Oms: nel mondo c’è un’epidemia di sedentarietà

Entro il 2023 si prevede che quasi 500 milioni di persone si ammaleranno, con costi che sfioreranno i 300 miliardi di dollari, pari a 27 miliardi all'anno, se i governi non metteranno in campo misure urgenti per incoraggiare i cittadini a cambiare vita.

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A causa della pandemia, ma soprattutto della mancanza di piani nazionali sull’attività fisica, è in atto un’epidemia di sedentarietà. Entro il 2023 si prevede che quasi 500 milioni di persone si ammaleranno, con costi che sfioreranno i 300 miliardi di dollari, pari a 27 miliardi all’anno, se i governi non metteranno in campo misure urgenti per incoraggiare i cittadini a cambiare vita. È l’allarme lanciato dall’Organizzazione mondiale della sanità nel primo rapporto sull’impatto dell’inattività fisica in termini di salute globale. 

In base ai dati raccolti in 194 Paesi l’Oms rileva progressi lenti e politiche insufficienti a prevenire le conseguenze mediche della ‘pigrizia cronica’ e il loro carico su “sistemi sanitari già sopraffatti”. Ecco perché mezzo miliardo di cittadini del pianeta sarà a rischio di contrarre patologie cardiache, obesitàdiabete e altre malattie non trasmissibili. «E’ necessario che un numero maggiore di Stati implementi politiche volte a incoraggiare i cittadini ad aumentare l’attività fisica, camminando, pedalando o facendo altri sport – ammonisce il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus – I benefici sono enormi non solo per la salute fisica e mentale delle persone, ma anche per la comunità, per l’ambiente e l’economia».

Meno della metà delle nazioni analizzate – emerge dal report – si è dotata di un piano nazionale sull’attività fisica, che dove esiste è operativo in meno del 40% dei casi e nel 28% risulta non finanziato o non attuato. Solo il 30% dei Paesi, inoltre, ha definito linee guida nazionali sull’esercizio fisico per tutte le fasce d’età. Mentre quasi tutti riferiscono di avere attivato un sistema per il monitoraggio dell’attività fisica negli adulti, il 75% degli Stati monitora l’attività fisica tra gli adolescenti e meno del 30% quella nei bimbi minori di 5 anni. Ancora, poco più del 40% delle nazioni dispone di standard di progettazione stradale pensati per rendere più sicuri gli spostamenti a piedi e in bicicletta. 

Un quadro peggiorato dalla pandemia di Covid-19, che non solo ha bloccato le iniziative di promozione dello sport – spiega l’Oms – ma ne ha anche influenzato l’attuazione, amplificando le disuguaglianze nell’accesso all’esercizio fisico. Lo sport «fa bene alla salute pubblica», rimarca Ruediger Krech, direttore del Dipartimento Oms per la promozione della salute. Ma «anche dal punto di vista economico ha senso promuovere una maggiore attività fisica per tutti – precisa – Dobbiamo facilitare programmi inclusivi per l’esercizio fisico e garantire che le persone vi accedano più facilmente. Questo report lancia un chiaro appello a tutti i Paesi, a rafforzare e ad accelerare le loro politiche per lo sport».

Con l’obiettivo di aiutare le nazioni in questo compito, il Piano d’azione globale Oms sull’attività fisica 2018-2030 (Gappa) definisce 20 raccomandazioni – ricorda l’agenzia delle Nazioni Unite per la sanità – comprese politiche per strade più sicure, per incoraggiare spostamenti attivi, per fornire più programmi e opportunità di sport in contesti chiave come i servizi per l’infanzia, le scuole, l’assistenza sanitaria di base e il lavoro. Fiona Bull, a capo dell’Unità Oms per l’attività fisica, spiega inoltre che «mancano indicatori approvati a livello internazionale per valutare l’accesso a parchi, piste ciclabili e percorsi pedonali». 

La conseguenza è che «non possiamo tracciare la presenza globale delle infrastrutture per la promozione dell’esercizio fisico», innescando «un circolo vizioso» per cui senza indicatori mancano i dati, e senza i dati mancano «assunzione di responsabilità, progetti e investimenti». Il rapporto invita i Paesi a «dare priorità all’attività fisica come fattore chiave per migliorare la salute e affrontare le malattie non trasmissibili, a includere l’esercizio fisico in tutte le politiche pertinenti e a sviluppare strumenti, guide e formazione per migliorarne l’attuazione».

fonte: Doctor33


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