Asma bronchiale: nuove terapie

L’asma grave nel nostro Paese colpisce oltre 50.000 persone dei 3 milioni di italiani affetti da asma; non sempre trae beneficio dalla consueta terapia con cortisonici per via inalatoria ad alte dosi associati a broncodilatatori a lunga durata d’azione

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L’interazione medico-paziente si rivela sempre più l’arma vincente nella corretta diagnosi e nel corretto trattamento dell’asma grave:  è fondamentale anche nell’aiutare lo specialista ad individuare le cause di scatenamento di tale patologia e nell’impostare un atteggiamento comportamentale che aiuti il paziente a rimpossessarsi  della propria vita. L’asma grave nel nostro Paese colpisce oltre 50.000 persone dei 3 milioni di  italiani affetti da asma; non sempre trae beneficio dalla consueta terapia con cortisonici per via inalatoria ad alte dosi associati a broncodilatatori a lunga durata d’azione ed i sintomi (mancanza di fiato, respiro sibilante, costrizione del torace, tosse) si acuiscono; ne derivano assenze dal lavoro o da scuola, limitazioni nell’attività fisica, disturbi del sonno, a volte può essere necessaria l’ospedalizzazione ma soprattutto è a rischio la vita del paziente. A volte si verifica una scarsa comunicazione tra pazienti e medici:

·        i pazienti, non adeguatamente informati, non segnalano allo specialista quei sintomi che possono rivelare il mancato controllo della patologia

·        i medici non sempre riescono ad  individuare tempestivamente le situazioni in cui è necessario rivedere la terapia.

Oggi sono disponibili farmaci che agendo a monte della cascata infiammatoria (ricordiamo che l’asma è una malattia infiammatoria cronica)possono indurre nei casi di asma grave un netto miglioramento dei sintomi ed il paziente può tenere sotto controllo il quadro clinico, evitando così le riacutizzazioni. Ancora più importante è ottenere il controllo dell’asma grave in età pediatrica: ridurne i sintomi e gli episodi  acuti significa infatti ridurre i due fattori che sono causa del rimodellamento delle vie aeree, ossia una riduzione fissa della funzionalità respiratoria che, con il passare del tempo, può diventare irreversibile. Enorme è dunque l’impatto sulla qualità di vita del bambino.

 

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Dott. Cesare Arezzo
• Nato a Bari il 12/08/55. Laureato in Medicina e Chirurgia il 14/11/80 presso l’Università degli Studi di Bari. Abilitato all’esercizio della professione di Medico-Chirurgo nella II^ sessione dell’anno 1980 presso l’Università degli Studi di Bari. • Tirocinio pratico ospedaliero effettuato dal 02/03/81 al 01/09/81 presso il presidio Ospedaliero “ Cotugno” nella branca di Pneumotisiologia • Specializzazione in Fisiopatologia e Fisiokinesiterapia Respiratoria conseguita il 20/06/84 presso l’Università degli Studi di Bari • In servizio nella posizione funzionale di Assistente di Pneumologia presso la USL BA 04 dal 02/02/82 al 30/04/94 • Ha un rapporto di lavoro a tempo pieno dal 01/07/86 • Dal 01/05/94 in servizio nella posizione funzionale di Aiuto di Pneumologia presso la II^ Divisione di Pneumologia del Presidio Ospedaliero San Paolo dell’ASL BA 04 • Dal 07/01/04 in servizio nella posizione funzionale di Dirigente Medico presso l’Unità Operativa di Pneumologia dell’Ospedale San Paolo di Bari; all’interno del Laboratorio di Fisiopatologia Respiratoria si è interessato in particolare di funzionalità respiratoria e di Disturbi Respiratori Sonno-correlati, accumulando esperienze e partecipando a corsi di aggiornamento: nel 2006, nel 2008 e nel 2012 a Bertinoro (Forlì-Cesena) Corso Residenziale di Medicina del Sonno organizzazione A.I.M.S. (Associazione Italiana Medicina del Sonno); nel 2007, nel 2009 e nel 2013 a Mondello (Palermo) Corso Nazionale Disturbi Respiratori nel Sonno organizzazione A.I.P.O. (Associazione Italiana Pneumologi Ospedalieri).

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