Pubertà precoce: aumentati i casi dopo la pandemia

La pubertà precoce è 10 volte più comune nelle bambine che nei bambini, anche se le ragioni di questa differenza di genere sono ancora misteriose

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In uno studio condotto recentemente dall’IRCCS Gaslini di Genova e successivamente pubblicato sul Journal of Endocrine Society, è emersa una stretta correlazione tra la pandemia e l’insorgenza della pubertà precoce soprattutto nelle bambine.

Esaminando i dati di 133 ragazze da gennaio 2016 a giugno 2021 i ricercatori hanno registrato un aumento di casi di pubertà precoce (Pp), in particolare tra le bambine, nei 2 anni caratterizzati dalla pandemia Covid tra marzo 2019 e il giugno 2021 rispetto ai dati di coorte annuali dei 4 anni precedenti.

La pubertà precoce è 10 volte più comune nelle bambine che nei bambini, anche se le ragioni di questa differenza di genere sono ancora misteriose. Lo scopo dello studio è stato valutare l’incidenza della pubertà precoce centrale idiopatica (Icpp) nelle femmine durante la pandemia di Covid-19 in Italia rispetto all’incidenza della Pp valutata nei 4 anni precedenti. È stata anche investigata la possibile relazione tra l’aumento di incidenza della Pp e il cambiamento dello stile di vita legato alla pandemia. Prima della pandemia la pubertà precoce colpiva appena un bambino su 10mila, con il lockdown pandemico questa condizione è risultata in aumento del 30%.


Tra i possibili fattori scatenanti di questo fenomeno – evidenzia lo studio – è stato riscontrato un Bmi (indice di massa corporea) più elevato nelle ragazze con diagnosi di pubertà precoce rapidamente progressiva durante la pandemia, sebbene non statisticamente significativo. Questi dati sono in linea con il trend di aumento di peso registrato negli ultimi anni nei bambini. Un rapido aumento del peso corporeo è associato all’avanzamento dello sviluppo puberale e un aumento della massa grassa corporea, in particolare del grasso viscerale, sembra svolgere un ruolo importante in questo senso. 

I cambiamenti nelle abitudini quotidiane durante la pandemia, dunque, secondo gli autori potrebbero aver modificato la composizione corporea in termini di distribuzione del grasso, anche senza causare un aumento significativo del Bmi: tra le pazienti visitate durante i primi 15 mesi della pandemia e l’88,5% aveva interrotto ogni attività fisica.
E non è l’unico motivo: l’uso prolungato di dispositivi elettronici potrebbe aver influenzato i tempi di sviluppo puberale. Le bambine con diagnosi di pubertà precoce durante il periodo pandemico hanno, infatti, mostrato una media di 2 ore giornaliere in più.

“L’analisi – spiega Mohamad Maghnie, direttore Uoc Clinica pediatrica ed Endocrinologia dell’istituto e responsabile scientifico del lavoro – si è concentrata in particolare sui cambiamenti nello stile di vita durante i periodi di lockdown, rivelando che negli ultimi anni è stato osservato un lento aumento di casi di pubertà precoce, in particolare nelle bambine, con un’estrema ‘impennata’ proprio negli ultimi 2 anni tra Covid-19, pandemia e lockdown. Questo fenomeno è stato segnalato da molti centri di diversi Paesi”.

“Durante la pandemia – riferisce Daniela Fava della Clinica pediatrica ed Endocrinologia, prima firmataria dell’articolo con Carlotta Pepino, specializzanda in Pediatria all’università di Genova – il numero delle bambine che abbiamo valutato per sospetta pubertà precoce è aumentato di quasi l’80% rispetto ai 4 anni precedenti, e la percentuale di bambine a cui è stata diagnosticata la pubertà precoce rapidamente progressiva (Rp-Icpp) è stato del 30% più alto durante il periodo pandemico. Prima della pandemia, solo il 41% delle ragazze indirizzate al nostro istituto per sospetta pubertà precoce presentava una forma rapidamente progressiva, ma durante la pandemia la percentuale è salita al 53,5%”.

fonte: Doctor33


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