L’elaborazione del lutto per i bambini: come accompagnarli delicatamente alla comprensione di una fase inevitabile del ciclo di vita.

Quando i bambini sono piccoli le nostre emozioni di adulti li condizionano più delle parole che proviamo ad esprimere. In sostanza, quando viene a mancare un proprio caro i bambini fanno domande e chiedono spiegazioni.

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Nella nostra cultura, la morte è troppo spesso esorcizzata, se ne parla poco o niente, e spesso siamo proprio noi adulti per primi a bandirla dai discorsi, soprattutto in presenza dei bambini, perché si pensa che l’argomento possa stridere con la spensieratezza tipica dell’infanzia. E anche tra adulti stessi, non si tende molto a parlarne. In questo modo non si prepara un bambino a questo evento di passaggio inevitabile.

Quando i bambini sono piccoli le nostre emozioni di adulti li condizionano più delle parole che proviamo ad esprimere. In sostanza, quando viene a mancare un proprio caro i bambini fanno domande e chiedono spiegazioni. Oltre a calibrare bene quello che è meglio dire e rispondere tenendo sempre in considerazione l’età del bambino, è bene tenere presente che loro saranno molto condizionati da come ci vedranno reagire e comportarci in quei momenti così delicati. Se respireranno un’atmosfera tragica che non ispira continuità di vita, anche se le spiegazioni saranno sagge ed illuminate il messaggio di disperazione prevarrà sulle parole edificanti.

Non esiste un modo univoco e universalmente valido per trattare il tema della morte con i bambini, esiste piuttosto un canale comunicativo specifico per ciascuna famiglia, che solo chi ne fa parte (genitori, nonni, fratelli e sorelle) conosce nel profondo. La nuova realtà va costruita passo dopo passo insieme al bambino, attraverso un percorso che segua i suoi tempi. “Non esiste una comunicazione giusta o sbagliata, esiste la comunicazione giusta in relazione a quel bambino in particolare e a quella specifica situazione”.

Quando una persona cara è affetta da una malattia inguaribile, ad esempio, per tutti i componenti della sua famiglia si prospetta un periodo difficile, durante il quale i bambini sono spesso tenuti all’oscuro di ciò che sta accadendo. In realtà anche i più piccoli devono essere coinvolti in questo processo di cambiamento che un lutto inevitabilmente prevede ed è necessario essere pronti a rispondere a tutte le domande che possono porre sulla morte. Ma quali sono le modalità migliori per spiegare un lutto ai bambini?

Prima di tutto è importante sottolineare che il bambino ha bisogno di verità ed autenticità, perché è in grado di capire tutto ciò che gli accade intorno addirittura prima dell’adulto. Questo perché “sente”, avverte e percepisce ciò che accade all’interno della famiglia e inevitabilmente riconosce un clima di tristezza e dolore. Evitare di spiegare ciò che sta accadendo è controproducente, perché lo induce a darsi delle risposte da solo, il più delle volte sbagliate e molto spesso autocentrate, tanto da arrivare, talvolta, ad attribuirsi la colpa della perdita.

Il modo in cui un bambino elabora l’esperienza del lutto dipende, inoltre, da diversi fattori alcuni soggettivi, come la sua personalità o il legame affettivo che lo lega alla persona morta o che sta per morire, altri oggettivi e che riguardano la fascia di età a cui appartiene.

Fino ai 3 anni i bambini non comprendono il concetto di morte, ma vivono comunque uno stato di confusione dettato dall’agitazione e dalla tristezza che percepiscono attorno a loro. In questi casi l’unica cosa da fare è dimostrare maggiore affetto con coccole, abbracci e continue rassicurazioni.

Dai 3 ai 6 anni i bambini vivono la morte come evento temporaneo e pensano che la persona morta prima o poi tornerà. In questa fase però sono in grado di provare dolore e sofferenza per la perdita e, soprattutto intorno ai 5/6 anni, rivolgono molte domande sul tema della morte, a cui è opportuno dare sempre risposte coerenti e realistiche.

Da 6 a 8 anni la morte diventa un’esperienza più reale e definitiva, i bambini dimostrano interesse verso i rituali come il funerale e la sepoltura, ma non sono in grado di incanalare correttamente le loro emozioni, che possono sfociare in comportamenti aggressivi, frustrazione e rabbia, disorientamento.

