Quando la paura entra nella quotidianità: psicologia dell’incertezza e della scarsità

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La possibilità di rimanere senza carburante, le difficoltà nell’approvvigionamento alimentare e le notizie di scioperi e blocchi logistici possono generare un senso di insicurezza che va oltre il problema materiale. Perché, quando il futuro diventa imprevedibile, la paura può trasformarsi in un fenomeno collettivo?

Quando viene meno il senso di sicurezza

La quotidianità si fonda su una serie di certezze spesso invisibili: poter fare la spesa, raggiungere il luogo di lavoro, spostarsi liberamente e garantire alla propria famiglia ciò di cui ha bisogno. Quando queste possibilità vengono percepite come minacciate, anche le attività più ordinarie possono diventare fonte di preoccupazione.

Le proteste e le difficoltà di approvvigionamento segnalate in alcune aree del Mezzogiorno nell’ottobre 2026 rappresentano un contesto nel quale interrogarsi non soltanto sulle conseguenze materiali degli eventi, ma anche sul loro impatto psicologico. Il punto centrale è che non è necessario che una situazione di emergenza si realizzi pienamente perché inizi a produrre effetti emotivi e comportamentali. Talvolta, è sufficiente la possibilità che qualcosa di essenziale venga a mancare.

L’incertezza e l’anticipazione del pericolo

Dal punto di vista psicologico, l’incertezza rappresenta una condizione particolarmente difficile da gestire. La mente cerca continuamente di prevedere ciò che accadrà per prepararsi agli eventi e mantenere un senso di controllo. Quando le informazioni sono incomplete o contraddittorie, possono emergere pensieri anticipatori: E se il carburante finisse? E se non riuscissi a fare la spesa? Come potrei proteggere la mia famiglia?

Queste preoccupazioni non sono necessariamente patologiche: possono costituire risposte comprensibili a una situazione percepita come minacciosa. Tuttavia, quando diventano persistenti, possono alimentare uno stato di allerta, favorire la ricerca continua di notizie e rendere più difficile distinguere tra un rischio concreto e uno scenario temuto.

La paura, infatti, non dipende soltanto da ciò che accade, ma anche da come interpretiamo la probabilità del pericolo e la nostra capacità di affrontarlo.

La psicologia della scarsità: perché facciamo scorte?

Quando una risorsa viene percepita come limitata, il suo valore psicologico aumenta. Acquistare più cibo del necessario o fare rifornimento in anticipo può diventare un tentativo di recuperare una sensazione di controllo. Il comportamento può seguire un circuito preciso: una notizia allarmante genera preoccupazione, la preoccupazione induce ad accumulare risorse e l’osservazione degli acquisti altrui rafforza la convinzione che il pericolo sia imminente. In questo modo, le reazioni individuali possono contribuire ad amplificare la percezione di una carenza e, in determinate condizioni, aggravare le difficoltà di disponibilità. Non ogni forma di preparazione è irrazionale: organizzarsi in modo proporzionato alle proprie necessità può essere utile. La criticità emerge quando le decisioni sono guidate prevalentemente dall’urgenza emotiva anziché da informazioni verificate.

Dalla paura individuale all’ansia collettiva

La paura è anche un fenomeno relazionale. Quando non disponiamo di informazioni sufficienti, osserviamo il comportamento degli altri per capire quanto sia grave una situazione. Una fila davanti a un distributore, una fotografia di scaffali vuoti o una testimonianza condivisa sui social network possono essere interpretate come segnali di un pericolo generalizzato, anche quando descrivono episodi circoscritti. La ripetizione delle stesse immagini può rafforzare questa impressione, alimentando un circuito in cui la preoccupazione individuale diventa allarme collettivo e l’allarme collettivo influenza ulteriormente le scelte individuali.

È fondamentale, quindi, distinguere tra criticità effettivamente documentate e amplificazione percettiva del rischio. Le due dimensioni possono coesistere: riconoscere il ruolo della paura non significa negare la realtà delle difficoltà materiali.

Il Sud Italia e la vulnerabilità della vita quotidiana

Quando le difficoltà logistiche coinvolgono territori nei quali gli spostamenti e la distribuzione delle merci dipendono fortemente dal trasporto su strada, le conseguenze possono estendersi alla vita lavorativa, familiare ed economica. La preoccupazione può riguardare non soltanto la disponibilità immediata di beni essenziali, ma anche l’impossibilità di programmare il futuro: raggiungere il lavoro, assistere un familiare o sostenere le spese quotidiane. Questa vulnerabilità non riguarda tutte le persone nello stesso modo. Le risorse economiche, la distanza dai servizi, le responsabilità di cura e la presenza di reti di supporto possono modificare profondamente l’esperienza della crisi. La questione psicologica, pertanto, non è soltanto quanto una persona abbia paura, ma anche quali risorse concrete possieda per affrontare ciò che teme.

Quando l’insicurezza entra nelle relazioni

Le situazioni di instabilità possono influenzare anche gli equilibri familiari. Di fronte alla stessa minaccia, una persona può cercare di controllare continuamente le informazioni, un’altra può fare scorte e un’altra ancora può minimizzare il problema per ridurre l’ansia.

