Mal di testa: Non imparare a conviverci

Chi soffre di mal di testa rinuncia a molto, quasi a tutto quando il disturbo è cronico. Il punto sui trattamenti e sulle cure hi-tech per migliorare la qualità della vita

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Non esco, non vado al lavoro, non viaggio, non sto con mio figlio.
Se la vita di chi soffre di mal di testa frequente è fatta di tante rinunce, quando il disturbo è cronico può diventare un incubo. Tutto un susseguirsi di esami diagnostici, consulti medici, terapie, alla disperata ricerca della soluzione che lo spenga per sempre. Stando ai dati, non a caso, ci sono “afflitti dal mal di testa” che impiegano fino a 20 anni per trovare la soluzione giusta.

L’emicrania è la seconda causa a livello mondiale di disabilità, addirittura la prima per le donne al di sotto dei 50 anni, spesso dovuto anche a disregolazioni ormonali.

L’emicrania, però, non è che una forma di mal di testa, tra le più diffuse, ma non la sola. Il dolore in genere è pulsante e coinvolge un solo lato della testa. Se l’attacco è preceduto da visione di lampi, macchie luminose, la sensazione di formicolio, si tratta della forma di emicrania con aura, più rara.

Altra forma diffusa è la cosiddetta cefalea tensiva, generalmente causata da un disadattamento ambientale, come una situazione di stress al lavoro o in famiglia. Il segnale tipico è un dolore gravativo su tutto il cranio, un po’ come se ci fosse un peso sopra la testa. Fortunatamente più rara è invece la cefalea a grappolo, dolorosa e invalidante.

Ma quale che sia forma, comunque, la problematica resta un grande nodo delle Neuroscienze.

Si tratta, infatti, di un disturbo complesso e talmente sfaccettato da non poter nemmeno essere relegato a un mero disturbo neurologico. Si dice “mal di testa”, ma non è il cervello, l’organo, a “fare male”, bensì è quanto succede intorno e al suo interno a produrre i sintomi che poi chiamiamo comunemente “mal di testa”.

Non si conoscono poi, ancora, tutte le cause, e non è sempre facile individuarle. Per farlo serve una visione internistica globale.
Infine non aiuta il fatto che in medicina si contano ben più di 150 tipi diversi di fattori che possono provocarlo, ognuno con caratteristiche proprie e quindi da trattare in modo differente.

Dei punti fermi però ci sono: innanzitutto, regola unanime è rivolgersi a uno specialista in caso di mal di testa ricorrenti senza lasciarsi tentare dal pericoloso fai-da-te. Lo specialista è fondamentale, non solo per effettuare una diagnosi corretta, e quindi stabilire una terapia adeguata, ma anche per evitare l’abuso di analgesici.
Altra cosa da non fare è rassegnarsi e imparare a conviverci. Le cefalee si possono e si devono curare.
Oggi, accanto ai farmaci d’elezione, esiste un’ampia gamma di metodiche che aiutano la riduzione della sintomatologia. Tra tutte, una che ha dato notevoli risultati in termini di miglioramento della qualità della vita dei pazienti è la fotobiomodulazione, eseguita attraverso dispositivi di ultima generazione.

La fotobiomodulazione è una tecnica non invasiva e indolore che sfrutta la luce nel vicino infra-rosso per innescare dei cambiamenti nei neuroni corticali stimolati.
In pratica, indossando un dispositivo biotecnologico si effettua il passaggio di una luce “speciale”, a basso flusso, a una lunghezza d’onda che va dal rosso al vicino infrarosso, in grado di attraversare una serie di strati fino a raggiungere la corteccia cerebrale; questo passaggio innesca dei processi biochimici che aiutano a riportare in equilibrio la quantità di neurotrasmettitori prodotti, migliorano la vascolarizzazione cerebrale e hanno un potente effetto antinfiammatorio.

La produzione dei neurotrasmettitori gioca, infatti, un ruolo fondamentale nella partita contro il mal di testa. I neurotrasmettitori vengono prodotti per regolare il nostro organismo in tutto ciò che fa, ma quando determinati fattori esterni ne alterano la produzione possono causare dei “mal funzionamenti” dei neuroni, che così risultano iperattivi e scatenano, a cascata, i sintomi tipici del mal di testa.

Dai dati è emerso, fin dalla prima seduta di questa tecnica un trend di miglioramento che si stabilizza dalla quinta seduta in poi, anche nei casi in cui il disturbo cronico si era dimostrato refrattario ad altre terapie.

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Dott.ssa Federica Peci
Laureata in Psicologia, indirizzo Neuroscienze Cognitive all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. Ha conseguito il Master di II Livello in “Neuroscienze Cliniche: valutazione, diagnosi e riabilitazione neuropsicologica e neuromotoria” presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Esperta nell’utilizzo di tecniche di neuromodulazione, neuronavigazione, neurostimolazione. Ha fondato Cerebro®, Startup di Biotecnologie neuroscientifiche. È stata insignita della Menzione speciale “Implementazione team multidisciplinare” dall’Associazione Donne Inventrici e Innovatrici. È giornalista pubblicista iscritta all’Albo dei Giornalisti della Lombardia.

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