Resilienza ai tempi del Coronavirus e non solo..

Non è facile affrontare situazioni o svolgere il proprio lavoro quando la paura, la stanchezza e a volte anche la tristezza ci avvolgono e ci pervadono, facendoci perdere lucidità ed efficacia in quello che stiamo facendo.

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Nei periodi di crisi diventa fondamentale la nostra capacità di adattamento.

Cosa succede dentro di noi quando, mentre cerchiamo di rimanere lucidi, la paura di non farcela, o il sentir meno le forze, ci sottopongono ad uno sforzo mentale e fisico più o meno intenso?

Gli atteggiamenti sono due: lasciarsi andare per porre fine allo sforzo oppure riorganizzare tutte le proprie risorse per affrontare il problema.

Da quando è iniziata la “quarantena” numerose persone ci chiedono in che modo possono gestire il disagio, dove il disagio può essere il dover resistere in uno stato di isolamento prolungato, per abbassare il rischio di contagio, oppure nel dover affrontare il rischio di essere contagiati, perché a distanza ravvicinata con il virus.

La paura è una delle emozioni più utili per la nostra sopravvivenza, guai a non sentirla! Ma la paura deve essere frutto della ragione; ragione che nel pericolo non ci deve mai abbandonare per non correre il rischio di perdere il contatto con la realtà.

Sappiamo che questa affermazione potrà sembrare contradittoria a molti, ma la paura è frutto di un ragionamento logico, che ci serve per valutare i rischi, altrimenti è semplicemente ansia o peggio ancora panico.

Se l’ansia ci pervade perdiamo il contatto con l’oggetto del pericolo e corriamo il rischio di ingigantirlo o peggio ancora di trasformarlo in qualcosa di irreale e quindi non controllabile, ma se è il panico a sopraggiungere siamo noi a non aver più controllo sulla nostra mente e quindi sulle nostre azioni.

La ragione, o meglio ancora il ragionamento, ci da la possibilità di adattarci alla situazione per riuscire a sopravvivere limitando i danni e magari sviluppando nuove capacità e consapevolezze, che possono arricchire la nostra capacità di vivere piuttosto che sopravvivere.

In questo nuovo sistema di adattamento, il trovare nuove soluzioni, il reinventarsi sviluppa in noi la capacità di resilienza.

Il termine resilienza deriva dal suo etimo latino “resalio”, che significa SALTARE a cui viene associata l’immagine di una barca capovolta verso la quale saltare per ricercarne la salvezza.

Ma dal punto di vista psicologico che cos’è la resilienza?

La resilienza psicologica è quella capacità che ci permette di riorganizzare le proprie emozioni, condizioni di vita, potenziandone al meglio lo status e restando sempre in contatto con il QUI ed ORA. Un elemento importante della resilienza è la consistenza e costanza di mantenere vivo quel senso di ristrutturazione individuale che va poi condiviso con chi ci sta accanto. Non va confusa la resilienza con la RESISTENZA che è quella capacità di opporsi ai fattori negativi.

Dissertare su come la resilienza possa estrarre dallo stress il vantaggio positivo, meglio conosciuto come eustress, contributo essenziale per la strutturazione positiva delle nostre dinamiche mentali oltre che celebrali.

Gli esperti di neurobiologia della resilienza affermano che lo stress moderato ci prepara all’azione .Tuttavia quando i problemi ci incatenano, diventando un malessere cronico il cervello si altera dal punto di vista genetico e neurologico.

Sappiamo che la resilienza può essere allenata come fa uno sportivo in procinto di un importante gara, ma geneticamente c’è chi nasce con un cervello più o meno resiliente.

Il dato più caratterizzante è la presenza del cortisolo ormone dello stress che favorisce o ostacola la nostra capacità di essere resilienti.

Vediamo che tale competenza ha un saliente collegamento con la nostra infanzia. John Bowlby, ideatore della teoria dell’attaccamento, valutò che più una famiglia era presente e sicura e più i ragazzi avrebbero sviluppato una propria personalità sana ed equilibrata e quindi una sicurezza nell’affrontare la vita e ed i suoi imprevisti.

Ma come possiamo oggi affrontare le difficoltà a cui siamo sottoposti, sia se costretti all’isolamento sia se costretti in qualche modo ad affrontare il rischio?

