I benefici dell’interazione tra bambini e animali

Di norma è preferibile prendere un animale domestico dopo la nascita del bambino e quando quest’ultimo ha già raggiunto un’età adeguata, di solito intorno ai 4 anni.

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Osservando come i bambini sono interessati e si entusiasmano alla presenza degli animali – non è un caso se le fiabe, i giocattoli, i cartoni abbiano tutti un tema zoomorfo – dobbiamo ammettere che non è azzardato ipotizzare una importante capacità attrattiva esercitata dalle altre specie sui più piccoli. Questa propensione non riguarda solo i bambini, ma è in loro che si manifesta con più immediatezza e con maggiore chiarezza, in altre parole, con forza ed autenticità. Gli animali si espongono allo sguardo dei bambini attraverso un “essere in movimento” autonomo e riferito al contesto, un interfacciarsi continuo al flusso delle occorrenze, disegnando atteggiamenti o stati emozionali-motivazionali e definendo campi d’interattività con il bambino stesso. L’animalità è riconoscibile in questo esporsi al mondo ed esprimere relazioni: l’animale ti cerca, ti segue, t’invita, ti sfugge, vale a dire si rapporta al bambino rendendolo protagonista.

A questo si deve aggiungere la somiglianza rispetto a determinati bisogni o desideri: nell’animale ci si riconosce, si ritrovano esplicitate le proprie disposizioni, si leggono anche quegli atteggiamenti difficili da figurare e perciò li si comprende. Sotto tale profilo possiamo dire che gli eterospecifici, per quanto differenti, sono implicitamente dotati di senso. Il bambino si specchia nell’alterità animale, sia da un punto immedesimativo sia dialogico-mimetico.

Se è vero che nell’animale il bambino riscopre se stesso – perché riconosce in lui predicati condivisi e si sente parte di un confronto di azioni reciprocate – è altrettanto vero che nell’interpretazione dell’animale, nel gioco imitativo ma, più correttamente, rappresentazionale (il fingersi pesce, tartaruga, cane, pappagallo, etc.), il bambino sperimenta le proprie possibilità cinestesiche e va alla ricerca di possibilità espressive.

Crescere con un animale ha molti effetti benefici sullo sviluppo psichico e sociale del bambino. Adottare un cane o un gatto, soprattutto se cucciolo, aiuta i bambini a vivere un’esperienza umana incredibile, perché la comunicazione e la relazione con l’animale sono assolutamente uniche. Molti sono i vantaggi che derivano da questa relazione: l’empowerment del senso di responsabilità nel bambino, che deve occuparsi direttamente di un altro essere vivente, considerare le sue esigenze e le sue abitudini; incoraggia, inoltre, nel bambino l’attitudine al gioco fisico, in particolare con il cane, a cui piace giocare, saltare e rincorrere oggetti e persone. La giocosità del cane diventa una forma di allenamento fisico e sensoriale, molto simile al gioco tra bambini piccoli; ancora, sviluppa la comunicazione non verbale, fatta di gesti e suoni. Il bambino impara a riconoscere il linguaggio dell’animale, e sperimenta a sua volta una comunicazione fatta di coccole e abbracci, ideale per i bambini piccoli nei quali il linguaggio non si è ancora sviluppato pienamente. Per i più grandi, li mantiene in contatto con questa fase pre-verbale, quando gli sguardi e le risate dicono più delle parole. Tale interazione stimola, indubbiamente, una visione sociale della vita, proponendo ai bambini la diversità e l’unicità come valori. Il bambino impara a rispettare l’altro, si identifica con il cucciolo e lo protegge. Inoltre si sente amato e protetto dall’animale stesso, che dimostra sempre, a modo proprio, l’affettività e la vicinanza emotiva al piccolo. Altra cosa importantissima: riduce lo stress. E’ comprovato che accarezzare e coccolare il proprio animale abbassa la pressione sanguigna e riduce la tensione muscolare. Un ulteriore importante beneficio è sicuramente la crescita emotiva. Per un bambino un cane o un gatto rappresentano una proiezione di sé. In questo modo egli può introiettare e comprendere più profondamente cose e situazioni, riuscendo ad esprimere meglio le proprie emozioni.

Indaghiamo ancora i molteplici effetti benefici di questo meraviglioso rapporto. La relazione bambino e animale:

  • Ha un grande potere educativo

Insegna valori come tolleranza, diversità, pazienza e rispetto.

  • Stimola il sistema immunitario e protegge dalle allergie

Crescere in presenza di un animale domestico riduce la possibilità di sviluppare atopie. Inoltre anche in presenza di patologie accelera il processo di recupero e aiuta le difese dell’organismo abbreviando la convalescenza.

