Vaiolo delle scimmie: le domande e i dubbi ancora ancora irrisolti. Il punto su Nature

Gli scienziati hanno diversi dubbi sulla recente epidemia da vaiolo delle scimmie: dall'origine alle modalità di diffusione e di contenimento

tagmedicina,scimmie
- Adv -

Con il virus del vaiolo delle scimmie che si è manifestato in popolazioni separate tra diversi paesi e con l’apparente assenza di un legame tra molti dei cluster, alcuni scienziati sono in allarme per la situazione attuale, che fa ipotizzare che la trasmissione locale del virus non sia tracciabile. Rimangono dubbi, poi, sull’origine dell’epidemia e su come contenere la diffusione del virus Ecco alcuni dei punti su cui i ricercatori sono ancora divisi.

Come ha avuto inizio l’attuale epidemia?

Da quando è scoppiata la recente epidemia di vaiolo delle scimmie, i ricercatori hanno sequenziato i genomi virali raccolti da persone infettate dal virus provenienti da diversi paesi, inclusi Belgio, Francia, Germania, Portogallo e Stati Uniti. L’aspetto più importante è che ciascuna delle sequenze si avvicina molto a un ceppo virale identificato in Africa orientale, che ha un tasso di mortalità inferiore all’1% nelle popolazioni povere, rurali, il che lo rende molto meno mortale rispetto al ceppo rilevato in Africa centrale, che ha un tasso di mortalità del 10%. Per quel che riguarda il modo in cui l’epidemia potrebbe essere scoppiata, gli scienziati sospettano che, dal momento che le sequenze evidenziate finora sono quasi identiche, tutti i casi derivino da uno singolo, iniziale. Secondo gli esperti, la spiegazione più semplice è che la persona che ha avuto il primo caso non africano, che non è stata ancora identificata, si è infettata entrando in contatto con un animale o un uomo a sua volta infettato in Africa. Ma è possibile, secondo altri, che il virus fosse in circolazione da tempo, non tracciato, al di fuori dell’Africa, in uomini o animali. Questa ipotesi, tuttavia, è meno probabile, dal momento che il virus causa lesioni visibili sul corpo, che sarebbero probabilmente arrivate subito all’attenzione di un medico.

Un cambiamento genetico a livello del virus potrebbe spiegare l’ultima epidemia?

Secondo gli esperti, capire se alla base della diffusione del virus fuori dall’Africa ci sia un cambiamento genetico è difficile, considerando che i ricercatori stanno ancora cercando di capire quali geni sono responsabili delle elevate virulenza e trasmissibilità del ceppo individuato in Africa centrale rispetto a quello dell’Africa orientale, a più di 17 anni da quando sono state identificate differenze tra questi due ceppi. Il genoma del virus del vaiolo delle scimmie, inoltre, è molto grande rispetto ad altri virus, per esempio è sei volte più lungo di quello del coronavirus SARS-CoV-2, dunque più difficile da analizzare. E nonostante il vaiolo delle scimmie sia un problema di salute pubblica da anni, in Africa, finora sono state dedicate poche risorse alla sorveglianza genomica. I virologi hanno, dunque, poche sequenze con cui confrontare il genoma in circolazione. Infine, per capire come si evolve il virus, sarebbe utile sequenziare anche il virus negli animali, visto che colpisce soprattutto roditori come scoiattoli e ratti, anche se gli scienziati devono ancora scoprire la riserva animale naturale nelle aree colpite dell’Africa.

L’epidemia può essere contenuta?

Da quando è scoppiata l’epidemia, alcuni stati si sono procurati i vaccini contro il vaiolo umano, che sarebbero altamente efficaci anche contro il vaiolo delle scimmie, visto che i due ceppi sono correlati. I vaccini, inoltre, sono efficaci già se somministrati entro quattro giorni dalla presunta infezione, dato il lungo periodo di incubazione che caratterizza questo virus. Se si decidesse di impiegarli, dunque, i vaccini contro il vaiolo sarebbero usati solo sui contatti stretti di persone infette o su gruppi di persone a maggior rischio di infezione. Inoltre, gli esperti avvertono che anche se si riuscisse a risolvere il problema nell’uomo, bisognerebbe trovare l’animale reservoir del virus, per evitare che possa poi reinfettare l’uomo. Per questo, l’autorità europea raccomanda che roditori come criceti e porcellini d’India di proprietà di persone infette siano isolati e controllati. Gli animali, infatti, non mostrano le stesse manifestazioni tipiche visibili sull’uomo, quindi un eventuale salto di specie potrebbe verificarsi in modo silente.

Il virus si sta diffondendo in modo diverso rispetto alle precedenti epidemie?

Il vaiolo delle scimmie si diffonde tramite il contatto stretto con le lesioni, i liquidi corporei e il droplet di persone o animali con infezione, ma dall’analisi di alcuni casi gli scienziati ipotizzano che il virus si possa essere adattato anche a una trasmissione per via sessuale. Inoltre, il virus del vaiolo può resistere molto tempo al di fuori dell’organismo; quindi, anche lenzuola o maniglie delle porte possono essere vettori di trasmissione.

 

Fonte

Nature. Monkeypox outbreaks: 4 key questions researchers have. (2022) 606, 238-239

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui