Endometriosi, come aiutarsi con la tavola

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E’ una patologia su base infiammatoria come ormai si ipotizza per tutte le malattie croniche, tuttavia non se ne conosce ancora il reale meccanismo patogenetico.
Alla base del processo infiammatorio sembrano esserci due variabili importanti quali il tessuto adiposo ed i livelli di insulina.
Il tessuto adiposo, stimolato dai picchi di insulina, produce e rilascia segnali infiammatori attraverso varie citochine (sostanze mediatrici della infiammazione).
A sua volta l’aumento dello stato infiammatorio produce come diretta conseguenza l’aumento delle resistenze periferiche cellulari all’insulina stessa innescando così un perverso circolo vizioso.
Alla luce di tutto ciò è intuitivo immaginare che tutto ciò che contrasta l’infiammazione rappresenta un utile elemento per contrastare tale patologia.
Questa indicazione generale come si traduce a tavola?
Aumentiamo tutti i cibi che abbiano un basso indice glicemico ossia che possiedano una bassa capacità di stimolo a produrre insulina.
Tali cibi sono tutti i cibi poco raffinati come i cibi integrali ottenuti da farine macinate a pietra e non a cilindri, i legumi che hanno una importante componente di fibre le quali permettono di mantenere basso l’indice glicemico, le verdure in generale, la frutta in generale ad esclusione di alcuni frutti molto dolci.
Aumentiamo anche tutti i cibi e le sostanze che notoriamente hanno un effetto antinfiammatorio.Tra queste possiamo elencare la vitamina D che ha anche attività antiproliferativa ed immunostimolante, il livello circolante di tale pro ormone è fissato in almeno 40 ng/ml nelle donne colpite da tale patologia; pesce azzurro, salmone, tonno, olio di oliva extravergine, frutta secca (noci, pecan, mandorle, anacardi) in quanto contengono in quantità importanti oli polinsaturi come gli omega3.
Diminuiamo infine il consumo di carne senza tuttavia eliminarlo; questa indicazione nasce da uno studio condotto da A. Yamamoto della Harvard Chan School di Boston che ha osservato che ridurre il consumo di carne ad una porzione a settimana riduce del 56% il rischio di sviluppare la malattia.

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Dott. Marco Casadei
Si è laureato in Medicina e Chirurgia all'Università di Bologna nel 1990. Specializzato a Bologna nel 1994 in Medicina del Lavoro. Ha conseguito un Master in "Bioetica Generale e Clinica" nel 2006 all'Università Politecnica delle Marche di Ancona. Nel 2016 ha conseguito un Master in "Nutrizione umana" a Roma con il Prof. Eugenio del Toma. Attualmente lavora come Medico di Famiglia a Bellaria Igea Marina (RN) e come Medico del Lavoro libero professionista

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