Un caso clinico emblematico di ciò che l’osteopatia può riuscire a fare

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Correva l’anno 2015. Oggi voglio mostrarvi il caso di una mia paziente. Mostrarvi visivamente e con carte alla mano cosa può fare il trattamento osteopatico in un caso un po’ più eclatante di scoliosi. Lei è la sig.ra Anna. Quando l’ho conosciuta la prima volta, portava il busto h24, la situazione era tale da non riuscire a farla camminare senza dolore e ormai non poteva più  fare a meno di indossarlo senza cadere. I muscoli non la sorreggevano. Tutto era nato dalla morte del padre che le ha portato un blocco emotivo assurdo e come ormai sappiamo, il centro delle emozioni è il diaframma. Il cervello non discrimina se il trauma è fisico o psicologico, lui ci protegge nell’unico modo che conosce: chiudendoci.

Anna inizialmente ha portato il collare per un anno dal 2009, il busto dal 10/2013 a pochi giorni fa. Tutto ciò ha comportato l’atrofizzarsi della muscolatura ed un peggioramento della postura e della scoliosi. Il tratto cervicale era rettilinearizzato (appiattimento della curva) mentre quello dorsale era ipercifotico (aumento della curva). Presentava diverse protrusioni e una spondilolisi osteofitica a carico del tratto cervicale. Depressione… antidepressivi

UN PO’ DI ANATOMIA La colonna vertebrale rappresenta l’asse portante del nostro corpo: è composta dall’insieme di oltre 30 vertebre, la maggior parte delle quali, sono unite tra loro da un disco di cartilagine fibrosa che racchiude al centro un nucleo di sostanza gelatinosa che è in grado di ammortizzare i carichi cui la colonna è sottoposta, sia da ferma che durante i movimenti del tronco (disco intervertebrale). Grazie alla sua struttura complessa, la colonna vertebrale dell’uomo è capace di svolgere in maniera esemplare due compiti a prima vista diametralmente opposti: essa è capace infatti di muoversi nelle diverse direzioni dello spazio, permettendo alla nostra schiena di flettersi in avanti, estendersi in dietro, inclinarsi lateralmente e ruotare a destra e sinistra ma, se mantenuta fissa dai muscoli che la circondano, è anche in grado di sostenere il peso dell’intero corpo, di sopportare carichi esterni anche ingenti e di trasformarsi nel perno intorno al quale il corpo gira.

Affinché la colonna vertebrale possa svolgere al meglio le sue funzioni di sostegno e movimento, bisogna che il danzatore impari, fin dalle primissime fasi del suo allenamento, a rispettarne le caratteristiche fisiologiche anche durante i movimenti di danza, senza creare zone di rigidità e/o di sovraccarico, che sono le cause più frequenti della comparsa di mal di schiena tra i danzatori, anche in giovane età.

Se osserviamo una persona di schiena, la colonna vertebrale ha un andamento pressoché verticale; se osserviamo invece la stessa persona di profilo, scopriamo che la colonna vertebrale è caratterizzata dalla presenza di quattro curve, alternativamente concave e convesse, che corrispondono alle quattro porzioni principali della colonna stessa. Le due curve concave posteriormente (lordosi) si trovano a livello cervicale e lombare, mentre le due curve convesse posteriormente (cifosi) corrispondono alla colonna dorsale e al sacro. L’entità di queste curve può essere notevolmente diversa da individuo a individuo e dipende da fattori ereditari, sesso, etnia, ecc. ma in tutti gli individui esse subiscono modificazioni in rapporto all’età: nei primi anni di vita le curve lordotiche si sviluppano contestualmente alla capacità di controllare la posizione seduta e la stazione eretta; nei bambini dai 3 ai 6 anni sono solitamente molto accentuate per lo scarso sviluppo della muscolatura e del controllo posturale; nella maggior parte dei casi si stabilizzano intorno ai 10 anni di età e possono essere notevolmente influenzate dalle attività sportive e/o dalle abitudini posturali; negli anziani, infine, tendono ad accentuarsi di nuovo sia a causa di una diminuzione del tono muscolare sia a causa di probabili deformazioni dei corpi vertebrali legate alla comparsa di osteoporosi. Le quattro curve della colonna vertebrale sopra descritte, sono definite “fisiologiche” in quanto “normali”, cioè proprie della nostra specie e biomeccanicamente vantaggiose: la loro funzione, infatti, è quella di distribuire adeguatamente il carico tra le vertebre e di aumentare la capacità della nostra colonna a contrastare la forza di gravità, ammortizzando le forze di compressione cui siamo costantemente sottoposti.”

