Covid-19, più rischi nell’uomo. Ame: duplice ruolo giocato da livelli di testosterone

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Un lavoro condotto da ricercatori dell’Associazione medici endocrinologi (Ame), in collaborazione con l’Università di Bari, ha chiarito il “doppio” ruolo giocato dal testosterone nel determinare negli uomini, rispetto alle donne, un maggior rischio di contrarre e di sviluppare forme gravi e letali di Covid-19. In particolare, a livelli normali o superiori l’ormone aumenta il rischio di infezione mentre a livelli bassi – nei pazienti già infetti – aumenta il rischio complicanze e morte.

Fin dai primi dati riguardanti la prevalenza delle infezioni Covid-19 è emerso che gli uomini, soprattutto quelli anziani con pluripatologia cronica, presentano una prognosi peggiore e muoiono più frequentemente. Tra le ipotesi più accreditate nella comunità scientifica per spiegare questo eccesso di morbilità e mortalità negli uomini c’è quella secondo cui il testosterone svolgerebbe un ruolo determinante. In una revisione sistematica dei dati della letteratura, Vito Angelo Giagulli, primo autore dello studio e membro del Comitato scientifico Ame, insieme a Edoardo Guastamacchia, presidente Ame, e Vincenzo Triggiani, segretario Ame, ipotizza che da un lato il testosterone possa avere un ruolo chiave nel facilitare la diffusione dell’infezione negli uomini, dall’altro lato che i ridotti livelli dell’androgeno, come si verifica nell’anziano o in quei maschi affetti da malattie croniche metaboliche (per esempio l’obesità) e non, inneschino un peggioramento della prognosi per l’infezione da Covid-19, aumentando il rischio di morte. Secondo i ricercatori dell’Ame, due sono i principali meccanismi fisiopatologici legati ai livelli circolanti dell’androgeno come possibile causa di questo importante gap tra i due sessi. «È accertato» spiega Guastamacchia «che il nuovo coronavirus possa entrare nelle cellule ospiti (e così infettare la persona) tramite l’enzima di conversione dell’angiotensina 2 (Ace2), grazie all’azione di una proteasi transmembrana serina 2 (Tmprss2) che lega la proteina “Spike” del coronavirus. Gli androgeni e, in particolare, il testosterone possono co-regolare l’espressione dell’Ace2 e soprattutto di Tmprss2». Questi enzimi sono presenti nelle cellule del testicolo sia in quelle che regolano la spermatogenesi (cellule di Sertoli) che in quelle che secernono il testosterone (cellule di Leydig). «Pertanto, si può ipotizzare che un deficit severo di testosterone si verifica in corso di infezione da nuovo coronavirus» sottolinea Giagulli. Questa prima ipotesi è stata recentemente confermata da un lavoro di studiosi italiani (Rastrelli et al Andrology, 2020; in corso di pubblicazione) che documenta una condizione di ridotti livelli di testosterone (ipogonadismo conclamato) in quei maschi affetti da Covid-19 con prognosi più grave e che richiedono cure in terapie intensive.
«Al contrario, i bassi livelli plasmatici di testosterone che spesso si riscontrano negli anziani affetti da malattie croniche metaboliche (obesità, diabete, ipertensione, etc.) e non, possono predisporre alla disfunzione endoteliale, alla trombosi e alla risposta immunitaria difettosa, portando sia alla riduzione della clearance virale che all’aumento dell’infiammazione sistemica e al rischio di fallimento multiorgano con possibile decesso» sottolinea Guastamacchia. In particolare, dallo studio è emerso che i maschi obesi possono avere un grave deficit di testosterone (ipogonadismo funzionale) e quelli affetti da Covid-19, quindi, possono avere conseguenze respiratorie e sistemiche gravi con prognosi severe. «Attualmente sono in corso numerosi studi che mirano a verificare queste ipotesi fisiopatologiche anche al fine di identificare prontamente adeguate strategie terapeutiche» conclude Guastamacchia.

Andrology, 2020 Jun 11. [Epub ahead of print] Doi: 10.1111/andr.12836
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/32524732/

 

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