Tutto parte da come strutturiamo il nostro tempo. Eric Berne parla dell’importanza della strutturazione del tempo nella nostra vita come fonte di benessere e a volte di malessere. Strutturare il tempo per trarre da questo benessere ed equilibrio psico-fisico è alla base della nostra resilienza. Isolarsi, mantenere alcuni dei nostri sani rituali e passatempi, continuare a restare attivi fisicamente e mentalmente, mantenere i nostri rapporti affettivi laddove possibile per ricevere e dare carezze nutrimento base del nostro sistema endorfinico, e quindi del nostro benessere fisico, mentale ed emotivo.

Quindi in pratica cosa fare per gestire la paura e sviluppare resilienza:

  • Riflettere su quello che sta succedendo senza perdere il contatto con la realtà; (il virus è pericoloso solo se non si rispettano le misure di protezione come non indossare la mascherina, non lavarsi le mani, ecc….)

  • Per chi lavora a stretto contatto con la possibilità di contagio è di fondamentale importanza mantenere le procedure di protezione costanti e continuative, con la consapevolezza che questo è un buon modo per proteggersi e proteggere gli altri.

  • Continuare ad organizzare la giornata adattandosi alle nuove esigenze; (mantenersi in attività lavorando se possibile smart working, fare attività fisica anche se ridotta o a casa, leggere, evitare di concentrarsi su notizie che non provengono da fonti ufficiali ed anche in quel caso limitare questo a pochi momenti nella giornata)

  • Riposare quando le nostre energie sono al limite e quando possibile anche prima che la stanchezza ci faccia perdere controllo e lucidità.

  • I genitori, possono concentrarsi sul tempo che si ha a disposizione con i propri figli, migliorandone la qualità. In questo periodo è necessario aprire nuovi canali di comunicazione instaurare un rapporto che li faccia sentire al sicuro.

E’ importante che i genitori diano le giuste informazioni sulla situazione attuale rendendo partecipi i propri figli sulle cautele da prendere, facendoli sentire protetti.

Inoltre questa è una buona occasione per organizzare attività di cooperazione con i propri figli a seconda dell’età (impastare, cucinare, karaoke, lettura di un libro, visione di un film, video-tutorial di attività sportive, giochi da tavola) .

  • Per i ragazzi giovani e per quelli adolescenti è importante strutturare il proprio tempo con gli stessi criteri di sempre, ma adattandoli alla nuova situazione, evitando così che la noia, l’apatia e la tristezza occupino buona parte delle giornate. Ad esempio continuare a svolgere le attività di routine come prendersi cura della propria persona, vestirsi sentendosi a proprio agio, riassettare la propria stanza, studiare seguendo lezioni on line, leggere un buon libro, ascoltare musica, allenarsi anche se in casa o nel proprio garage, contattare i propri amici nelle video-chat e organizzare  appuntamenti virtuali, evitando però di cadere nell’isolamento informatico.

  • Le coppie, possono recuperare o aprire spazi di contatto più profondi, questo è un momento fondamentale dove il supporto all’altro rende ancora più importante la relazione, ma dove la stessa può essere messa a dura prova se non ben strutturata.

  • La presenza degli anziani, è da considerarsi fondamentale perché possono con la loro esperienza insegnarci a superare le difficoltà. Molti di loro hanno già vissuto esperienze simili e sanno bene come si fa a resistere per arrivare a superarle. Bisogna prendersene cura, mantenere attivi i rapporti, creando e mantenendo le relazioni anche se non è possibile essere presenti fisicamente.

Alcune persone nascono con una loro capacità intrinseca di affrontare le emergenze e proprio in quei casi riescono a dare il meglio di sé, ma la resilienza può essere appresa, strutturata ed insegnata, basta volerlo e applicare alcune piccole regole.

 

 

Articolo scritto in collaborazione da:

Dott.Enrico Gallotta Psicologo Supervisor Counselor ad Orientamento Analitico Transazionale
Dott.ssa Emanuela Voria Psicologa -Educatrice ad Orientamento Analitico Transazionale

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Dott. Enrico Gallotta
Nato il 10 Maggio 1964, laureato in chimica e psicologia clinica, consulente della comunicazione, usa da anni il modello Analitico transazionale. Si occupa del benessere psicologico sia delle persone che delle organizzazioni. Da anni impegnato nello studio dei comportamenti emotivi. Formatore di figure professionali che lavorano nelle relazioni di aiuto.

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