Fibre alimentari, minor rischio di depressione in premenopausa. Il ruolo dell’interazione intestino-cervello

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Il consumo di fibre, già raccomandato come parte di una dieta sana, potrebbe essere associato a un minor rischio di depressione tra le donne in premenopausa. A suggerirlo è uno studio recentemente pubblicato su Menopause che ha coinvolto 5.807 donne. In particolare, allo scopo di analizzare la relazione tra l’apporto di fibre alimentari e la depressione nelle donne per stato della menopausa, i ricercatori hanno utilizzato i dati del Korea National Health and Nutritional Examination Survey; l’apporto di fibre è stato calcolato secondo un metodo di richiamo delle 24 ore e la depressione mediante l’uso di un questionario.

Da notare che i cambiamenti dei livelli di ormoni nella peri-menopausa sono stati associati alla depressione, una condizione neuropsichiatrica tra le più comuni con una prevalenza maggiore tra le donne rispetto agli uomini. Lo studio, il primo a classificare l’associazione nelle donne in post- e in pre-menopausa e che ha incluso donne in menopausa per via naturale o chirurgica, ha confermato un’associazione inversa tra l’apporto di fibre alimentari e la depressione nelle partecipanti in pre-menopausa, dopo aver aggiustato per diverse variabili. Non è stata trovata invece differenza nelle donne in post-menopausa. È possibile che a giocare un ruolo nel mancato beneficio di esse in quest’ultime sia la riduzione di estrogeno, che influenza l’equilibrio dei microrganismi dell’intestino nelle donne in post- e in pre-menopausa. Inoltre, le interazioni intestino-cervello potrebbero spiegare in parte il collegamento tra le fibre alimentari e la depressione. È stato infatti ipotizzato che la neurotrasmissione possa essere influenzata dai cambiamenti della composizione del microbiota intestinale (la cui ricchezza e diversità vengono migliorate dalle fibre).

«Questo studio evidenzia un importante legame tra l’apporto di fibre alimentari e la depressione, ma la direzione dell’associazione non è chiara in questo studio osservazionale: le donne con migliore salute mentale possono aver seguito una dieta più sana e aver consumato più fibre, oppure una più alta assunzione di fibre alimentari può aver contribuito a migliorare la salute cerebrale modulando il microbioma intestinale o qualche combinazione» ha affermato Stephanie Faubion, direttore sanitario della North American Menopause Society. «Ciononostante, non è mai stato più vero che “sei quello che mangi”, dato che quello che mangiamo ha un effetto profondo sul microbioma intestinale, il quale sembra giocare un ruolo nella salute e nella malattia» ha concluso.

Menopause 2020. Doi: 10.1097/GME.0000000000001711
https://doi.org/10.1097/GME.0000000000001711

 

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