Dal melograno estratti bioattivi su aterosclerosi e altri disturbi infiammatori

I vari componenti del melograno, pianta e frutto, hanno mostrato potenti attività antiossidanti, antinfiammatorie, antidiabetiche, cardiovascolari, ipolipidiche, neuroprotettive, antibatteriche e antivirali

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Il melograno (Punica granatum) è un arbusto fruttifero appartenente alla famiglia delle Punicaceae; di recente sta suscitando interesse in tutto il mondo per gli importanti usi dei vari componenti della pianta e del frutto che hanno mostrato potenti attività antiossidanti, antinfiammatorie, antidiabetiche, cardiovascolari, ipolipidiche, neuroprotettive, antibatteriche e antivirali, potenzialmente utili anche in numerose malattie oncologiche.

La buccia del melograno è di particolare interesse per l’estrazione di composti bioattivi

Gli utilizzi descritti da Dioscoride sono per lo più ascrivibili alle proprietà astringenti, come ad esempio la dissenteria e le ulcerazioni.
Questa pianta è originaria dell’Iran e dell’Afghanistan; oggi la sua coltivazione è diffusa anche in Africa, America, Medio Oriente, Australia ed Europa, e viene consumato il frutto o il succo. Il melograno è una grossa bacca circondata da una spessa buccia colorata composta da esocarpo e mesocarpo. Il mesocarpo bianco forma camere (loculi) contenenti arilli commestibili con semi all’interno. Dagli arilli rossi, che rappresentano il 45-52% del peso totale del frutto, si può produrre il succo di melograno. I semi rappresentano il 12-20% del frutto e servono per ottenere un olio di semi ricco di acidi grassi insaturi. Infine, la parte non commestibile del frutto è la buccia (40-55%), generalmente considerata un rifiuto e smaltita o utilizzata come compost o in impianti di produzione di biogas. Tuttavia, la buccia del melograno è recentemente ritornata in auge in quanto di particolare interesse per l’estrazione di composti bioattivi: negli ultimi anni sono state messe a punto numerose tecniche per sfruttare bucce e i semi di melograno al fine di estrarne i componenti attivi.

Tecniche di estrazione green valorizzano l’enorme quantità di scarti e sottoprodotti della lavorazione industriale del melograno

Un recentissimo articolo investiga la letteratura disponibile in modo dettagliato. La composizione del melograno differisce nelle sue parti (arilli, semi, buccia del frutto, fiori, foglie, corteccia), con più di 500 metaboliti primari e secondari, identificati attraverso varie tecniche analitiche, come la cromatografia liquida – spettrometria di massa ad alta risoluzione, la risonanza di spin elettronico, la spettroscopia di fluorescenza, quella infrarossi, la spettrometria di massa, la risonanza magnetica nucleare e la cromatografia su strato sottile.
Sebbene siano state tentate numerose strategie per migliorare la solubilità e la biodisponibilità degli ellagitannini più rappresentativi, questo campo resta da esplorare adeguatamente per sfruttare appieno questo prezioso nutraceutico. Ciò che si evince dallo studio è l’identificazione di due direzioni principali. La prima include la complessazione e l’incapsulamento di estratti di melograno con nanoparticelle metalliche o biopolimeri, su cui si sono concentrati sia la ricerca che l’industria, dando vita a integratori alimentari avanzati già disponibili sul mercato. La seconda direzione prevede l’applicazione di idonee tecniche di estrazione green, portando allo stesso tempo il vantaggio della valorizzazione economica dell’enorme quantità di scarti e sottoprodotti della lavorazione industriale del melograno.
Tra le tecniche la cavitazione idrodinamica appare estremamente promettente, sebbene non ancora sfruttata per il melograno, mostrando velocità di estrazione più elevate dei composti bioattivi, nonché la complessazione spontanea di ellagitannini, gallotannini e altri polifenoli con pectina, come già riscontrato con l’estrazione di prodotti di scarto degli agrumi, ed inoltre la possibilità di utilizzare i residui dei processi estrattivi sotto forma di cellulosa micronizzata come ulteriore materiale di incapsulamento.
L’evidenza suggerisce un potenziale estremamente elevato per lo sviluppo di estratti di melograno più efficaci e probabilmente più convenienti, ricchi di potenti costituenti bioattivi adoperabili come integratori alimentari o coadiuvanti nelle terapie per le malattie cardiovascolari e non cardiovascolari.

Ampio spettro d’azione sull’organismo: il melograno può essere adoperato per il trattamento e la prevenzione di molte patologie

L’ampio spettro d’azione sull’organismo consente al melograno di essere adoperato per il trattamento e la prevenzione di molte patologie. I vari componenti della pianta e del frutto mostrano potenti attività antiossidanti, antinfiammatorie, antidiabetiche, cardiovascolari, ipolipidiche, neuroprotettive, antibatteriche e antivirali, potendo essere utili anche in numerose malattie oncologiche. Gli ellagitannini più abbondanti sono le punicalagine, che sono anche responsabili della maggior parte dell’attività antiossidante in vitro. Di recente la ricerca si sta incentrando proprio sulle punicalagine e sui suoi metaboliti, gli studi sono promettenti soprattutto in patologie complicate come l’aterosclerosi e altri disturbi infiammatori: agendo attraverso molteplici meccanismi, compresi quelli antiossidanti e antinfiammatori, insieme alla modulazione del microbiota intestinale, genera un’azione potente che tuttavia necessita di conferme sul piano clinico.

Bibliografia

Antioxidants. 2023; 12(7):1351.
https://doi.org/10.3390/antiox12071351

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