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Povertà sanitaria e pandemia: determinanti sociali o concause della rinuncia alla cura
Tutto ciò che prima della pandemia aveva una logica seppur con infinite criticità, assume limiti imponenti con il diffondersi della stessa
Tutto ciò che prima della pandemia aveva una logica seppur con infinite criticità, assume limiti imponenti con il diffondersi della stessa
mo vigili ed impotenti alle conseguenze di una pandemia dagli effetti devastanti. Analizziamo insieme alcuni aspetti degni di nota, afferma il prof Filippo Fordellone nell’ approfondimento settimanale per #TAGmedicina. La crisi economica del terzo millennio ha fortemente condizionato il rapporto tra erogazione e fruizione delle prestazioni sanitarie, vanno ovviamente sottolineate alcune criticità, ricorrenti, quali le liste d’attesa, la carenza di personale, l’incremento della richiesta di prestazioni legata ai flussi migratori, ma non dimentichiamo l’emergenza pandemica che ha sconvolto la semplice, normale quotidianità. Tutto ciò che prima della pandemia aveva una logica seppur con infinite criticità, assume limiti imponenti con il diffondersi della stessa. Immaginiamo a quante aspettative disattese per via dello stato di emergenza, ove la normale erogazione delle terapie ha necessariamente subito in alcuni casi un rallentamento, in tanti altri l’esclusione dal piano di cura, se pur con ragioni definite e legate al contenimento dell’emergenza in atto. Viene spontaneo domandarsi se la rinuncia alle cure dovuta alla crisi economica prima e l’accentuazione della stessa con l’avvento del covid poi, possano o debbano essere identificati come determinanti sociali impattanti sulla salute dell’individuo. Credo sia giusto riconoscere nell’emergenza pandemica un fattore importante che ha ulteriormente limitato la regolare fruizione. Del resto già da tempo la crisi economica aveva segnato il tempo in termini di stop naturale alle cure, che gradualmente ma necessariamente sono divenute occasionali e per necessità o addirittura rare, sempreché si sia avuta la sostenibilità economica per coprire il costo del ticket richiesto. Potremmo disquisire a lungo su un qualcosa che seppur poco attenzionato, rappresenta una criticità presente e lo sarà per il futuro se non si interviene ulteriormente con delle politiche sanitarie specifiche a sostegno della collettività bisognosa. Mi preme sottolineare che la sanità non è un costo ma un investimento il cui rendimento si chiama salute. Tutto ciò che trascuriamo oggi in termini di tutela, forse domani sarà ancora recuperabile!