Da 8 a 11 anni la morte è interpretata come interruzione delle funzioni vitali, ma ancora i bambini non sanno interpretare ciò che sentono e possono manifestarlo attraverso atteggiamenti regressivi e/o aggressivi verso amici e familiari.

Dopo gli 11 anni, l’elaborazione del lutto è più matura e consapevole, restano tuttavia i problemi legati alla gestione delle emozioni, che d’altronde riguardano anche le persone adulte, e la difficoltà di comunicare i propri stato d’animo in maniera serena e partecipativa.

Ci sono però alcune indicazioni generali per aiutare un bambino ad elaborare il lutto di una persona cara e interpretare la morte come un evento naturale che fa parte del ciclo della vita di tutti noi, in primis:

Educare al tema della morte

I bambini conoscono già il tema della morte, perché ne sentono parlare nei film, nelle canzoni, nelle conversazioni tra i genitori, non di rado hanno già avuto esperienze dirette, ad esempio a seguito della scomparsa di un animale da compagnia. Il problema non è quindi introdurre l’argomento, quanto farlo in maniera sincera. Meglio evitare spiegazioni troppo semplicistiche, che possono creare confusione e paure immotivate. Tacere e censurare la morte fa male. Il bambino (anche se è piccolo) percepisce il dolore negli adulti. Ma spesso gli si impedisce di capire il senso di quel dolore; vede che il famigliare morto non c’è più, ma non gli viene spiegato come mai, né dove sia andato, né perché, né per quanto tempo. Si trova a vivere, direttamente e indirettamente, le emozioni per la perdita, ma sarà costretto a viverle come insensate, giacché attivamente gli si impedisce di riconoscerle, di farsene una ragione, di condividere il dolore, di trovare conforto e consolazione. Gli si impedisce, così facendo, di pensare all’esperienza di perdita che sta vivendo e di attivare le risorse personali e relazionali a sua disposizione per affrontarla e gestirla. Gli si impedisce cioè l’elaborazione del lutto, che, per il benessere psichico, è un’assoluta necessità.

Rassicurare e condividere

Il bambino, al contrario, deve essere aiutato nell’elaborazione del suo lutto. Col linguaggio appropriato all’età, gli si deve dire che la persona cara è morta, spiegandogli che cosa vuol dire morire. Bisogna lasciargli lo spazio per capire, per esprimere ogni emozione (stupore, curiosità, dolore, angoscia, paura, rabbia, senso di colpa, sgomento, senso d’impotenza…), per ogni domanda o pensiero sull’accaduto e sulle sue prospettive future, correggendo le idee errate e confermando la sensatezza delle emozioni.

Ascoltare, più che parlare

I bambini hanno bisogno di sapere che possono esprimersi liberamente con i loro genitori, i quali sono disposti ad ascoltarli e rispondere a tutte le loro domande, senza mai giudicare e reprimere le loro emozioni. In caso di lutto in famiglia, più che parlare bisogna ascoltare e accompagnare.

Un esempio concreto è la partecipazione ai funerali, per la quale in genere sono i genitori a decidere di non portare i bambini; invece la cosa migliore da fare è chiedere loro se hanno voglia di partecipare, per sentirsi parte della famiglia e avere la possibilità di dare un ultimo saluto a chi hanno amato.

L’ Importanza di esprimere i propri sentimenti

Affrontare la morte è difficile anche per i genitori, che a loro volta possono essere legati da relazioni affettive molto forti con la persona che non c’è più. La cosa migliore è far trapelare il proprio dolore anche davanti ai figli, perché questo li autorizza a fare lo stesso: piangere non è segno di fragilità, quanto il sintomo di qualcosa che rende tristi e che può legittimare anche i bambini a fare lo stesso.

Comprendere le reazioni del bambino

I bambini possono esprimere il loro disagio legato alla sofferenza in molti modi differenti: rabbia, aggressività, problemi di alimentazione e di sonno, regressione sono solo alcuni dei sintomi che qualcosa non va. La cosa migliore da fare è non colpevolizzare certi comportamenti, ma cercare di comprenderli e contestualizzarli nella situazione che il bambino sta vivendo, anche con il supporto delle insegnanti e della comunità sociale nel quale è inserito.

