Pandemia da coronavirus o Psicosi dilagante?

In questo articolo si vuole cercare di evitare inutili allarmismi, fare lo stato dell’arte della situazione e cercare di rispondere alle domande più comuni su questo tema dilagante.

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Negli ultimi giorni la notizia di “pandemia da coronavirus” ha animato il dibattito all’interno dell’opinione pubblica, degli esperti e soprattutto del Governo italiano. In questo articolo si vuole cercare di evitare inutili allarmismi, fare lo stato dell’arte della situazione e cercare di rispondere alle domande più comuni su questo tema dilagante.

Innanzitutto sembra opportuno specificare che il coronavirus è una vasta famiglia di virus, noti dal 1960, di questi solo 7 ceppi sono capaci di infettare l’uomo. Che ci fosse un’alta probabilità di diffusione di focolai di coronavirus, a partire dalla Cina, si sapeva già dal 2 marzo 2019, data in cui faceva la comparsa su riviste scientifiche specializzate, come la Viruses, un paper dal titolo “Bat Coronaviruses in China”. I tre scienziati cinesi, fautori dell’articolo, avevano messo in guardia sull’alto rischio di una diffusione del virus in Cina: la causa è attribuibile alle abitudini alimentari della popolazione cinese, infatti, i pipistrelli portatori del virus, vivono vicino all’uomo e trasmettono il virus ad altri mammiferi. Macellazione (in luoghi dove non si rispettano norme igieniche) e consumo di ogni tipo di animali sono la miscela esplosiva che prima o poi porta alla diffusione incontrollata di epidemie. Ad ogni buon conto, è presente, nella letteratura scientifica, lo studio di un particolare gene, detto HLAb27, che presenta diversi polimorfismi. In particolar modo il polimorfismo HLA27-04 è l’unico che consente l’attecchimento del virus e la proliferazione virale nell’organismo. Secondo gli esperti tale polimorfismo è presente in omozigosi nel 69% della popolazione della Cina meridionale, proprio dove è ubicata la città di Wuhan, mentre in Italia solo l’1% della popolazione presenterebbe tale polimorfismo. Pertanto la popolazione cinese sarebbe estremamente sensibile all’aggressione del virus con maggiore probabilità di complicazioni respiratorie e morte.

Inoltre risulta completamente errato definire ciò che sta accadendo come una “pandemia”, a tal proposito, Maria Rita Gismondo, direttore responsabile di Macrobiologia Clinica, Virologia e Diagnostica Bioemergenze, nel laboratorio dell’Ospedale Sacco di Milano in cui vengono analizzati da giorni i campioni di possibili casi di coronavirus Covid-19 afferma: “A me sembra una follia. Si è scambiata un’infezione appena più seria di un’influenza per una pandemia letale! Durante la scorsa settimana la mortalità per influenza è stata di 217 decessi al giorno! Per Coronavirus 1! È una follia che farà male!” Anche il virologo dell’Università di Milano e presidente nazionale Anpas, Fabrizio Pregliasco, in accordo con la Dott.ssa Sigismondo dice: “Al momento l’influenza provoca ancora più morti del Coronavirus. La malattia può avere anche sintomi molto banali, come il raffreddore o la febbre a 37. Direi che per l’80 per cento è un virus semplice.” Dunque il coronavirus può causare malattie che vanno dal comune raffreddore a malattie più gravi come la Sindrome respiratoria mediorientale (MERS) e la Sindrome respiratoria acuta grave (SARS). Si è però accertato che la stragrande maggioranza delle persone affette o non presenta sintomi, oppure presenta sintomi ascrivibile ad una banale influenza. È necessario anche specificare che non è affatto semplice contrarre il virus da persona a persona, infatti il tasso di epidemiologia, come sostenuto dall’OMS, fuori dall’epicentro Wuhan, è dello 0.7%. Una % che cala ancor di più se non si tiene conto della popolazione anziana, che, avendo delle patologie pregresse, ha delle probabilità maggiori di ammalarsi. Oltre ai dati statistici, che dovrebbero rassicurare la popolazione, ci sono notevoli fattori di prevenzione che si possono adottare: quelli nutrizionali, per esempio, consistono nell’utilizzo di sostanze come l’ascorbato di potassio, il resveratrolo e un particolare tipo di zuccheri, chiamati glucani, che rafforzano il sistema immunitario e impediscono naturalmente la proliferazione virale.

