Linee guida Espen sulla gestione nutrizionale dei pazienti COVID-19

er ottimizzare lo stato nutrizionale ed evitare che peggiori la prognosi in pazienti COVID-19 in quarantena domiciliare o ricoverati in ospedale, è necessario che vi sia il supporto di una consulenza nutrizionale

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La pandemia COVID-19 pone sfide e minacce senza precedenti ai pazienti e ai sistemi sanitari di tutto il mondo. Le complicanze respiratorie acute che richiedono la gestione dell’unità di terapia intensiva (ICU) sono una delle principali cause di morbilità e mortalità nei pazienti con COVID-19. È stato riferito che i pazienti con esiti peggiori e mortalità più elevata includono soggetti immunocompromessi, vale a dire adulti più anziani che hanno comorbilità e persone malnutrite in generale, quest’ultima rappresenta di per sé un fattore di rischio rilevante per una maggiore morbilità e mortalità nelle malattie croniche e acute.

È anche importante sottolineare che per la stabilizzazione dei pazienti COVID-19 sono necessari soggiorni prolungati in terapia intensiva, e un soggiorno più lungo in terapia intensiva di per sé può direttamente peggiorare o causare malnutrizione, con grave perdita della massa e della funzione dei muscoli scheletrici che può portare a disabilità, scarsa qualità della vita e morbilità aggiuntiva. La prevenzione, la diagnosi e il trattamento della malnutrizione dovrebbero pertanto essere regolarmente incluse nella gestione dei pazienti con COVID-19. La European Society for Clinical Nutrition and Metabolism (ESPEN) ha realizzato una guida concisa per la gestione nutrizionale dei pazienti COVID-19.

Innanzitutto, risulta di particolare importanza che i professionisti esperti in ambito della nutrizione (dietisti, nutrizionisti e medici specializzati) verifichino lo stato nutrizionale del paziente, per scongiurare il rischio di malnutrizione tramite test quali il MUST e l’NRS-2002.

Per ottimizzare lo stato nutrizionale ed evitare che peggiori la prognosi in pazienti COVID-19 in quarantena domiciliare o ricoverati in ospedale, è necessario che vi sia il supporto di una consulenza nutrizionale, onde evitare il peggioramento della prognosi. Un adeguato apporto calorico (27-30 Kcal/kg) e proteico (>1 g/kg) è fondamentale per non indurre malnutrizione e catabolismo muscolare. In caso di peggioramento della prognosi del paziente con COVID-19 è necessario aumentare l’apporto proteico.

Si rende anche necessaria la supplementazione con vitamine e minerali in soggetti che presentano malnutrizione. In particolare, un ruolo cruciale, lo hanno gli integratori di vitamina D (protettiva e immunostimolante), vitamina A, vitamina C e altri micronutrienti tra cui la vitamina E, le vitamine del gruppo B (B6 e B12), sali minerali come lo zinco, il selenio e il ferro. Non ci sono prove scientifiche comprovate che alte dosi di tali micronutrienti migliorino l’esito prognostico dei pazienti COVID-19, ma è risultato di fondamentale importanza non avere carenze.

Altro punto trattato dall’ESPEN è praticare attività fisica regolare: è necessario che pazienti in quarantena domiciliare mantengano uno stile di vita attivo praticando sessioni di attività fisica programmata. Inoltre, recenti evidenze, sembrano indicare un potenziale impatto positivo dell’attività fisica in associazione ad aminoacidi essenziali o loro metaboliti.

Qualora i pazienti abbiano malnutrizione, qualora il counseling nutrizionale e l’utilizzo di cibi fortificati non si dovesse rendere sufficiente al raggiungimento dell’intake calorico giornaliero calcolato e agli obiettivi nutrizionali prefissati, è necessario l’utilizzo di supplementi di nutrizione orale (ONS).

Per pazienti ospedalizzati, che non riescono a raggiungere gli obiettivi nutrizionali neppure tramite ONS, si rende necessario un trattamento con la nutrizione enterale (EN). Se neanche la nutrizione enterale si rivelasse una strada praticabile, è necessario intervenire prontamente con una nutrizione parenterale (PN) pur di non indurre malnutrizione nel paziente COVID-19.

In conclusione, un approccio globale integrato che associa all’alimentazione le misure di supporto vitale, ha il potenziale per migliorare la prognosi in pazienti COVID-19, in particolare nella fase di recupero.

 

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Dott.ssa Marta Lezzi
Nata a Lecce il 09/03/1995. Laurea magistrale in Biologia curriculum Nutrizione Umana cum Laude presso l’Università del Salento nell’ottobre del 2018. Ha conseguito un master di II livello in Psicobiologia della nutrizione e del comportamento alimentare presso le università di Roma Tor vergata e Campus Biomedico cum Laude nel dicembre del 2019. Ha prestato il suo servizio presso centri specializzati in DCA dell’USL Umbria I e presso il servizio di dietetica e nutrizione clinica dell’ASL di Lecce. Attualmente svolge attività libero professionale come biologa nutrizionista a Lecce in Piazza Mazzini, 64.

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