Dani e Counseling tra Lavoro e Salute.

Ecco un esempio di colloquio rivolto a persone in cerca di lavoro e nel contempo con problemi di salute, realizzato in un servizio pubblico per l'impiego.

Tagmedicina, Dani

40anni, è fuori, in attesa di entrare nell’ufficio. E’ accompagnata da una signora, di una certa età. Forse la madre, penso. Le intravedo dai vetri della porta oscurati all’esterno mentre sono in colloquio con Paolo, utente di 49 anni, disabile, da me inserito in un progetto di Accompagnamento al lavoro. Finisco di rassicurare Paolo circa la struttura del progetto di inserimento lavorativo cui prenderà parte e le attività che svolgerà e lo saluto.

Dani entra con la signora, entrambe si siedono e, prima ancora che potessi risedere, mi sottopone il suo curriculum vitae. E’ piena d’ansia, penso. Mi dice che il curriculum vorrebbe rimetterlo a posto, che ha bisogno di aiuto, che ha svolto tanti lavori e che da poco (non dice da quanto) è diventata Categoria Protetta. Dani afferma di essere già venuta da me in passato ma che poi, avendo trovato impiego, non si è fatta più vedere. Effettivamente ha un viso conosciuto. Le guardo il curriculum velocemente e noto che potrebbero essere svolti degli aggiustamenti.

Osservo una bella struttura data da diverse esperienze di tipo impiegatizio di tipo amministrativo (Back Office Amministrativo, Data Entry amministrativo, etc), dal diploma di maturità e dall’utilizzo di sistemi informatici richiesti in ambito amministrativo. La rassicuro circa il mio intervento di parziale aggiustamento. Lei mi ringrazia molto riconoscente. Riprendo la definizione del patto: spiego gli obiettivi del servizio, le attività che saranno erogate e le faccio firmare il registro “presenze”. E inizio a sistemare il curriculum come promesso. Osservo in lei una grande attenzione su quanto da me affermato, sulle mie parole. Sembra le pesi.

La madre (che si qualifica) fa da eco alle affermazioni di Dani: “Sono una persona che si impegna e che ha avuto la sfortuna di lavorare in aziende che hanno sempre proposto contratti a tempo determinato”. Io però, dentro di me, rimango con il dubbio. Perché i lavori sono stati numerosi: banche, studio commercialista, aziende. Introduco il tema delle professioni. Con il pretesto di navigare in alcuni siti di annunci di lavoro, le mostro alcune ricerche di Segretarie Commerciali. Lei si ammutolisce, mi osserva, ascolta le descrizioni circa i profili individuati nei siti e poi dice “ Con la mia patologia non posso lavorare a contatto con il pubblico (stavo leggendo un annuncio per una segretaria Front Line). Cerco un lavoro part time. Esistono orari part time per le Categorie Protette?”. Mi permetto di chiederle di quale patologia soffra e lei mi rivela di aver subìto una grave depressione dalla quale sta uscendo anche grazie all’aiuto dello Psichiatra.

Depressione “causata da problemi personali e dal lavoro”. Non riesce a lavorare a contatto con il pubblico o in gruppi di lavoro. Preferisce lavori “in back office”. E così parla del fatto che il medico le ha detto che soffre di esaurimento nervoso, che assume farmaci per dormire, che soffre d’ansia anche all’idea di uscire la sera con le amiche, visto che deve chiedere soldi alla madre, visto che il lavoro l’ha perso. Sembra un fiume in piena. La osservo. Capelli corti, occhiali spessi dai quali si intravede uno sguardo dolce, quasi da bambina indifesa. Mentre parlo sistemo il curriculum vitae formato europeo e passo ad analizzare il riquadro relativo alle competenze relazionali. Noto una descrizione stereotipata, composta da frasi fatte del tipo “capacità di gestione dei rapporti …e altro. Ora non ricordo esattamente perché la sensazione che ho avuto alla lettura di quelle frasi è stata di distacco dalla realtà. Le dico: “Dani, vedi, qui secondo me non va bene. In questo riquadro metterei una tua bella e importante capacità: la capacità di ascolto”. Lei mi sorride compiaciuta, felice della mia osservazione. Anzi, riprende il discorso relativo a se stessa e dice di essere una persona introversa, osservatrice, che si trattiene, in genere, dal dire le sue opinioni in contesti di gruppo.

