Covid-19, perdita di fluido cerebrospinale dopo tampone nasale. Il caso negli Usa

I tamponi rinofaringei, nasali anteriori e del turbinato medio sono tre dei cinque metodi per la raccolta di campioni diagnostici raccomandati dai Centers for Disease Control and Prevention (Cdc) degli Stati Uniti.

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Un gruppo di ricercatori del University of Iowa Hospitals and Clinics, negli Stati Uniti, ha descritto in una lettera pubblicata su Jama Otolaryngology – Head & Neck Surgery il primo caso, per quanto noto, di perdita di liquido cerebrospinale dal naso in seguito a tampone nasale per la ricerca di Covid-19. «I tamponi rinofaringei, nasali anteriori e del turbinato medio sono tre dei cinque metodi per la raccolta di campioni diagnostici raccomandati dai Centers for Disease Control and Prevention (Cdc) degli Stati Uniti. Le complicanze associate al test con tampone nasale non sono tuttora ben caratterizzate» spiega Christopher Blake Sullivan, primo firmatario della lettera.

I ricercatori riferiscono di una donna di 40 anni che, in seguito a esecuzione del test nasale per la ricerca di Covid-19 in previsione di un intervento chirurgico, ha presentato rinorrea unilaterale, percezione di sapore metallico, mal di testa, vomito, rigidità del collo e fotofobia. La paziente aveva una storia di ipertensione intracranica idiopatica e di rimozione di polipi nasali oltre 20 anni prima. Gli esperti hanno effettuato una tomografia computerizzata (Tc) e una risonanza magnetica e hanno identificato un encefalocele di 1,8 cm che andava dalla fovea etmoidale destra al meato medio e uno pseudomeningocele dell’ala dello sfenoide destra. Il confronto con una Tc eseguita nel 2017 ha rivelato che l’encefalocele era già presente. La paziente è stata sottoposta a una riparazione chirurgica endoscopica. I ricercatori sottolineano che l’ipertensione endocranica idiopatica è un fattore di rischio per la formazione di meningocele, e che questa paziente aveva un difetto della base del cranio non diagnosticato già presente nelle immagini risalenti al 2017. «Considerando i fatti, possiamo ipotizzare che il tampone non abbia comportato una violazione della base cranica ossea, ma piuttosto che abbia causato un trauma all’encefalocele già esistente» affermano gli autori. Nonostante le istruzioni e l’addestramento che gli operatori sanitari ricevono, quindi, possono verificarsi eventi avversi nell’effettuazione dei tamponi, a causa dell’anatomia complessa e delicata della zona. «Si dovrebbero prendere in considerazione metodi alternativi allo screening nasale in pazienti con pregressi difetti della base cranica, anamnesi di intervento chirurgico al seno o alla base cranica o condizioni predisponenti all’erosione della base cranica» concludono gli esperti.

Jama Oto-H&N Surgery 2020. Doi: 10.1001/jamaoto.2020.3579
https://doi.org/10.1001/jamaoto.2020.3579

 

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