  • Allena l’empatia

Grazie alla comunicazione non verbale il piccolo impara ad interpretare gli stati d’animo anche senza bisogno di parole, diventando più sensibile verso le emozioni degli altri e più aperto al dare e ricevere affetto.

  • Combatte l’obesità

La compagnia di un animale domestico implica automaticamente un’attivazione sia mentale che fisica.

  • Abitua all’interazione sociale

Negli individui più introversi la vicinanza di un amico a 4 zampe è un notevole aiuto per superare la propria timidezza.

  • Incoraggia lo sviluppo verbale

Sebbene un cane o un gatto o un qualsiasi altro animale domestico non siano in grado di parlare, il bambino comunica con loro attraverso un dialogo continuo, esercitando questo tipo di abilità in modo naturale e spontaneo. Il “dialogo” con l’animale rappresenta, quindi, una palestra logopedica spontanea che vede nella comprensione da parte dell’animale un forte rinforzo positivo.

Che il rapporto con gli animali porti benefici all’uomo è dimostrato e confermato dal progressivo ricorso alla pet-therapy. L’animale molte volte è una “leva motivazionale” importante per un bambino: operare insieme al cucciolo significa giocare con lui. È compito dello specialista utilizzare questa motivazione per un dettagliato e rigoroso programma educativo e/o riabilitativo. La vicinanza con gli animali è utilizzata in psicologia per aiutare i bambini con handicap psicomotori, autismo, disturbi dello sviluppo, della sfera cognitiva, dalla depressione all’iper-attività. Nella pet-therapy, infatti, l’animale ha la capacità di favorire la comunicazione a livello profondo, dando al piccolo la possibilità di sbloccarsi senza agire in maniera forzata. Stimola la comunicazione nei soggetti con problematiche come depressione e ansia sociale.

Crescere insieme a un animale domestico è un’esperienza che fa bene alla salute e al comportamento del bambino. La presenza di un animale in casa può rappresentare un valore aggiunto all’educazione dei nostri bambini. Grazie alla compagnia di un animale domestico il bambino sarà in grado di comprendere e rispettare le diversità e imparerà a essere molto più responsabile. Un bambino che ha un animale tende a proiettare su di lui le proprie ansie e le proprie paure. Il trasferimento di queste emozioni gli permette di avere una maggiore stabilità emotiva durante la crescita. Inoltre un bambino coinvolto nella cura di un animale impara a prendersi cura degli altri, impegnandosi in prima persona nella gestione pratica che comporta “il prendersi cura di un altro”.

I benefici della convivenza tra bambini e animali non si fermano qui, coinvolgono anche e soprattutto la sfera affettiva, che riguarda la formazione della personalità del bambino e tutti i meccanismi psicologici legati al processo di crescita e allo sviluppo affettivo. L’ “amicizia” con un animale significa pertanto assicurarsi quel senso di sicurezza e di protezione che è caratteristico delle relazioni affettive, vale a dire il poter contare sull’altro senza il timore di essere giudicati.

Avere un animale per amico aiuta il bambino ad esprimere l’immenso bisogno che ha di dare e ricevere amore. Tra bambino e animale nasce una certa complicità, e l’animale, in genere, si dimostra molto tollerante, perché avverte che nel piccolo non c’è alcuna intenzione di fargli del male.

Vivere con un cucciolo aiuta il bambino ad adattarsi a ritmi ed esigenze diverse dalle proprie. Per esempio, inizia a comprendere che esistono modi diversi per manifestare e ricevere affetto, come ascoltare le fusa del gatto o accarezzare il pelo del cane.

Ci sono poi situazioni familiari, come la nascita di un fratellino, in cui il bambino prova un senso di esclusione. In questo caso potersi occupare di un gatto o di un cane insieme a mamma o papà, aiuta il piccolo a superare la gelosia per il nuovo nato.

Questo tipo di relazione è una preziosa fonte di esperienze educative ed ha uno straordinario potere terapeutico. Bisogna però essere consapevoli e preparati ad accogliere in casa un amico a 4 zampe, tendendo presente regole e precauzioni fondamentali per una sana convivenza.00