Lo dice a mò di colpevolizzazione.. E io aggiungo “ Forse sottovaluti ciò che hai da dire?”. Lei conferma. Ritorna subito sull’argomento ansia. Ansia sul lavoro svolto in passato. Ansia da prestazione che, sembra, l’abbia posta a svolgere più del dovuto (“vivevo per lavorare”). E parla dell’ansia, di oggi, di non avere un nuovo lavoro . Dal canto mio, allora, parlo di utenti ultraquarantenni che tornano a vivere con i genitori, che la precarietà è un problema di molte persone che hanno lavorato e che lavorano e che vi sono persone il cui sostegno familiare non lo conoscono: né a livello economico né a livello umano. E racconto la storia di Antonio (utente da me seguito). Madre e figlia si guardano e mi guardano. Sembro un Marziano sceso sulla Terra. La madre dice a Dani “Vedi, vedi. Tutti hanno difficoltà !“. Allora io, intuendo un senso di abbandono, guardandola con calma le dico: “Tu non sei sola. A parte la tua famiglia, lo Psichiatra o il medico di base. Qui c’è un servizio. C’è un altro luogo a cui puoi rivolgerti..”. Dani piange. Piange e mi dice “Non l’ho mai detto a nessuno, ma alcune volte mi sento sola”. La madre allora comincia ad agitarsi, interviene e afferma: “Non lo sapevo. In che senso?”.Cerco di fermare la situazione e di tranquillizzare la madre per lasciar tirare il fiato a Dani: “Vede signora, anche se si è in un folto gruppo di persone ci si può sentire soli. Lasci parlare Dani. Sono sensazioni. Prendiamole per quel che sono”. Entrambe si acquietano. Invito Dani, qualora ne avvertisse l’esigenza, a chiedere un altro eventuale appuntamento. Questa è una regola del servizio che vale per tutti gli utenti: se vogliono, possono concordare un altro colloquio. “Anche se non parliamo di lavoro? ” dice Dani.. “Mi permetto di farti notare” ,dico ,“che stiamo parlando di te, di come ti vedi nel lavoro, nelle relazioni, nel mondo. Stiamo parlando di cosa vorresti dal lavoro e di cosa c’è nella attuale realtà del mercato del lavoro. Stiamo incrociando tanti argomenti apparentemente non collegati”. Lei ci pensa su un attimo e dice “E’ vero, non ci ho pensato”.

Avendo concluso la correzione del curriculum vitae, le stampo una copia per il servizio le chiedo una firma e nel contempo le registro il file sulla sua pen drive portata da lei all’occorrenza. Abbiamo concordato che l’inserimento del profilo professionale in banca dati è per svolgere lavori amministrativi in back office, anche come Categoria Protetta e preferibilmente part time. Le consegno un indirizzario di siti per la ricerca del lavoro da consultare periodicamente. E, infine,lei mi chiede il numero di telefono dello Sportello per eventuali appuntamenti. Ci salutiamo tutte e tre, contente di esserci conosciute.

CONDIVIDI
Dott.ssa Alessandra Gallo
Classe ’68. Conclusi gli studi universitari in Scienze Politiche, ha iniziato ad occuparsi per oltre un decennio di Orientamento Professionale in servizi pubblici per l’impiego, enti formativi e università. Dal 2009 il suo lavoro di Orientamento di primo e secondo livello viene realizzato presso alcuni Sportelli Lavoro di un Centro per l’Impiego della provincia di Milano. Nel 2016 ha terminato un percorso quadriennale post laurea di Counseling A.T. (Analisi Transazionale) per dedicarsi successivamente come Counselor volontaria all’ascolto di donne malate oncologiche cui l’Associazione dell’Ospedale di Sesto San Giovanni “Il Sorriso nel cuore Onlus” offre servizi gratuiti di Estetica Riabilitativa (fornitura gratuita di parrucche e servizi di estetica).

CONTATTA L'AUTORE DELL'ARTICOLO:

LASCIA UNA RISPOSTA

Inserisci il tuo commento!
Inserisci il tuo nome