Molti allora si chiedono come mai in Italia ci siano in già più di 400 casi, arrivando addirittura ad essere il terzo paese nella classifica globale per contagi. La risposta ancora una volta viene fornita del Prof. Pregliasco: “Prima di tutto stiamo iniziando a fare una serie di test a tappeto e quindi escono fuori più casi. Più controlli uguale più infetti scoperti, è ovvio. Secondo punto: la sfiga, la fortuna nell’avere nello stesso paese tanti casi “minori”, cioè le persone con sintomi non gravi che circolano liberamente senza neanche controllarsi”. Dunque la risposta è semplice quanto banale: in Italia sono stati fatti 4000 tamponi faringei (contro i 400 che sono stati fatti, per esempio, in Francia) che hanno messo in luce il contagio anche in persone che non presentavano alcun sintomo e che presumibilmente altrimenti non avrebbero mai saputo di aver contratto il virus.

L’ONB ha di recente intervistato il Dott. Andrea Del Buono (medico di medicina generale, immunologo e allergologo) secondo il quale è importante far comprendere alle persone che questo virus si comporta come gli altri, non è dunque più pericoloso. Ci si potrebbe però, chiedere come mai si stiano prendendo tante precauzioni in merito; la ragione è molto semplice: la popolazione suscettibile, ovvero gli anziani e gli immunodepressi, non hanno a disposizione un vaccino (come quello antiinfluenzale) per evitare complicanze anche mortali, dunque per cautelare queste persone, risulta opportuno intervenire cercando di impedire la proliferazione del virus il più possibile, evitando di far circolare liberamente le persone che vivono o lavorano nella ormai famosa “zona rossa”. Inoltre, il Dott. Del Buono, mette in luce come vivere in uno stato di tensione ed ansia, comporta l’attivazione delle ghiandole surrenali che iperproducono cortisolo e adrenalina, ormoni che determinano l’abbassamento delle difese immunitarie e dunque maggiore probabilità di essere aggrediti dal virus, quindi paradossalmente, più si cerca di stare tranquilli meno probabilità abbiamo di ammalarci. Dunque, le persone che non vivono nella zona rossa, possono tranquillamente continuare a condurre una vita regolare, cercando semplicemente di adottare le elementari norme igieniche, come lavarsi bene e spesso le mani, starnutire nel gomito, coprirsi la bocca con un fazzoletto nell’eventualità di un colpo di tosse, evitare di toccarsi bocca e occhi in particolare dopo aver toccato maniglie e oggetti di uso comune e promiscuo: inutile aver paura di uscire da casa, decidere di costringersi ad una quarantena volontaria o adottare misure eccezionali.

Nel caso, invece, qualcuno abbia sintomi influenzali molto importanti, non deve per nessun motivo recarsi al Pronto Soccorso (perché il contagio nelle strutture sanitarie è più grave e più veloce, in quanto le condizioni mediche di partenza dei pazienti sono già gravi), ma chiamare i sanitari del 118 o il numero verde 1500. In questi casi è da evitare in qualunque modo il contatto con altre persone.

 

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Dott.ssa Marta Lezzi
Nata a Lecce il 09/03/1995. Laurea magistrale in Biologia curriculum Nutrizione Umana cum Laude presso l’Università del Salento nell’ottobre del 2018. Ha conseguito un master di II livello in Psicobiologia della nutrizione e del comportamento alimentare presso le università di Roma Tor vergata e Campus Biomedico cum Laude nel dicembre del 2019. Ha prestato il suo servizio presso centri specializzati in DCA dell’USL Umbria I e presso il servizio di dietetica e nutrizione clinica dell’ASL di Lecce. Attualmente svolge attività libero professionale come biologa nutrizionista a Lecce in Piazza Mazzini, 64.

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