LA VITA INTRAUTERINA ED IL CONSEGUENTE CONDIZIONAMENTO DOPO LA NASCITA

Il feto è estremamente suscettibile alle emozioni provocategli dal mondo esterno. quanto e come queste influiranno nella vita del futuro adulto?  

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L’argomento di oggi, affascinante e misterioso, ci rivela le percezioni del feto nella vita intrauterina ed il loro conseguente condizionamento nella vita dopo la nascita.      

Siamo oramai soliti considerare che il feto, all’interno del ventre materno, è un essere vivente, suscettibile delle emozioni vissute dalla mamma; per merito delle analisi e della diagnostica, siamo costantemente aggiornati e consapevoli dello stato di salute del nascituro e, con il susseguirsi delle fasi della gravidanza, individuiamo anche il sesso e persino i lineamenti del suo viso. Informazioni impensabili di poter ottenere sino a prima degli anni’70; tuttavia, c’è ancora molto da scoprire riguardo al mistero più grande dell’Universo. Ne parliamo con il Dott. Pino Tartaglia – Psicoterapeuta e Scrittore.

 

Daniela Cavallini:

Dott. Tartaglia, oggi stiamo per intraprendere un “viaggio nel passato”, tornando in “quel luogo” imprescindibile, noto come grembo materno…

Dott. Pino Tartaglia:

Il viaggio nel passato”, ovvero il percorso dentro il ventre materno, c’invita a riconsiderare una posizione molto attiva del feto nella progressione evolutiva continua di fasi separazione-incontro nella vita intrauterina anziché l’obsoleta immagine di una creatura nascente passiva che subisce inerme qualsiasi evento che accade. Riconsiderare inoltre la capacità attiva già dalla fase embrionale dell’ovulo fecondato che sceglie con capacità (ancora sconosciute) i luoghi ed i processi elettivi di allocazione ed i movimenti energetici efficaci per assicurarsi il nutrimento nelle fasi cruciali dell’attecchimento sulla parete uterina per poter trarre da essa il necessario nutrimento per organizzare tutti i successivi stadi di sviluppo e crescita fino a diventare placenta e feto attraverso il funicolo ombelicale.

Daniela Cavallini:

…” quando un piccolo feto, in un rischio di angoscia di morte vera, va a sostenere la madre, provando a riattivare neurochimicamente la gravidanza” … un’enunciazione suscettibile di tenerezza, soprattutto se la ricollego a sua affermazione in proposito, ovvero che “il feto ha capacità decisionale di vivere o abortire”. Cortesemente Dott. Tartaglia, vuole approfondire questo concetto?

È sottolineare che l’embrione (ed il feto) non è un soggetto passivo di qualsiasi accadimento nella vita intrauterina, ma è un nucleo straordinariamente vitale e molto attivo al punto da essere capace di scegliere sull’endometrio la zona più opportuna e funzionale per l’attecchimento, per potersi nutrire e sviluppare attraverso il trofoblasto e poi col funicolo ombelicale, per organizzarsi e assicurarsi il necessario nutrimento ed il proseguimento delle successive fasi di sviluppo. Il piccolo nucleo biologico, sin dalla fecondazione svolge un ruolo, ho voluto sottolineare, che rappresenta l’essenza della capacità aggressiva attiva della vita agli albori dell’esistenza e nella sua radice più profonda. Nel sostegno neurochimico alla madre a fronte di un’angoscia di morte il Dott. Ferri sostiene che il masochismo (aiutare l’altro da sé per reggere e aiutare sé stessi) è già attivo in questa fase della vita. (il masochismo lo incontriamo prototipicamente, come afferma un grande studioso della materia il Dott. Genovino Ferri Presidente della Siar, anche nell’intrauterino, quando un piccolo feto, in un rischio di angoscia di morte vera, va a sostenere la madre, provvedendo a riattivare neurochimicamente la gravidanza.) (Vedi Genovino Ferri: Psicopatologia e carattere))

Daniela Cavallini:

Lo Psicoanalista Massimo Recalcati, adduce fondamentale importanza alle mani della madre che incontrano il neonato, che lo accudiscono e rassicurano. Lei condivide questa convinzione?

