Deficit mnesici nella Malattia di Parkinson

Il processo mnestico si configura come un percorso dinamico di ricostruzione e connessione di rappresentazioni, piuttosto che come un semplice "immagazzinamento" di dati in uno spazio mentale statico.

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La memoria è la capacità del cervello di conservare informazioni, ovvero quella funzione psichica volta all’assimilazione, alla ritenzione e al richiamo, sotto forma di ricordo, di informazioni apprese durante l’esperienza o per via sensoriale. I processi mnemonici fondamentali sono di tre tipi:

Acquisizione e codificazione: ricezione dello stimolo e traduzione in rappresentazione interna stabile e registrabile in memoria. Lavoro di categorizzazione ed etichettatura legato agli schemi e alle categorie preesistenti.

Ritenzione ed immagazzinamento: stabilizzazione dell’informazione in memoria e ritenzione dell’informazione stessa per un determinato lasso di tempo.

Recupero: riemersione a livello della consapevolezza dell’informazione precedentemente archiviata, mediante “richiamo” (recupero mnestico diretto, senza stimoli di facilitazione) o “riconoscimento” (procedura cognitivamente più semplice, in cui il recupero è mediato da uno stimolo associativo, per cui è sufficiente riconoscere l’elemento precedentemente codificato, presente all’interno di una serie di stimoli proposti).

Si possono classificare i tipi di memoria in base ad almeno due criteri:

La persistenza del ricordo.

Il tipo di informazioni memorizzate.

Il processo mnestico, influenzato da fattori emotivi ed affettivi oltre che da elementi riguardanti il tipo di informazione da ricordare, si configura come un percorso dinamico di ricostruzione e connessione di rappresentazioni, piuttosto che come un semplice “immagazzinamento” di dati in uno spazio mentale statico.

Il più diffuso criterio di classificazione della memoria si basa sulla durata della ritenzione del ricordo, identificando tre tipi distinti di memoria: la memoria sensoriale, la memoria a breve termine, e la memoria a lungo termine.

Si parla di memoria sensoriale quando si è in presenza di un processo in grado di memorizzare informazioni sensoriali (uditive, visive, tattili, olfattive, gustative) per la durata di pochi secondi o millisecondi.

È possibile dimostrare empiricamente l’esistenza di magazzini di memoria sensoriale come:

l’after images (visiva);

la visual persistence (visiva);

la memoria iconica (visiva);

la memoria ecoica (uditiva).

Alcune delle informazioni contenute nella memoria sensoriale, possono passare, opportunamente codificate, nella memoria a breve termine, che può conservarle fino a pochi minuti. Alcune delle informazioni contenute nella memoria a breve termine, possono passare nella memoria a lungo termine, che può conservarle per giorni oppure tutta la vita.

La teoria prevalente sostiene che la memoria sensoriale e la memoria a breve termine si realizzino tramite modifiche transitorie nella comunicazione neuronale, mentre la memoria a lungo termine si realizzi tramite modifiche più stabili nella struttura neuronale.

La memoria a breve termine (o Short-Term Memory) viene classicamente suddivisa nei seguenti sottotipi funzionali:

1. la memoria di lavoro (in inglese Working Memory, o WM), che contiene informazioni che vengono tenute in mente per uno scopo.

2. la memoria iconica, una tipologia di memoria sensoriale che viene sperimentata quando uno stimolo visivo, pur essendo terminato, continua a persistere per qualche istante.

3. la memoria ecoica una tipologia di memoria sensoriale che viene sperimentata quando uno stimolo uditivo, pur essendo terminato, persiste per qualche istante.[4]

Il concetto di “memoria di lavoro è stato introdotto da Baddeley ed Hitch, essa secondo questo modello risulta essere composta da tre componenti funzionali:

  • l’Esecutivo centrale”, che ha molte affinità funzionali con i processi attentivi, e che coordina la gestione delle richieste cognitive;

  • il “Loop fono-articolatorio”, o circuito articolatorio, che contiene le informazioni in una forma fonologica, basata sul discorso verbale;

  • il “Taccuino visuo-spaziale”, o visuo-spatial sketchpad, che è specializzato nella codifica visuale o spaziale delle informazioni.