TERAPIE OSTEOPATICHE Sono del parere che, a meno che non ci sia un incidente o un trauma diretto o una patologia di base, le ernie, le protrusioni e le varie modifiche a carico della colonna e delle vertebre, siano dovute a vizi di postura e adattamenti delle vertebre. Tutti gli organi ed i visceri sono collegati a vertebra specifiche, quindi ogni modifica di movimento viscerale incide sulla colonna, mentre lo starter di tutto, il motore della meccanica è il Muscolo Diaframma.

Una cattiva respirazione ed espansione toracica implica una serie di disfunzioni che se non trattate portano a patologie. Modificare e scardinare questa situazione, facendo si che la colonna possa riprendere a lavorare correttamente, agendo anche sul sistema cranio sacrale, fasciale e viscerale, può migliorare di gran lunga le cose.

La paziente ha iniziato a togliere gradualmente il busto dopo l’inizio dei trattamenti, uno a settimana per 6 settimane. Il Dottore che l’aveva in cura le aveva detto che doveva conviverci, che non poteva farne a meno che sarebbe diventato “il suo migliore amico” cito testuali parole. Nemmeno gli antinfiammatori, antidolorifici e cortisonici avevano avuto effetto sul dolore perché di origine meccanica) ed in più prendeva antidepressivi perché non accettava la sua condizione: una donna giovane, con un bimbo piccolo, l’ultimo di 4 figli tutti maschi, imprigionata nel suo stesso corpo.

Abbiamo iniziato a lavorare con le terapie osteopatiche 6 settimane fa ed in più l’ho seguita sulla postura con esercizi mirati per le sue disfunzioni da fare a casa tutti i giorni ed una rieducazione al passo corretta. Ha modificato lo stile di vita, l’alimentazione e eliminato piccole abitudini sbagliate, ridotto fino ad eliminare i farmaci. La più grande soddisfazione è stata ieri quando mi ha aperto la porta con un bel sorriso chiedendomi di pubblicare le sue foto e la sua storia per dimostrare cosa si può fare con l’Osteopatia. Non c’è cosa che ripaghi di più. Il dolore, il non essere creduta ed aiutata la stavano uccidendo. Quando si ritorna a poter fare una vita normale, si riacquista non solo l’indipendenza ma anche propria dignità. Questa non vuole essere una critica nei riguardi della medicina tradizionale ma un punto su cui riflettere: l’osteopatia, come tutte le discipline, può fare tanto per la salute delle persone, abbattendo anche i costi e le spese sanitarie, ma ci vuole collaborazione tra le varie figure professionali e l’impegno e la volontà personale di migliorare e migliorarsi.

 

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Dott.ssa Livia Vicentini
Laureata alla Seconda Università di Napoli nel 2005 con 110, ha proseguito gli studi, diplomandosi in Osteopatia nel 2014 (DO 6anni). Ha conseguito diversi attestati. Ha lavorato prima in centri privati, dal 2014 come libera professionista, tuttora collabora con diverse figure nell’ambito medico. Si occupa di tutto ciò che non è ancora patologia, dal neonato all’anziano, in gravidanza e nello sportivo, migliorando le prestazioni, prevenendo infortuni.Riprogrammazione posturale, Osteopatia, Fisioterapia, Tecarterapia, Linfodrenaggio manuale e strumentale, Kinesiotaping

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