Nevralgia del trigemino (tic douloureux) idiopatica e secondaria

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Il nervo trigemino (il quinto nervo cranico) comprende tre parti distinte: il nervo oftalmico (V1), il nervo mascellare (V2) e il nervo mandibolare (V3). Insieme, questi nervi forniscono sensazioni alla cute del viso e controllano i muscoli che permettono la masticazione del cibo. Le condizioni e patologie che influenzano il nervo trigemino (V) includono la nevralgia del trigemino, cefalea a grappolo e trigemino zoster. Tenuto conto dell’estesa distribuzione anatomica del nervo trigemino, raramente si osserva una lesione che comporti una sezione completa delle sue fibre sensitivo-motorie, tuttavia frequente è la lesione o l’infiammazione di alcune branche con conseguente dolore e disturbi sensitivi. Certamente la patologia più frequente che interessa questo nervo è la nevralgia del trigemino.

Nevralgia del trigemino (tic douloureux)

La nevralgia del trigemino (in inglese “trigeminal neuralgia”, anche chiamato “tic douloureux”, prosopalgia, malattia di Fothergill, malattia del suicidio) è il disturbo più frequente della funzione del V (quinto) nervo cranico. La nevralgia del trigemino si verifica più tardi nella vita rispetto alle altre condizioni, dalla mezza età in poi, più spesso dopo i 60 anni, ed è una patologia tipicamente correlata a dolore molto forte distribuito sull’area innervata dalle dai rami mascellare o mandibolare del nervo trigemino (V2 e V3). Esistono forme idiopatiche e forme sintomatiche (secondarie).

Forma idiopatica

La forma idiopatica, che si osserva soprattutto nei soggetti più anziani ma a volte anche nell’età media, è caratterizzata da sintomi e segni specifici, in particolare da scariche brevi e parossistiche di dolore nel territorio della branca mandibolare e mascellare del trigemino così intense da far sussultare il paziente (da cui il termine “tic”). Questi dolori possono ripresentarsi nell’arco di settimane o mesi e possono essere talmente intensi e fastidiosi da far acquisire, a questa patologia, il triste appellativo di “malattia del suicidio”, dal momento che si conoscono casi di pazienti che hanno preferito suicidarsi piuttosto che continuare a provare il dolore tipico di questa nevralgia. Una caratteristica fondamentale delle scariche dolorose è quella di essere scatenate da stimoli tattili in punti particolari (definiti “trigger zones”), localizzati a livello del volto, delle labbra o delle guance, o di essere evocati da attività quali il masticare, parlare, farsi la barba. Di solito l’affezione non è accompagnata da perdita della sensibilità.
La causa del disturbo non è stata ancora stabilita, anche se in alcuni casi è stata riscontrata una compressione della radice del trigemino da parte di un piccolo ramo collaterale tortuoso dell’arteria basilare.
La maggior parte dei pazienti risponde positivamente alla somministrazione di carbamazepina, che è in grado di far cessare l’attacco o abbreviarne la durata favorendo la remissione spontanea; la fenitoina, il gabapentin, il clonazepam e il baclofen possono essere ugualmente efficaci in pazienti che non tollerano la carbamazepina. Questi farmaci vengono somministrati agli stessi dosaggi e con le stesse precauzioni utilizzate per il trattamento dell’epilessia. I dolori gravi e intrattabili richiedono una terapia chirurgica: la termocoagulazione per via stereotassica della radice o del ganglio del trigemino con onde a radiofrequenza è la tecnica più nota, ma attualmente molti neurochirurghi preferiscono procedure a una craniotomia per via posteriore, in quanto ciò consente di separare la radice del trigemino da un eventuale vaso’ sovrapposto e risulta efficace nell’alleviare il dolore in più dell’80% dei casi.

Forma secondaria

La nevralgia idiopatica del trigemino deve essere distinta dalla nevralgia sintomatica, in cui i dolori parossistici sono espressione di qualche altra malattia neurologica. In quest’ultimo caso la nevralgia è frequentemente associata a disturbi sensitivi e a ipostenia della muscolatura masticatoria (se è coinvolta la branca motoria). Le branche del trigemino possono essere compresse da un tumore dell’angolo ponto-cerebellare o da un aneurisma dell’arteria basilare o della cerebellare posteriore. Un’area ischemica secondaria a un piccolo infarto o una placca di demielinizzazione (sclerosi multipla), localizzata in corrispondenza dell’area di ingresso della radice sensitiva nel ponte di Varolio, può dare origine al caratteristico tic douloureux; questa è una causa comune nelle giovani donne. Anche un trauma facciale può causare una lesione dei rami del trigemino, soprattutto se coinvolge la parte superiore o inferiore dell’orbita. Tra le lesioni infettivo/infiammatorie, l’herpes zoster è quella che più frequentemente causa una nevralgia del trigernino. Un’infezione dell’orecchio medio e un’infezione della rocca petrosa possono interessare il ganglio di Gasser e le radici del trigemino e determinare un interessamento anche del VI nervo cranico (sindrome di Gradenigo).
Casi di neuropatia trigeminale sensitiva acuta o cronica che interessano metà faccia o l’intero volto, causando intorpidimento e talvolta dolore, sono rari ma ben documentati. Un’infiltrazione neoplastica e la compressione di una delle branche del trigemino rappresentano una nota complicanza dei carcinomi metastatici della mammella e della prostata e del mieloma multiplo. Spesso è interessato il nervo mentoniero, con conseguente ipoestesia localizzata al mento. Processi autoimmuni quali la sclerodermia, le connettivopatie miste e il lupus eritematoso sistemico sono altre cause note; queste malattie tendono a coinvolgere più di una branca del nervo. In alcuni casi non si riesce a stabilire la causa. Raramente si riscontra una neuropatia esclusivamente motoria, la cui prognosi è buona. In caso di nevralgia secondaria, in genere è sufficiente eliminare la causa a monte per ridurre o annullare il dolore (ad esempio rimozione chirurgica del tumore o cura dell’infezione con antibiotici).

Fonte Medicina Online

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