ATTENTI AL MARE: COSA FARE SE SI E’ PUNTI DA UNA TRACINA

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Le tracine sono pesci (anche detti pesci ragno) che si nascondono sotto la sabbia e che dunque spesso vengono calpestate. Hanno degli aculei piuttosto appuntiti e iniettano un veleno potente.

Nel caso di ferita da tracina è consigliabile tenere ferma e tranquilla la persona colpita ed eventualmente somministrare un antidolorifico. Nel caso si manifesti difficoltà a respirare o un calo di pressione è consigliabile recarsi in Pronto soccorso al più presto.

In caso si venga a contatto con una tracina è bene non scaldare la zona colpita né con acqua né con la sabbia: è vero che la tossina è termolabile e dunque il calore la rende inattiva, ma questi rimedi fai-da-te non recano sollievo e non migliorano in alcun modo la situazione.

La puntura di tracina si manifesta in maniera banale. Si avverte un piccolo pizzicore che, anziché scemare dopo pochi secondi, si intensifica in maniera proporzionale alla quantità di tossina trasmessa – quindi, in base al numero di aculei che hanno perforato la pelle e alle dimensioni del pesce.

La sensazione tipica, oltre al dolore sordo ed ingravescente, talvolta caratterizzato da picchi di acuzie, è quella di “sentire pulsare” il tessuto. La sede è sempre caratterizzata da rossore ed evidente gonfiore – che aumenta a vista d’occhio.

Il dolore si irradia spesso dalle estremità fino all’intero arto – poiché, di solito, vengono colpiti i piedi o le mani.

Alcune persone sensibili a questo genere di dolore o suscettibili tendono a svenire. Possono anche comparire febbre, nausea e vomito.

Nei casi più fastidiosi – o anche commettendo qualche errore nel trattamento – il dolore della puntura di tracina, il gonfiore e il rossore, pur diminuendo, possono durare oltre un giorno.

Il “veleno” della tracina, esattamente come quello dello scorfano, è di natura proteica.

Come curare la puntura di tracina?

Sappiamo che le proteine, per poter esercitare la propria funzione biologica, devono rimanere perfettamente “integre”. Essendo sensibili al calore, alla denaturazione meccanica, all’azione acida e all’aggressione enzimatica, uno qualsiasi di questi fattori potrebbe inattivarle.

Per inattivare il veleno della tracina quindi, sarebbe teoricamente possibile sfruttare questi meccanismi. Ma quale?

L’unico accorgimento che possiamo adottare è l’esposizione al calore. Accusando una puntura di tracina, quindi, la prima cosa da fare è immergere la parte danneggiata nell’acqua molto calda (almeno 40° C, ma senza esagerare).

Se il piede non sanguina e l’acqua calda non è disponibile, può essere buona norma sfruttare il calore della sabbia.

Attenzione! Mai applicare il ghiaccio. Sono anche inutili ammoniaca, alcol, urina e aceto.

(fonte humanitas.it e mypersonaltrainer.it)

Marchigiano di Fermo vive in Romagna dal settembre del 2000. Giornalista professionista dal 1991, ha lavorato in quotidiani di diverse regioni (Marche, Umbria, Toscana, Lazio ed Emilia Romagna) fino alla qualifica di caporedattore centrale. Tra le sue esperienze anche l'assunzione, quale esperto per l'informazione, presso l'ufficio di Gabinetto del presidente del Consiglio regionale delle Marche dott. Alighiero Nuciari nei primi anni 90 e quelle radiofoniche presso alcune emittenti private sempre delle Marche.

1 commento

  1. mi è capitato molti anni fa essere punto da una tracina, un dolore atroce, il bagnino mi ha fatto mettere il piede in acqua bollente, il primo giorno il dolore era insopportabile, comunque per oltre 20 giorni avvertivo fastidio alle dita del piede. Da quel giorno, quando vado a mare sulla sabbia metto sempre le ciabatte.

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