Dott. Pino Tartaglia:

Certamente. L’importanza dell’incontro del neonato con le mani della madre è importante agli albori della vita, come incontro rassicurante ed accudente, certo condivido con Recalcati: un incontro dunque, di sostegno, rassicurazione e accudimento. Noi riteniamo però che per il neonato decisivo sia soprattutto l’incontro con gli occhi della madre, fondamentale per la crescita sana e l’acquisizione dell’identità di personalità che influenzerà tutta la sua esistenza futura. Tuttavia, penso anche a quella energia creativa che spinge il feto all’avventura della vita, al rischio del vivere: incunearsi nel canale del parto affrontando il trauma della nascita, ma anche alla grande apertura del primo grido liberatorio e del primo respiro profondo di libertà, di venire alla luce ed alla vita, di poter riconoscersi e specchiarsi in chi gli dà conferma della sua esistenza. Identità, dunque, a mio parere non può circoscriversi solo all’accoglienza ed all’accudimento, bensì, al favorire già da subito il contatto occhi madre-occhi figlio per sostenere il suo essere al mondo, la sua individualità distinta da quella della madre, aiutandolo a disidentificarsi dalla simbiosi originaria materna intrauterina.

In Psicoterapia corporea proponiamo oltre al lavoro terapeutico con le mani, anche la percezione della presenza dello “sguardo materno”. Sguardo vuol dire “identità”: identità basilare della personalità, fiducia di base nelle relazioni e nella vita. Sguardo è incontrarsi-riconoscersi come anime. Lo sguardo ti fa ri-conoscere, ti fa vivere la gratitudine, ti fa evolvere verso l’autonomia adulta: le sole mani senza occhi possono generare dipendenza affettiva, prendere senza imparare a dare. Posizionare gli occhi per incontrare e riprendersi quello sguardo antico, esplorare il mondo, uscire dalla simbiosi materna è il lavoro che facciamo nei nostri gruppi di consapevolezza psicosomatica.

Daniela Cavallini:

Studi recenti riferiscono che nel ventre materno si “costruisce”, a poco a poco, la memoria dell’essere umano che sarà. Si parla di memoria prenatale, costituita da ricordi inconsci prevalentemente associati alla voce materna, ma anche paterna e di altri membri della famiglia, pertanto è caldamente consigliato di parlare e leggere al bambino, già durante la gravidanza. Lei concorda?

Dott. Pino Tartaglia:

al quinto mese di gravidanza l’apparato uditivo del feto è già efficacemente funzionante. Ciò non significa che il feto dia senso alle parole che gli si leggono o gli si dicono. Il feto risponde alla scansione ritmica dei suoni ed al linguaggio emozionale non verbale della comunicazione; quindi ciò implica una capacità comunicativa primaria degli adulti fondata su una sensibilità di tipo ritmico-sonora. I principi base della musicoterapia, creata e approfondita a Napoli da Dott. Gian Luigi Di Franco (molto usata egli approcci terapeutici alle psicosi autistiche), negli anni settanta, diffusa poi a livello internazionale da grandi studiosi come Roland Benenzon ed altri, sono validi strumenti non verbali e preverbali di un dialogo intenso a tonalità affettivo-relazionale. Il feto ed Il neonato, attenzione, non decodificano la grande musica ben strutturata che richiede il funzionamento di un cervello in fase avanzata di sviluppo, ma le frequenze sonore dei brani e le scansioni ritmiche che gli vengono proposti per sollecitare la risposta relazionale. Ad esempio le alte frequenze della musica di Mozart che ricaricano il cervello e l’umore. La memoria prenatale è bene ricordare ha un percorso molto più lungo inizia già dalla fecondazione, continua poi attraverso la fase trofo-ombelicale del nutrimento, della formazione della placenta, per poi approdare al parto. Siamo già ad esperienze di vita che lasciano una traccia indelebile nella struttura di personalità dell’individuo condizionandone i futuri passaggi evolutivi. Esiste una memoria cellulare protoplasmatica prima della formazione di un sistema nervoso strutturato ed organizzato insieme alla struttura cerebrale. Nella successiva formazione storica del carattere dell’individuo (carattere sta per segno inciso) nella diagnosi terapeutica di psicoterapia corporea va tenuto conto di come questo imprinting primario agisce ancora sulla struttura caratteriale e del comportamento dell’individuo.

