Polmoniti interstiziali e tamponi negativi, Balzanelli (118): in aumento i casi

È importante capire come mai il tampone risulti negativo: può darsi che ci siano delle difficoltà nel prelievo del tampone, oppure che il virus a un certo punto scenda e non sia rintracciabile nelle prime vie aeree

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Tamponi negativi su pazienti con polmoniti interstiziali Covid-like: i casi sono diffusi, come conferma a Doctor33 Mario Balzanelli, presidente nazionale della Sis 118. Balzanelli è stato il primo medico a segnalare l’anomala situazione, osservata durante l’attività di soccorso svolta a Taranto. Diversi i casi rilevati poi dai suoi colleghi in tutta Italia.

«La sintomatologia clinica spesso è la stessa dei malati Covid-19: pazienti con insufficienza respiratoria evidente, affanno e febbre , resistenza ad alcuni trattamenti; a volte la sintomatologia è sfumata. Nonostante il tampone negativo, i pazienti presentano, in seguito alla Tac, lo stesso quadro radiologico di una polmonite interstizio-alveolare con aspetto a “vetro smerigliato”, Covid-Like». Balzanelli spiega che questi casi si rivelano spesso dei falsi negativi: «Nei casi in cui è stato effettuato l’esame broncoscopico, però, il virus è stato scovato nel liquido del lavaggio bronco-alveolare».
«È importante capire come mai il tampone risulti negativo: può darsi che ci siano delle difficoltà nel prelievo del tampone, oppure che il virus a un certo punto scenda e non sia rintracciabile nelle prime vie aeree – prosegue Balzanelli -. Per questo nei pazienti con polmonite bisognerebbe procedere alla ricerca del virus attraverso la broncoscopia, in coerenza con quanto indicato dalle linee guida Siaarti (Società italiana di anestesia analgesia rianimazione e terapia intensiva) e dell’Aipo (Associazione italiana pneumologi ospedalieri)». Balzanelli tiene a precisare: «Mi si potrebbe obiettare che si tratti di polmoniti interstiziali, non dovute al Covid-19, ma è davvero singolare che questa situazione si sia riscontrata in piena emergenza Coronavirus e in diversi gruppi di persone che avevano come sintomo l’affanno. La polmonite interstiziale in genere non è così diffusa come lo è stata in questo periodo. Su molte persone abbiamo rilevato valori di interluchina 6 alta e linfociti bassissimi».
Se fosse così, il numero di pazienti Covid potrebbe essere quasi il doppio di quello effettivamente rilevato. «Non si ha, al momento, alcuna certezza in merito alla reale diffusione dell’infezione di Sars-CoV-2 nella nostra popolazione. A Taranto come 118 abbiamo monitorato tutti i casi che presentavano sintomi come febbre, tosse e dispnea; li abbiamo richiamati e, appena notato un peggioramento nel respiro siamo andati a prenderli. Nella maggior parte delle persone che faticavano a respirare ci siamo accorti che le Tac dei polmoni erano devastanti: pazienti che il giorno prima stavano bene, il giorno peggioravano. Molti li abbiamo salvati grazie al monitoraggio quotidiano con il saturimetro – aggiunge Balzanelli -. Non sempre, poi, il tampone prova la realtà. Si documentano, a livello nazionale, rispetto alla sensibilità del test del tampone, percentuali molto elevate di falsi negativi, non inferiori al 30-40%».

Oltre alla sua attività come presidente nazionale della Sis 118, il dottor Balzanelli coltiva la passione per la ricerca e, al momento, sta lavorando a uno studio su una cura anti-Covid, che lui stesso illustra: «Con la dottoressa Jolanda Spadavecchia e la ricercatrice Muriel Derrien abbiamo depositato, a Parigi, il brevetto per un cocktail di nutraceutici, antiossidanti ed enzimi: sarebbe in grado di destabilizzare il virus e di modulare la risposta antinfiammatoria sistemica dell’organismo e pensiamo che possa contrastare la trombosi microvascolare diffusa sistemica, attraverso la quale si chiudono i microcircoli che provocano la morte per Covid. C’è anche un componente antivirale che è già stato testato su altri virus e pensiamo che possa funzionare anche per il Covid-19». Questa potenziale terapia verrà inizialmente testata in vitro in Vietman dal professor Pham Hung Van; «in Italia abbiamo invece una partnership con l’Università Campus Biomedico di Roma con il professor Felice Agrò, Ordinario della Cattedra di Rianimazione-Terapia intensiva – conclude Balzanelli -. Se fosse efficace, questa possibile terapia avrebbe costi molto ridotti».

 

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