La riabilitazione dell’incontinenza urinaria e della disfunzione erettile post-prostatectomia (prima parte)

La neoplasia prostatica è la forma di cancro più comune nel maschio ultrasessantenne, anche se la diagnosi sempre più precoce determina spesso l’indicazione alla chirurgia radicale fin dalla quinta decade di età.

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La neoplasia prostatica è la forma di cancro più comune nel maschio ultrasessantenne, anche se la diagnosi sempre più precoce determina spesso l’indicazione alla chirurgia radicale fin dalla quinta decade di età.
La possibile insorgenza di incontinenza urinaria e di deficit della funzione erettile preoccupano comprensibilmente l’uomo rispetto alla possibilità di ritornare il prima possibile al lavoro e alla vita normale.
Il trattamento riabilitativo precoce si associa a una ripresa a sua volta più precoce della continenza urinaria e dell’attività sessuale.
Si tratta di un percorso personalizzato che ha come obiettivo il potenziamento del pavimento pelvico, cioè di quei muscoli che chiudono la cavità addominale verso il basso, affinché la loro contrazione sia in grado di fermare il passaggio di urina.
Nei casi meno gravi la continenza può essere recuperata entro qualche mese dall’ intervento, mentre in quelli più complessi, quando la lesione chirurgica è più estesa, si protrae più a lungo.
La presa in carico riabilitativa preoperatoria della persona che deve essere sottoposta a prostatectomia radicale sembra essere efficace nel determinare una più favorevole evoluzione dell’incontinenza urinaria postchirurgica.
La buona riuscita del trattamento, che ha benefici anche sulla funzione erettile, dipende anche dalla motivazione del paziente, chiamato a effettuare un programma di esercizi a casa e non in presenza dello specialista. Se li ripete con la frequenza consigliata, almeno due volte al giorno, il movimento viene automatizzato e i benefici non tardano ad arrivare.
La riabilitazione può essere abbinata all’attività sportiva. Vanno benissimo il nuoto o una camminata all’aperto o sul tapis roulant. Per la corsa sostenuta e le passeggiate in bicicletta, invece, è meglio aspettare un paio di mesi. Vale comunque sempre un consiglio: nel momento in cui l’attività fisica comporta una perdita di urina, non va ripetuta fino all’avvenuta guarigione.
A 12 mesi dall’intervento circa il 90% dei pazienti ha una ripresa completa della continenza urinaria. Tuttavia la percentuale dipende in modo significativo da tre fattori : 1. Come viene eseguito l’intervento;
2. Età del paziente e condizioni fisiche generali (in particolare presenza o meno di disturbi urinari prima dell’ intervento e livello di sovrappeso corporeo);
3. Stadio della malattia prostatica.
La ripresa completa della erezione peniena nei pazienti con funzione sessuale perfetta prima dell’ intervento avviene entro 12 mesi dall’ intervento in circa il 70 % dei pazienti. Questa percentuale dipende in modo significativo da tre fattori:
1. Come viene eseguito l’intervento;
2. Età del paziente;
3. Eventuali fattori di rischio per disfunzione erettile presenti prima dell’intervento (ad es. pressione alta, obesità, diabete mellito, fumo di sigaretta).
(fine prima parte)

Fisioterapista – Consulente Sessuale. Ha terminato gli studi di Fisioterapia presso l’Università di Bologna nel 1992, ha conseguito la laurea in Psicologia presso l’Università di Cesena nel 2006. Specializzata in Riabilitazione Pelvi-Perineale da oltre 10 anni si occupa della valutazione e del trattamento delle disfunzioni sia uro-ginecologiche che colonproctologiche nell’uomo, nella donna e nel bambino. Nel 2018 ha portato a termine il corso per Consulente sessuale presso AISPA Milano. Collabora, in regime di libera professione, presso vari poliambulatori della provincia di Rimini.

2 Commenti

  1. Nel caso di k prostatico la chirurgia è imprescindibile. Tuttavia se l’intervento è ben effettuato non vi sono sostanziali effetti collaterali. La chirurgia robotica è un’altra scelta che preserva ancora maggiormente da effetti collaterali postoperatori. Come ultima possibilità esiste la radioterapia soprattutto nella sua accezione brachiterapica. Si ricorda poi che una costante attività fisica come la camminata veloce aiuta in grande misura il recupero funzionale della muscolatura pelvica e quindi di eventuali disturbi accessori.

    • Che la chirurgia sia imprescindibile in caso di K prostatico è certo, ed è vero che la camminata veloce attiva la muscolatura del pavimento pelvico, ma spesso dopo l’intervento camminare o anche semplicemente alzarsi da una sedia può essere causa di importanti perdite di urina. Per questo la riabilitazione può essere un valido aiuto per recuperare la continenza nel più breve tempo possibile.

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