Covid-19, uno studio analizza i sintomi a lungo termine. Ecco quali sono

«L'infezione da Covid-19 è stata associata a sintomi a lungo termine, ma la frequenza, la varietà e la gravità di queste complicanze non sono ancora ben note»

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Secondo una revisione pubblicata su Jama Network Open, i sintomi di Covid-19 comunemente persistono oltre la fase acuta dell’infezione, con implicazioni per il funzionamento e la qualità della vita associati alla salute. «L’infezione da Covid-19 è stata associata a sintomi a lungo termine, ma la frequenza, la varietà e la gravità di queste complicanze non sono ancora ben note» spiega Tahmina Nasserie, della Stanford University, primo nome dello studio. «Molti esperti hanno proposto piani per il controllo della pandemia che si basano principalmente sui tassi di mortalità tra gli anziani senza considerare la morbilità a lungo termine tra gli individui di tutte le età, mentre stime affidabili di tale morbilità sono importanti per la cura del paziente, la prognosi e lo sviluppo della politica di sanità pubblica» prosegue.

Per meglio chiarire la situazione, i ricercatori hanno esaminato studi che hanno preso in considerazione la frequenza e la varietà dei sintomi persistenti dopo l’infezione da Covid-19, definiti come quelli che sono ancora presenti almeno 60 giorni dopo la diagnosi o l’insorgenza dei sintomi o il ricovero in ospedale, o almeno 30 giorni dopo il recupero dalla malattia acuta o la dimissione dall’ospedale. Nella revisione sono stati inclusi 45 studi, per un totale di 9.751 partecipanti. In 16 studi, la maggior parte dei quali comprendeva partecipanti che erano stati precedentemente ricoverati in ospedale, la proporzione media di individui che presentavano almeno un sintomo persistente era del 72,5%. I sintomi che si sono verificati più frequentemente hanno incluso mancanza di respiro o dispnea, affaticamento o esaurimento, e disturbi del sonno o insonnia.
Gli autori sottolineano di aver riscontrato ampie variazioni nella progettazione e nella qualità degli studi, che hanno avuto implicazioni per l’interpretazione e spesso hanno limitato la comparabilità diretta e la combinabilità. Le principali differenze di progettazione hanno incluso le popolazioni di pazienti, le definizioni del tempo zero, la durata del follow-up e le definizioni degli esiti, comprese le definizioni della gravità della malattia. «Gli studi attuali sulla persistenza dei sintomi sono altamente eterogenei, e i lavori futuri necessiteranno di un follow-up più lungo, una migliore qualità e maggiore standardizzazione per quantificare in modo affidabile i rischi» concludono gli esperti.

JAMA Network Open 2021. Doi: 10.1001/jamanetworkopen.2021.11417
http://doi.org/10.1001/jamanetworkopen.2021.11417

 

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