Queste reazioni possono generare conflitti: chi cerca di prepararsi può apparire allarmista, mentre chi ridimensiona il rischio può essere percepito come poco responsabile. In una prospettiva sistemico-relazionale, è utile considerare tali comportamenti come possibili modalità, differenti tra loro, di gestire una comune sensazione di vulnerabilità. La comunicazione diventa quindi fondamentale. Piuttosto che contrapporre interpretazioni diverse, può essere utile chiedersi: «Che cosa ci preoccupa maggiormente e che cosa possiamo fare concretamente, insieme, per affrontare questa situazione?» Condividere le preoccupazioni e costruire strategie realistiche può contribuire a ristabilire un senso di coesione e sicurezza.

Recuperare il controllo senza negare il rischio

Affrontare l’incertezza non significa convincersi che non accadrà nulla, ma imparare a distinguere ciò che sappiamo da ciò che temiamo. Verificare le fonti, limitare il controllo compulsivo delle notizie, pianificare sulla base delle necessità reali e mantenere le relazioni di supporto sono strategie che possono aiutare a contenere l’allarme. Non possiamo controllare ogni evento esterno, ma possiamo individuare le informazioni attendibili, organizzare gli impegni essenziali e riconoscere le risorse disponibili. Questa distinzione consente di spostarsi da una domanda che alimenta l’impotenza — «E se tutto andasse male?» — a una più funzionale: «Che cosa posso fare, concretamente, con le informazioni che ho oggi?»

Le situazioni di instabilità mettono alla prova il nostro bisogno di prevedibilità, continuità e protezione. Quando vengono minacciate risorse essenziali, non è soltanto la quotidianità a essere coinvolta, ma anche la fiducia nel futuro e la percezione di poter proteggere sé stessi e i propri cari. La paura è una risposta umana comprensibile: può aiutarci a riconoscere un rischio, ma può anche portarci a sovrastimarlo e a reagire sulla base delle preoccupazioni altrui. La sfida psicologica non consiste nell’eliminare la paura, bensì nell’impedire che diventi l’unico criterio attraverso cui interpretiamo la realtà. La resilienza non significa essere immuni dall’insicurezza. Significa riuscire ad attraversare l’incertezza senza perdere la capacità di pensare, scegliere e restare in relazione con gli altri. In tempi di crisi, il benessere psicologico dipende anche dalla possibilità di distinguere ciò che temiamo da ciò che sappiamo, e ciò che non possiamo controllare da ciò che possiamo ancora fare. Diamo spazio quindi, anche alla paura fisiologica se diventa funzionale; paura come segnale ma non come previsione.

Dott.ssa Ilenia Gregorio
Psicologa Sociale iscritta all’Ordine degli Psicologi della Regione Campania N. 9622, Psicopedagogista Clinica, Mediatore Familiare Sistemico, Psicoterapeuta Sistemico-Relazionale (Polo Clinico Centro Studi Kairos sede di Napoli dell’Accademia di Psicoterapia della Famiglia di Roma). Ha conseguito la Laurea cum Laude a ciclo unico in Scienze Psicopedagogiche presso l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli discutendo la Tesi in Psicologia Dinamica sui Meccanismi di difesa e le dinamiche psichiche del paziente oncologico. Ha conseguito, inoltre, una seconda Laurea Magistrale in Psicologia Sociale, dei Servizi e delle Organizzazioni approfondendo la Psicologia dei Processi Cognitivi nelle malattie croniche e neurodegenerative con una Tesi sui Disturbi Cognitivi, Affettivi e Comportamentali nella malattia di Parkinson presso l’Università di Roma. Impegnata da anni nel campo della ricerca e del sostegno psicologico e psicopedagogico in oncologia e nelle malattie neurodegenerative inizia nel 2006, la collaborazione in qualità di ricercatrice e supporto alla ricerca con l’INT Fondazione Pascale di Napoli nel Dipartimento di Ginecologia Oncologica e di Psiconcologia che la vede impegnata ancora oggi in Progetti di Ricerca, psico-educazione, sostegno psicologico alle famiglie con patologia oncologica, e psicoterapia occupandosi sia di pazienti pediatrici che di pazienti adulti. Esperta in Infant Observation e Play Therapy, Docente e Formatore ha collaborato con la Lega Italiana Lotta ai Tumori (sezione di Napoli), con la Regione Campania e con enti pubblici e privati in Progetti di educazione Socio-Sanitaria, Counseling psicologico e corsi di formazione regionali. Relatrice in diversi Convegni e Seminari riguardanti tematiche Psicologiche e Pedagogiche è specializzata, inoltre, nel sostegno di famiglie multiproblematiche e devianti avendo lavorato con nuclei familiari a rischio e con forte disagio socio- economico e culturale della II e III Municipalità di Napoli. E’stata ospite in diverse trasmissioni televisive e radiofoniche trattando tematiche psicologiche, pedagogiche e di salute e benessere. Ha lavorato in Progetti nel campo delle disabilità ed ha coadiuvato programmi di Psicologia della Nutrizione ed Educazione Alimentare nelle scuole e in centri privati. Pubblicista e autrice e di Articoli per diverse testate mediche on line è stata impegnata nella S.C. di Epidemiologia e Biostatistica dell’Istituto Tumori di Napoli in attività connesse all’ Emergenza SARS CoV-2. Attualmente lavora come Psiconcologa presso la U.O.C. di Radioterapia dell’INT di Napoli “Fondazione G. Pascale” con pazienti pediatrici e pazienti adulti in trattamento radioterapico.

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