Crescere con un animale domestico tiene lontano allergie e obesità

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Buone notizie per gli amanti degli animali, specialmente cani e gatti: la loro presenza in casa aiuta la salute dei piccoli, proteggendoli da allergie e obesità. È quanto emerge da una ricerca coordinata da Anita Kozyrskyj, della University of Alberta, in Canada, recentemente pubblicata sulla rivista Microbiome . «Studi precedenti avevano già dimostrato un effetto positivo degli animali domestici sul rischio dei bambini di sviluppare allergie e forme asmatiche e grazie a questo studio abbiamo aggiunto un tassello alla conoscenza dell’argomento» spiega l’epidemiologa, una tra i maggiori esperti di microbiota, l’insieme dei microrganismi che popolano l’intestino e l’intero organismo umano.

Proprio all’influenza degli animali domestici sul microbiota sarebbe da attribuire, secondo i dati, l’effetto protettivo sulla salute dei bambini. «I bambini che hanno vissuto in presenza di animali già durante la gravidanza della mamma e/o nei primi tre mesi di vita hanno un microbiota più ricco di due tipi di batteri – Ruminococcus e Oscillospira – legati alla riduzione di allergie e obesità» spiegano gli autori che hanno coinvolto nell’analisi 746 bambini coinvolti nello studio Canadian healthy infant longitudinal development.

Analizzando con tecniche di biologia molecolare campioni di feci dei piccoli partecipanti, Kozyrskyj e colleghi hanno scoperto queste differenze nel microbiota dei piccoli cresciuti o meno con animali domestici. «Servono ulteriori studi per confermare questi risultati e andare fino in fondo a queste prime informazioni, ma oggi possiamo dire di aver fatto un passo avanti nella comprensione dei meccanismi che legano la presenza di animali domestici al microbiota e alla salute futura dei più piccoli» conclude l’esperta, ricordando che l’effetto protettivo si vede anche nei casi di parto cesareo o mancanza di allattamento al seno, condizioni che tipicamente hanno un effetto negativo sul microbiota dei bambini.

Fonte: Microbiome. 2017 Apr 6;5(1):40. doi: 10.1186/s40168-017-0254-x

 

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