Adottare un cane o un gatto riempie la vita di gioia, ma è anche una decisione che non va presa alla leggera. Bisogna considerare l’ambiente, le esigenze familiari, la capacità di prendersi cura di un essere vivente che ha le sue necessità. Di norma è preferibile prendere un animale domestico dopo la nascita del bambino e quando quest’ultimo ha già raggiunto un’età adeguata, di solito intorno ai 4 anni. In questa fase il piccolo ha già fatto la sua buona dose di esperienze e riesce a comprendere la differenza tra un peluche, un giocattolo e un cucciolo in carne e ossa. Se tuttavia il bimbo arriva quando in casa ci sono già cani o gatti, occorre prestare attenzione a non farli sentire trascurati, in quanto possono sviluppare gelosia e diventare aggressivi verso il nuovo arrivato. Bisogna così dargli sempre attenzioni, coinvolgerli nella quotidianità del bimbo, non allontanarli dalla stanza durante operazioni come il cambio del pannolino o l’allattamento. Nelle prime fasi di conoscenza tra animali e bambini, meglio sempre supervisionare e non lasciarli mai da soli. Quando un bimbo è già abituato ad avere accanto un cane o un gatto, è fondamentale fargli capire che non tutti gli animali sono come quelli di casa. Il piccolo sarà portato a pensare che anche quelli randagi possono essere avvicinati e accarezzati, occorre quindi spiegargli la differenza. Anche in loro assenza è ugualmente utile che i piccini riescano a distinguere tra pupazzetti, animali di fantasia visti nei cartoni e quelli veri.

Al fine di far conoscere e incoraggiare l’interazione bambini e animali, non è necessario possedere necessariamente un animale domestico, si possono infatti organizzare delle visite in fattorie didattiche o maneggi e centri di equitazione. I bambini si divertiranno un mondo a conoscere animali che forse non hanno mai visto prima. Come ad esempio: oche, pulcini, mucche, galline, conigli, caprette cavalli e pony allo stato brado o semi brado. Lo scopo principale delle fattorie didattiche, infatti, è quello di apprendere le attività che si svolgono in una normale fattoria. Dalla cura dell’orto, alla raccolta di frutta e verdura di stagione. Dall’abbeveraggio degli animali ai tempi dei pascoli. Insomma, un’esperienza come questa permette ai bambini di vedere come vive davvero un animale e di fargli comprendere quanto sia importante il rispetto per l’ambiente e per gli animali in genere.

Dott.ssa Ilenia Gregorio
Psicologa Sociale iscritta all’Ordine degli Psicologi della Regione Campania N. 9622, Psicopedagogista Clinica, Mediatore Familiare Sistemico, Psicoterapeuta Sistemico-Relazionale (Polo Clinico Centro Studi Kairos sede di Napoli dell’Accademia di Psicoterapia della Famiglia di Roma). Ha conseguito la Laurea cum Laude a ciclo unico in Scienze Psicopedagogiche presso l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli discutendo la Tesi in Psicologia Dinamica sui Meccanismi di difesa e le dinamiche psichiche del paziente oncologico. Ha conseguito, inoltre, una seconda Laurea Magistrale in Psicologia Sociale, dei Servizi e delle Organizzazioni approfondendo la Psicologia dei Processi Cognitivi nelle malattie croniche e neurodegenerative con una Tesi sui Disturbi Cognitivi, Affettivi e Comportamentali nella malattia di Parkinson presso l’Università di Roma. Impegnata da anni nel campo della ricerca e del sostegno psicologico e psicopedagogico in oncologia e nelle malattie neurodegenerative inizia nel 2006, la collaborazione in qualità di ricercatrice e supporto alla ricerca con l’INT Fondazione Pascale di Napoli nel Dipartimento di Ginecologia Oncologica e di Psiconcologia che la vede impegnata ancora oggi in Progetti di Ricerca, psico-educazione, sostegno psicologico alle famiglie con patologia oncologica, e psicoterapia occupandosi sia di pazienti pediatrici che di pazienti adulti. Esperta in Infant Observation e Play Therapy, Docente e Formatore ha collaborato con la Lega Italiana Lotta ai Tumori (sezione di Napoli), con la Regione Campania e con enti pubblici e privati in Progetti di educazione Socio-Sanitaria, Counseling psicologico e corsi di formazione regionali. Relatrice in diversi Convegni e Seminari riguardanti tematiche Psicologiche e Pedagogiche è specializzata, inoltre, nel sostegno di famiglie multiproblematiche e devianti avendo lavorato con nuclei familiari a rischio e con forte disagio socio- economico e culturale della II e III Municipalità di Napoli. E’stata ospite in diverse trasmissioni televisive e radiofoniche trattando tematiche psicologiche, pedagogiche e di salute e benessere. Ha lavorato in Progetti nel campo delle disabilità ed ha coadiuvato programmi di Psicologia della Nutrizione ed Educazione Alimentare nelle scuole e in centri privati. Pubblicista e autrice e di Articoli per diverse testate mediche on line è stata impegnata nella S.C. di Epidemiologia e Biostatistica dell’Istituto Tumori di Napoli in attività connesse all’ Emergenza SARS CoV-2. Attualmente lavora come Psiconcologa presso la U.O.C. di Radioterapia dell’INT di Napoli “Fondazione G. Pascale” con pazienti pediatrici e pazienti adulti in trattamento radioterapico.

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