzazione nonostante la guerra in corso).

E’ ovvio che una situazione come questa a “macchia di leopardo” dove tra l’altro spesso i dati del numero reae di malati viene occultato dalle autorità governative, rende difficile il contenimento dell’infezione ed il raggiungimento degli obiettivi OMS che era quello di porre fine all’AIDS come minaccia per la salute pubblica entro il 2030 (zero morti, zero nuove infezioni, zero discriminazioni e terapie per tutti).

Purtroppo la Pandemia da Coronavirus non solo ha distolto fondi destinati al contenimento dell’HIV ma ha soprattutto distratto l’opinione pubblica dalla percezione del rischio, convinti che ormai l’AIDS sia un problema limitato e gestibile tanto che in Italia, dove viene promossa la PrEP (profilassi pre-esposizione, costituita da un mix di due farmaci antivirali, tenofovir ed emtricitabina), ben il 40% dei malati non è aderente alle prescrizioni terapeutiche e addirittura il 25% sospende autonomamente la terapia preventiva (che impedisce la trasmissione da uomo a uomo).

IL costo totale annuale per la gestione dei malati (terapie e supporto conseguente) sfiora nel nostro paese il miliardo di Euro, pertanto nonostante i nuovi farmaci Long-Acting (LA) che consentono una iniezione intramuscolare ogni due mesi (cabotegravir e ripivirina), l’impegno economico resta notevolissimo.

Sicuramente riorganizzare da una campagna di sensibilizzazione e prevenzione, porterebbe ad un drastico abbassamento del numero dei nuovi contagi (2340 solo nel 2024, ma si calcola un circa 30% di casi sommersi inconsapevoli o non denunciati), oltre che un indubbio risparmio economico nel breve periodo.

Occorre ripartire dalle scuole e dai luoghi di ritrovo sia dei giovani che delle popolazioni-chiave, per denunciare con forza che il virus dell’HIV non è scomparso e rappresenta un rischio ancora mortale per molti.

Prof. Enrico Bernini Carri
Laureato presso l’Università degli Studi di Firenze a pieni voti ha conseguito successivamente la Specializzazione in Malattie Infettive e Tropicali presso l’Università degli Studi di Modena ed è Medico Competente in Medicina del Lavoro. Già Ufficiale medico dell’Esercito Italiano ha prestato servizio come Direttore Sanitario e Comandante dei Corsi di Medicina (Preside di Facoltà) presso l’Accademia Militare di Modena e Centro Selezione dell'Esercito in Bologna, partecipando a diverse missioni estere come “Esperto di Pandemie della NATO”. Attualmente riveste il grado di Generale medico della Riserva. Già Presidente del Centro Europeo della Medicina delle Catastrofi (CEMEC) presso il Consiglio d’Europa, ha fondato ed è Presidente della Associazione Scientifica/Fondazione Scuola Internazionale Medica di Emergenze e Disastri MEDIS. E’ Professore a.c. presso l’Università degli Studi di Modena-Reggio Emilia di Medicina delle Emergenze e Catastrofi (Sc. Spec. di Igiene e Sc. Spec. Di Medicina di Emergenza-Urgenza) e Medico Responsabile Dipartimento della Difesa Civile /Vigili del Fuoco di Modena. E’ Direttore di Redazione della Rivista Scientifica on-line “L’ICOSAEDRO”

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui