Cattiva alimentazione e l’utilizzo del biologico

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L’incidenza delle persone obese nel nostro paese è pari al 10%. Tale percentuale è piuttosto bassa considerando il 30% di Messico e il 38% degli USA. Purtroppo però il trend è in crescita soprattutto tra i bambini alimentati troppo, male, e relegati a dover fare movimento spesso solo al chiuso e unicamente nei momenti prestabiliti dagli adulti. In molti casi anche in Italia si ricorre ai cibi meno salutari in quanto meno costosi. Il cambiamento degli stili di vita delle popolazioni di tutto il mondo, l’eccessiva pubblicità l’ideologia che viene creata dietro al cibo spazzatura, sono fattori che stanno incrementando sempre di più il consumo di cibi a basso costo.

Un’alimentazione con queste caratteristiche causa gravi danni alla salute come diabete, malattie legate all’apparato circolatorio e motorio. Quattro milioni di morti all’anno: un incremento molto più veloce di quello che si sta verificando nelle nazioni “ricche”.

Da tempo ormai sappiamo che qualcosa, nell’equilibrio naturale, si stia disgregando e che dobbiamo correre ai ripari finchè siamo in tempo. Lo possiamo fare preferendo e acquistando cibi biologici, prodotti senza inquinare o contaminare la natura con additivi chimici o di sintesi, senza sfruttare intensivamente il bestiame, nel pieno rispetto del ritmo delle stagioni e della rotazione dei terreni, e sottoponendo i prodotti finali al controllo di appositi enti certificatori. A tale riguardo, si parla anche di “tracciabilità” del cibo biologico, alludendo con questo termine alla capacità di ricostruire e seguire la produzione e l’utilizzo di un prodotto agroalimentare mediante identificazioni documentate e certificate da un apposito organo di controllo.

Ma cosa si intende per cibo biologico e quali sono le differenze con altri prodotti definiti semplicemente “naturali” o genericamente “integrali”? Facciamo un po’ di chiarezza sulle parole ma anche sui marchi e gli enti autorizzati a certificare i prodotti veramente “bio

L’agricoltura ecocompatibile esprime la generica tendenza alla compatibilità ambientale e, nell’iter produttivo, integra un impiego minimo di prodotti chimici con l’uso controllato di insetti che si nutrono dei parassiti delle piante funzionando di fatto come degli antiparassitari naturali. La dicitura “ecocompatibile” per ora non ha riconoscimento dal punto di vista della normativa comunitaria, ma alcune regioni e province italiane hanno già istituito dei marchi collettivi con cui si qualificano i prodotti derivati da questo tipo di agricoltura.

L’importanza di leggere le etichette

Prima di fare la spesa, occorre sempre leggere l’etichetta e verificare che:

  • Il prodotto deve essere venduto con l’etichetta Agricoltura Biologica (riportata qui sotto) o Allevamento Biologico/Regime di controllo CEE. Senza questa dicitura, il prodotto non è cibo biologico.
  • Controllare che l’etichetta riporti la data (di raccolta, produzione, macellazione), la sigla del paese di provenienza, la sigla dell’ente certificatore, un codice dell’azienda e uno per la partita del prodotto.
  • prodotti biologici non sono mai distribuiti in contenitori di plastica o di altro materiale sintetico.

Le sigle da tenere d’occhio

Gli organismi di certificazione biologica nazionali sono 16, riconosciuti con decreto del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, e l’elenco completo naviga su www.aiab.it, l’indirizzo dell’Associazione italiana per l’agricoltura biologica. Tra i vari enti si segnalano Anccp (Agenzia nazionale certificazione componenti e prodotti), Biogracert (organismo indipendente di controllo e certificazione delle produzioni agroalimentari), Ccpb (consorzio per il controllo dei prodotti biologici), Demeter (per i prodotti biodinamici) Imc (marchio del sistema di certificazione dell’Imcert, l’Istituto mediterraneo di certificazione), Fair trade/TransFair (per l’equosolidale).

Il biologico costa un po’ di più ma ti salva la vita

Nel carrello del biologico, ormai c’è posto per tutti: produttori di frutta e ortaggi, carne, pesce e latticini, vino, miele, zucchero, pasta, riso, cacao, caffè, tè, dolci e prodotti da forno, uova, oli e condimenti, ma anche merendine, snack e bevande. Certo, i cibi biologici possono costare un po’ di più ma offrono una serie di vantaggi “impagabili”: hanno un sapore più naturale, quindi sono anche più appaganti e più sazianti per il palato; sono più controllati dal punto di vista della coltivazione e dell’allevamento e non contengono sostanze d’origine chimica; per produrli, è ridotto lo spreco di materie prime, si rispetta la biodiversità e si riduce l’impatto ambientale. Per contro, va anche detto che i cibi biologici freschi (proprio perché naturali e privi di additivi) si conservano meno a lungo: in realtà, questo che sembra un difetto è una garanzia di qualità!

I 5 motivi per dire che il cibo biologico fa bene alla salute:

Se si pensa che tutto quello che mangiamo o applichiamo sulla pelle sotto forma di cosmetico plasma il nostro corpo e influisce sul cervello, sulle attività metaboliche e sulle nostre aspettative di vita, è chiaro che il cibo biologico avrà effetti decisamente positivi sulla salute poiché è privo di tossine e ricco di sostanze curative e protettive che il corpo assorbe con rapidità.

– Il cibo biologico è sano, è saporito ed è ricco di principi attivi vitali

– Avendo una genesi naturale e non contaminata dalla chimica, e crescendo su terreni “puri”, rinforza il metabolismo e le difese

– Previene il deposito di tossine chimiche nel corpo e velocizza lo smaltimento di quelle eventualmente già presenti

– Accelera la guarigione e stimola la rigenerazione di organi e tessuti

– Ha un effetto protettivo, ricostituente e antiage.

 

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Dott.ssa Di Martino Silvana
Silvana Di Martino e ‘ nata a Napoli il 6 luglio del 1970 ed ha conseguito la laurea in Scienze Biologiche presso l’Università Federico II di Napoli. Dottore di ricerca in patologia clinica, inizia il suo percorso nel 1997 presso Cirio ricerche “produzione di latte delattosato per soggetti intolleranti al lattosio “ per il C.N.R di Napoli. Dal 2003 presso l’Istituto Tumori Pascale di Napoli ed in collaborazione con Crom e CNR di Avellino fa ricerca per il melanoma e per indagini epidemiologiche sulla nutrizione . Dal 2006 esercita la professione di libero professionista nel settore della nutrizione presso il centro Nutrizione&Benessere sito in Casoria alla Via Leonardo Da Vinci 32 , dove da direttore di estetica esercita un programma di completamento estetico a quello nutrizionale e di ricerca. Collabora attivamente per l’esame dello Stress Ossidativo con la Federico II di Napoli “Monte Sant’Angelo”, anche nello svolgere convegni e seminari tecnici .

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