Invecchiamento, una review fa il punto sui benefici di una restrizione alimentare

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Secondo gli autori di una review apparsa su Cell Metabolism, i benefici di una restrizione alimentare, a lungo considerata il mezzo non genetico più solido per estendere la durata di vita e salute, spesso variano tra un individuo e l’altro e anche nei tessuti stessi di un individuo. Ultimo firmatario dell’articolo è Pankaj Kapahi, del Buck Institute for Research on Aging in California, che insieme al suo gruppo mira a capire i meccanismi mediante i quali il signaling dei nutrienti e il metabolismo influenzino l’invecchiamento e le malattie correlate all’età.

I ricercatori vorrebbero che si cambiasse approccio, puntando a interventi precisi e personalizzati. Per questa ragione, nella review forniscono un framework per una specialità dal nome “nutrigeroscienza di precisione”, che si basa su biomarcatori influenzati dalla genetica, dal genere, dal tessuto e dall’età dell’individuo. Per l’esperto, quando si tratta di dieta, le persone sperano che una vada bene per tutti. Si è visto però che non è così. «Ho dovuto cambiare il modo in cui guardo all’invecchiamento. Molti di noi entrano molto in profondità nei cavilli della comprensione di quelli che io chiamo pathways biologici bidimensionali, e stiamo dimenticando un’altra intera dimensione, cioè che questi pathways sono diversi in ogni individuo e all’interno dei tessuti nei singoli corpi. Il contesto è importante e non possiamo fare progressi reali in questo campo senza includerlo. Finiremo per far male al settore perché alla fine gli interventi non funzioneranno e poi la gente rimarrà delusa» ha spiegato. Nell’articolo vengono descritti in dettaglio le diverse forme di restrizione alimentare e i loro effetti negli organismi, quali lievito, vermi, moscerini e topi, ma anche quelli negli esseri umani. I dati attuali mostrano effetti positivi su diverse patologie, ma secondo gli autori pare ci sarebbero indicazioni secondo cui limitare il cibo possa diminuire la densità minerale ossea. Ma non è tutto, si elencano un’altra serie di possibili effetti. Tra i fattori da tenere in considerazione, secondo gli autori, ci sono l’età di una persona e il genere, che ritengono sia uno dei principali determinanti delle risposte alla restrizione alimentare.
Per Kapahi, un metodo personalizzato potrebbe portare a trial clinici maggiormente mirati e informativi, poiché si includerebbero persone con una probabilità maggiore di rispondere all’intervento. «Ci sono probabilmente terapie efficaci già esistenti che sono state scartate perché non sono state ben testate in un particolare ceppo o specie di organismo modello. C’è un vero vantaggio nel rinunciare alla ricerca di una soluzione “one size fits all” o di una “pillola magica” per i problemi fisici dell’invecchiamento» ha concluso.

Cell Metabolism 2021. Doi: 10.1016/j.cmet.2021.08.018.
https://doi.org/10.1016/j.cmet.2021.08.018

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