Prevedere un sostegno psicologico

Spiegare un lutto ai bambini non è semplice, soprattutto se i genitori per primi hanno difficoltà a elaborare l’evento. Chi ne avverte la necessità può rivolgersi a professionisti psicologi che offrono un adeguato supporto rivolto sia agli adulti che ai bambini.

L’ elaborazione di un lutto è un lavoro mentale lungo in cui cerchiamo di capire bene, anche emotivamente, che cosa ci è capitato, cosa abbiamo perduto, quali aspetti di noi non potranno più realizzarsi e quali dovranno modificarsi; quali prospettive si chiudono e quali rimangono o si aprono. La mancata elaborazione del lutto comporta malessere psichico duraturo e determina pesanti conseguenze sulla salute mentale del soggetto e dei suoi discendenti. A tal proposito, possiamo sicuramente affermare che favorire l’elaborazione del lutto significa fare prevenzione primaria.

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Dott.ssa Ilenia Gregorio
Psicologa abilitata presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II, Pedagogista e Mediatore Familiare Sistemico-Relazionale, ha conseguito la Laurea cum Laude in Scienze Psicopedagogiche all’ Università Suor Orsola Benincasa di Napoli discutendo la Tesi in Psicologia Dinamica sui Meccanismi di difesa e le dinamiche psichiche del paziente oncologico. Ha svolto un tirocinio professionalizzante presso il Dipartimento di Psicologia Oncologica dell’IRCCS Fondazione G. Pascale di Napoli. Ha conseguito, inoltre, una seconda Laurea Magistrale in Psicologia Sociale, dei Servizi e delle Organizzazioni approfondendo la Psicologia dei Processi Cognitivi nelle malattie croniche e neurodegenerative con una Tesi sui Disturbi Cognitivi, Affettivi e Comportamentali nella malattia di Parkinson presso l’Università di Roma. Successivamente ha svolto un ulteriore tirocinio professionalizzante post Lauream presso la Sede di Napoli dell’Accademia di Psicoterapia della Famiglia (RM) “Polo Clinico Centro Studi Kairos” dove è attualmente in formazione. Specializzata in Mediazione Familiare e Consulenza di Coppia ad orientamento Sistemico-Relazionale presso L’ Istituto di Medicina e Psicologia Sistemica di Napoli (IMEPS), inizia nel 2006, la collaborazione in qualità di ricercatrice con l’INT Fondazione Pascale di Napoli che la vede impegnata in Progetti di Ricerca, Educazione e consulenza Socio-Sanitaria nel campo della familiarità dei tumori femminili (Dipartimento di Ginecologia Oncologica). Continua la sua attività di ricerca ed assistenza in ambito psicopedagogico attraverso interventi di Infant Clinical Observation, Ludoterapia e Supporto alle famiglie, occupandosi dal 2008 di problemi psico-educativi in età evolutiva di bambini figli di pazienti oncologici presso il Servizio Ludoteca (Ambulatorio Famiglia) dell’Istituto Nazionale Tumori di Napoli (Dipartimento di Psiconcologia Clinica). Docente e Formatore ha collaborato con la Lega Italiana Lotta ai Tumori- sezione di Napoli- a Progetti di Educazione Socio-Sanitaria e, con la Regione Campania, in Corsi di Formazione Regionali. Relatrice di Convegni e Seminari riguardanti tematiche Psicologiche e Pedagogiche è specializzata, inoltre, nel sostegno di famiglie multiproblematiche e devianti avendo lavorato a programmi di supporto rivolti alle famiglie con forte disagio socio- economico e culturale della II e III Municipalità di Napoli. Dal 2008 esercita la professione di Mediatore Familiare in autonomia e, su richiesta, in collaborazione con Studi giuridici matrimonialisti. Ha collaborato presso il Centro Nutrizione&Benessere della Dott.ssa Silvana Di Martino sito in Casoria in programmi di Educazione Alimentare, Formazione e gestione di spazi di Mediazione Familiare Sistemica. E’ attualmente impegnata nella S.C. di Epidemiologia e Biostatistica dell’Istituto Tumori di Napoli in attività connesse all’ Emergenza SARS CoV-2.

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