La memoria a lungo termine (MLT), o Long-Term Memory è definibile come la memoria del passato psicologico (James 1890), perché si occupa dell’informazione che non è in corso d’elaborazione. Vi sono conservati ricordi ed esperienze, immagazzinati non come copia esatta della realtà, ma come rielaborazioni e interpretazioni della stessa. La memoria a lungo termine non ha capacità limitate come la memoria di lavoro e può essere scomposta in più sottocomponenti tra cui: la memoria episodica, la memoria procedurale e quella semantica (Tulving 1972). Viene classicamente suddivisa nei seguenti sottotipi funzionali:

1. memoria semantica: memoria legata alla comprensione del linguaggio; si riferisce ai significati delle parole e dei concetti;

2. memoria episodica: memoria relativa agli eventi (ad es., la memoria episodica autobiografica è relativa agli eventi della nostra vita);

3. memoria procedurale: memoria relativa alle azioni e procedure per eseguire comportamenti complessi.

Nella malattia di Parkinson i disordini della memoria, sono in genere relativamente poco severi e si manifestano soprattutto nella rievocazione libera di ricordi remoti, mentre migliore è la capacità di richiamo attraverso il riconoscimento, in presenza di qualche elemento esterno che faciliti la ricerca del materiale da rievocare.

Ciò avviene in quanto nei parkinsoniani non si verifica una perdita delle tracce mnesiche e dei ricordi immagazzinati, ma una difficoltà ad elaborare e mettere in atto spontaneamente le strategie adeguate per accedere a tali ricordi. Anche l’apprendimento di nuovo materiale, comunque, appare compromesso, in parte a causa di una carenza di attenzione e in parte per la mancanza di un’efficiente strategia di immagazzinamento del materiale (Sella et al, 2004). In particolare, se viene introdotto un compito interferente con il primo, si nota una prestazione inferiore da parte dei pazienti con MP ed è stato dimostrato che i pazienti parkinsoniani mostrano prestazioni deficitarie ad un compito non verbale messo a punto per l’indagine della memoria di lavoro (Panisset et al, 1994), anche se tale deficit appare più propriamente attribuibile ad un problema legato alle funzioni esecutive.

È inoltre da rilevare che la complessiva conservazione della capacità di automonitoraggio delle proprie risorse motorie e cognitive, salvo la presenza di fenomeni psicopatologici gravi, fa dei soggetti con Malattia di Parkinson individui particolarmente consapevoli e orientati e ciò consente generalmente una buona compliance a livello di indagine testistica e di metodica riabilitativa.

Memoria verbale

La memoria a breve termine verbale nella MP appare collocarsi nella norma se testata attraverso la ripetizione, dopo 15 secondi, di trigrammi composti da tre consonanti, mentre la prestazione risulta peggiore rispetto a quella di soggetti di controllo dopo I’ aggiunta di un compito interferente, denotando un problema specifico di memoria di lavoro (Sullivan et al,1993). Per quanto riguarda la memoria verbale, il richiamo a breve termine di liste di parole o di racconti è considerato alterato (Brown & Marsden, 1988; Massman et al, 1990; Taylor et al,1986; Tweedy et al, 1982). Il richiamo di materiale non correlato internamente è tipicamente danneggiato nella MP e la rievocazione si caratterizza per un elevato numero di intrusioni semantiche o fonologiche (Kramer et al, 1989). Se aiutati per mezzo di suggerimenti (cue) per il recupero, i pazienti affetti da MP tendono a migliorare la propria prestazione mnesica e a collocarsi entro i limiti della norma; inoltre, appaiono beneficiare di mnemotecniche quali la categorizzazione degli stimoli, anche se non sono portati ad utilizzare tali tecniche (Brown & Marsden, 1988; Vriezen & Moscovitch, 1990). Un malfunzionamento dei gangli della base sembra infatti provocare una limitazione nell’uso spontaneo di cue nei processi di apprendimento dei parkinsoniani (Shohamy et al, 2004). Il fatto di dover rispettare un ordine sequenziale di rievocazione comporta un’ulteriore difficoltà nell’abilità di apprendimento di questi pazienti (Vriezen & Moscovitch, 1990; Weingartner et al, 1984).

Memoria visuo-spaziale

Nonostante i pazienti affetti da MP mostrino una prestazione spesso alterata quando sono richiesti di effettuare una risposta motoria in seguito ad un apprendimento visuo-spaziale, l’apprendimento visivo di per sé appare conservato se testato attraverso un compito di riconoscimento (Flowers et al, 1984; Vriezen & Moscovitch, 1990). Un richiamo a breve termine deficitario è stato descritto per materiale presentato visivamente (Sullivan & Sagar, 1988); tuttavia, a differenza di quanto constatato per la memoria verbale, un compito interferente non danneggia la prestazione in un compito di memoria a breve termine relativo all’apprendimento di una sequenza di tre cubi al Test di Corsi; ma, quando il tempo che intercorre tra la presentazione e la rievocazione differita, non viene riempito con un’attività distraente, sia i pazienti che i controlli commettono più errori: in particolare, i pazienti con MP commettono più errori dei controlli dopo quindici secondi dalla presentazione, ma non dopo 3 o 9 secondi (Sullivan et al, 1993).

