I cibi ultra-lavorati sono associati a un aumento del rischio di sviluppare demenza

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Le persone che seguono una dieta composta in alta percentuale da cibi ultra-lavorati possono avere un rischio maggiore di sviluppare la demenza rispetto a coloro che ne consumano percentuali minime nel proprio regime alimentare, secondo uno studio pubblicato su Neurology. «La nostra ricerca non solo ha rilevato che gli alimenti ultra-lavorati sono associati a un aumento del rischio di demenza, ma anche che la loro sostituzione con opzioni sane può ridurre il rischio di demenza» spiega Huiping Li, della Tianjin Medical University, Cina, primo nome del lavoro. I ricercatori hanno studiato i dati di 72.083 persone, seguite per una media di 10 anni. I partecipanti hanno compilato questionari su cosa avevano mangiato e bevuto il giorno precedente, che sono serviti a determinare la percentuale di cibo ultra-processato presente nella loro dieta quotidiana. In base a questo dato sono stati divisi in quattro gruppi. In media, gli alimenti ultra-processati costituivano il 9% della dieta quotidiana delle persone nel gruppo con consumo percentuale più basso, rispetto al 28% della dieta delle persone nel gruppo con consumo più alto. Il principale gruppo alimentare che ha contribuito a un’elevata assunzione di cibo ultra-lavorato è stato quello delle bevande, seguito dai prodotti zuccherati e dai latticini. Alla fine dello studio, a 518 persone è stata diagnosticata la demenza. Nel gruppo con consumo percentuale più basso di alimenti ultra-processati, 105 su 18.021 persone hanno sviluppato tale patologia, rispetto a 150 su 18.021 nel gruppo con consumo più elevato. Dopo aver aggiustato per i fattori confondenti, gli esperti hanno scoperto che per ogni aumento del 10% dell’assunzione giornaliera di alimenti ultra-lavorati, il rischio di demenza aumentava del 25%. Gli autori hanno anche stimato cosa sarebbe successo se una persona avesse sostituito il 10% degli alimenti ultra-lavorati con alimenti non trasformati o minimamente trasformati, come frutta fresca, verdura, legumi, latte e carne, e hanno osservato che tale variazione sarebbe stata associata a un rischio di demenza inferiore del 19%. In un editoriale correlato, Maura Walker e Nicole Spartano, della Boston University, Massachusetts, USA, sottolineano che, sebbene la ricerca sulla nutrizione abbia iniziato a concentrarsi sulla trasformazione degli alimenti, è ancora difficile classificare correttamente gli alimenti come non trasformati, minimamente processati, processati e ultra-processati.

Neurology 2022. Doi: 10.1212/WNL.0000000000200871
http://doi.org/10.1212/WNL.0000000000200871

Neurology 2022. Doi: 10.1212/WNL.0000000000201016
https://doi.org/10.1212/WNL.0000000000201016

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