MALATTIE RARE MORBO DI HASHIMOTO

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La tiroidite di Hashimoto o tiroidite cronica autoimmune è una patologia sostenuta da un processo immunitario organo-specifico, cioè una alterazione del sistema immunitario che comporta la formazione di auto-anticorpi diretti contro alcuni costituenti delle cellule tiroidee.

SINTOMATOLOGIA

La presenza di segni e sintomi di malattia è sempre legata ad una alterazione della funzione ghiandolare. La funzione tiroidea inizialmente può ancora essere normale (pazienti detti “eutiroidei”), o viceversa potrebbe già essere presente una riduzione della funzione tiroidea con presenza di forme ancora iniziali di bassa funzione, cioè ipotiroidismo subclinico (quando solo i valori di TSH sono alterati) fino alla presenza di un ipotiroidismo “conclamato”, quando già inizia a ridursi la presenza in circolo dell’ormone tiroideo (la levo-tiroxina, L-T4).

In effetti la distinzione tra ipotiroidismo “subclinico” e “clinico” è alquanto artificiosa e spesso lo specialista, da caso a caso, deve decidere l’opportunità di iniziare o meno un trattamento nelle forme “subcliniche”, prendendo in considerazione diversi altri fattori legati al paziente quali l’età, il volume della tiroide, segni e sintomi di malattia associati.

I segni ed i sintomi legati all’ipotiroidismo sono tanti e molti “aspecifici” e vanno dallasensazione di stanchezza all’aumento di peso, la stipsi, la pelle secca, la fragilità ungueale, la depressione, la voce rauca, i capelli fini e secchi, l’intolleranza al freddo, l’edema soprattutto intorno agli occhi, la riduzione della frequenza cardiaca (bradicardia).

TRATTAMENTO

La terapia “standard” è oggi rappresentata dall’ormone tiroideo (la L-tiroxina), assunta per bocca. Essendo la malattia “cronica” la terapia nella maggioranza dei casi sarà cronica. In ogni caso, se le dosi saranno adeguate, la terapia non determinerà alcun effetto collaterale, essendo la L-tiroxina in pillole del tutto analoga all’ormone naturale.

La terapia d’associazione L-T4 + L-T3 (triiodotironina) deve essere ancora considerata una terapia “sperimentale” da poter essere provata nei pazienti con persistenza di sintomi attribuibili ad ipotiroidismo sebbene con livelli di TSH nella norma; una possibile spiegazione del fabbisogno di T3 potrebbe risiedere nel fatto che alcuni pazienti presentano dei polimorfismi nei trasportatori degli ormoni tiroidei e delle desiodasi per cui tenderebbero ad avere valori più bassi di T3.

Il monitoraggio terapeutico verrà di solito effettuato a cadenza annuale in assenza di circostanze che potrebbero diversificare il fabbisogno ormonale nel breve termine (come per es. la gestazione, le rapide variazione nel peso corporeo o problemi gastro-intestinali che potrebbero compromettere l’assorbimento del farmaco).

(Fonte www.idoctors.it)

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Vittorio Pietracci
56 anni, marchigiano di Fermo vive in Romagna dal settembre del 2000. Giornalista professionista dal 1991, ha lavorato in quotidiani di diverse regioni (Marche, Umbria, Toscana, Lazio ed Emilia Romagna) fino alla qualifica di caporedattore centrale. Tra le sue esperienze anche l'assunzione, quale esperto per l'informazione, presso l'ufficio di Gabinetto del presidente del Consiglio regionale delle Marche dott. Alighiero Nuciari nei primi anni 90 e quelle radiofoniche presso alcune emittenti private sempre delle Marche.

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