Memoria procedurale e implicita

Infine, un caratteristico deficit di memoria presente nei parkinsoniani consiste nel disturbo della memoria “procedurale”, il particolare tipo di memoria implicita che conserva ed attiva la procedura necessaria per lo svolgimento di prestazioni, motorie o cognitive, più o meno complesse. Saint-Cyr e colleghi (1988) hanno descritto un deficit di apprendimento procedurale in pazienti affetti da MP, che pure esprimevano abilità nella norma di rievocazione volontaria e di riconoscimento in compiti di memoria dichiarativa. Harrington e colleghi (1990) hanno invece somministrato a pazienti affetti da MP senza demenza due compiti di apprendimento procedurale, uno di inseguimento di un movimento rotatorio e uno di lettura allo specchio, associati a un compito di apprendimento verbale come misura della memoria dichiarativa. Solo i pazienti con la sintomatologia più avanzata mostravano un deficit di acquisizione in un compito di apprendimento procedurale (l’inseguimento del movimento rotatorio), deficit che non può essere attribuito né ad un declino cognitivo generalizzato né ad un problema motorio. Altri autori (Heindel et al, 1989) hanno confermato l’esistenza, ma solo nei pazienti affetti da demenza associata a MP e non nei soggetti con MP senza demenza, di un deficit nell’apprendimento dell’inseguimento di uno stimolo motorio in rotazione e in un altro test di memoria implicita, il priming lessicale.

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Dott.ssa Ilenia Gregorio
Psicopedagogista, Educatrice e Mediatore Familiare Sistemico-Relazionale, ha conseguito la Laurea cum Laude in Scienze Psicopedagogiche all’ Università Suor Orsola Benincasa di Napoli discutendo la Tesi in Psicologia Dinamica sui Meccanismi di difesa e le dinamiche psichiche del paziente oncologico, dopo un tirocinio professionalizzante espletato presso il Dipartimento di Psicologia Oncologica dell’IRCCS Fondazione G. Pascale di Napoli. Ha conseguito, inoltre, una seconda Laurea Magistrale in Psicologia Sociale, dei Servizi e delle Organizzazioni approfondendo la Psicologia dei Processi Cognitivi nelle malattie croniche e neurodegenerative, discutendo la Tesi sui Disturbi Cognitivi, Affettivi e Comportamentali nella malattia di Parkinson presso l’Università di Roma. Specializzata in Mediazione Familiare e Consulenza di Coppia ad orientamento Sistemico-Relazionale presso L’ Istituto di Medicina e Psicologia Sistemica di Napoli (IMEPS), inizia nel 2006, la collaborazione in qualità di ricercatrice con l’INT Fondazione Pascale di Napoli che la vede impegnata in Progetti di Ricerca, Educazione e consulenza Socio-Sanitaria nel campo della familiarità dei tumori femminili (Dipartimento di Ginecologia Oncologica). Continua la sua attività di ricerca ed assistenza in ambito psicopedagogico attraverso interventi di Infant Clinical Observation, Ludoterapia e Supporto alle famiglie, occupandosi dal 2008 di problemi psico-educativi in età evolutiva di bambini figli di pazienti oncologici presso il Servizio Ludoteca (Ambulatorio Famiglia) dell’Istituto Nazionale Tumori di Napoli (Dipartimento di Psiconcologia Clinica). Docente e Formatore ha collaborato con la Lega Italiana Lotta ai Tumori- sezione di Napoli- a Progetti di Educazione Socio-Sanitaria e, con la Regione Campania, in Corsi di Formazione Regionali. Relatrice di Convegni e Seminari riguardanti tematiche Psicologiche e Pedagogiche è specializzata, inoltre, nel sostegno di famiglie multiproblematiche e devianti avendo lavorato a programmi di supporto rivolti alle famiglie con forte disagio socio- economico e culturale della II e III Municipalità di Napoli. Dal 2008 esercita la professione di Mediatore Familiare in autonomia e, su richiesta, in collaborazione con Studi giuridici matrimonialisti. Ha collaborato presso il Centro Nutrizione&Benessere della Dott.ssa Silvana Di Martino sito in Casoria in programmi di Educazione Alimentare, Formazione e gestione di spazi di Mediazione Familiare Sistemica. E’ attualmente impegnata nella S.C. di Epidemiologia e Biostatistica dell’ Istituto Tumori di Napoli in attività connesse all’ Emergenza SARS CoV-2.

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