Daniela Cavallini:

Da quanto sinora detto, si evince che il feto è estremamente suscettibile alle emozioni provocategli dal mondo esterno. Ora le chiedo, Dott. Tartaglia, quanto e come queste influiranno nella vita del futuro adulto?

Dott. Pino Tartaglia

In realtà sin dalla fase dell’annidamento la nuova vita entra in una dimensione e gioco relazionale con la madre utero e ne incontra da subito gli umori e la qualità energetica, anche del rapporto di coppia genitoriale. Un incontro di accoglienza e d’amore, un benvenuto o un rifiuto può già avvenire a questo livello segnando in maniera irreversibile la personalità del futuro neonato. Un buon accoglimento è dovuto alle pareti dell’utero che favoriscono, secondo l’energia della madre, l’impianto lo sviluppo e l’accrescimento determinando ciò che viene poi usualmente chiamata Fiducia di base nella vita. Un concetto questo usato in psicologia con accentuazione psichica qui invece viene in luce e rileva dagli strati più profondi della vita. È qui, dunque, nella vita intrauterina che nasce e fiorisce la vera fiducia di base nella vita. Non solo, ma si sviluppano anche i prodromi del cosiddetto processo d’individuazione: la capacità di separarsi, differenziarsi, di sviluppare la personalità di base temperamentale, la propria identità profonda prima di ogni identità psichica o psicosociale. Insomma il gioco della vita scandito da separazione e approdi a nuove dimensioni evolutive che accompagneranno tutta l’intera esistenza nella vita extrauterina di questo piccolo meraviglioso nucleo biologico. Il carattere dell’individuo adulto dunque è condizionato dai primi incontri relazionali di separazione, crescita, individuazione e di accoglimento per cui la cosiddetta fase orale di Freud si sposta dal capezzolo e dal seno alla fase embrionaria della vita. Quindi vi possono essere buoni e sani incontri o frustrazioni o blocchi molto precoci nella vita delle persone e questo può gettare feconda luce anche sulla origine delle psicosi. A questo livello primario iniziano le prime dinamiche relazionali tra madre e bambino, conflittualità, sfide, repressioni e alleanze. Una madre non sana, non capace d’amare, crea notevoli disturbi al feto che comunque dimostra una capacità attiva di far fronte straordinariamente resistendo in diversi casi anche ad una minaccia d’aborto volontario della madre. Una signora durante una delle mie conferenze sul tema è intervenuta raccontando di un suo ricordo spontaneo (venuto fuori dopo una seduta ipnotica) sconvolgente, sensoriale, di un amaro sapore alla gola e terrore a seguito di un tentativo di aborto attuato dalla madre e non riuscito.

E’ un’entusiasta! La caratterizza lo spiccato desiderio di comunicare. Nel suo percorso professionale ha ricoperto posizioni di responsabilità nel settore Education nell’ambito di Società Multinazionali, erogando corsi di Addestramento e Formazione – Aziendali ed Interaziendali - al Personale Commerciale. Successivamente, Daniela è migrata al mondo dell’imprenditoria. Con l’eclettismo che la contraddistingue, da alcuni anni è ritornata al suo primo amore: l’arte. È un’apprezzata astrattista che ama trasporre su tela le sue sensazioni. Contestualmente, da alcuni anni si è dedicata alla scrittura pubblicando e-book ad indirizzo formativo e curando per alcune testate giornalistiche rubriche inerenti psicologia, comunicazione, problematiche di coppia, salute e bellezza.

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