“Leggere i segni della violenza”

«In questo periodo di forzato contenimento in spazi angusti, la violenza è all’ordine del giorno».

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Giancarlo Isaia, presidente dell’Accademia di Medicina, saluta i partecipanti al convegno on line “Leggere i segni della violenza” sulla pagina Facebook dell’Associazione Amiche e Amici dell’Accademia (AAA) di Medicina di Torino. Giuseppe Cantelmo del Segretariato Italiano Studenti in Medicina (SISM) di Torino, spiega come «l’Associazione di promozione sociale sia rivolta alla popolazione in generale» con l’obiettivo di «promuovere temi della salute a 360 gradi». Gabriella Tanturri, presidente dell’Associazione AAA Medicina di Torino sottolinea «l’importanza della formazione per i futuri medici come per i medici in attività» sul tema della violenza di genere, «il “lockdown” ha peggiorato la situazione». «Gli unici dati certi sono relativi ai femminicidi», la maggior parte si consuma in ambito domestico, coinvolgendo i figli. Leggere i segni fisici della violenza contro le donne non riguarda solo ginecologhe e ginecologi ma coinvolge quasi tutte le specialità mediche. Giorgia Martino del SISM aggiunge: «Il primo contatto di una donna che ha subito violenza è con il medico di base. Abbiamo il dovere di capire se fratture, lividi, cicatrici abbiano un altro significato».

Paola Castagna, ginecologa, è Responsabile del Centro Soccorso Violenza Sessuale (SVS) presso l’Ospedale Sant’Anna di Torino. Esistono stereotipi sulla violenza di genere: fasce svantaggiate, persone estranee, etnia diversa, paese non evoluto, non incide in ambito sanitario. Una violenza da persona estranea ricorre solo nel due per cento dei casi. «Il maltrattante ha le chiavi di casa, con lui si è instaurata una relazione intima, un rapporto di fiducia». Il rapporto Istat del 2014 calcola un coinvolgimento del 31,5% di donne in Italia, per il 6% agita da uno sconosciuto, per il 10% prima dei sedici anni mentre solamente l’11,8% procede alla querela. Le donne che subiscono violenza hanno un accesso al Pronto Soccorso (PS) quattro volte superiore. I maltrattamenti avvengono a livello di distorsione e distrazione del collo, contusioni facciali; le lesioni sono spesso extragenitali, «la paura di morire prevale, si lascia che l’atto avvenga il più velocemente possibile». Le persone disabili corrono un rischio più alto, «non recepiscono le “avances”». Sono esposte tre volte di più ad un abuso in età infantile, «la dipendenza assistenziale può legare la vittima al “caregiver”» e nemmeno la gravidanza viene risparmiata.

Secondo il prof. Gianluigi D’Agostino, presidente Commissione Albo Odontoiatri di Torino, il medico è in una posizione privilegiata, si confronta con i pazienti quotidianamente. Gli odontoiatri sono distribuiti in modo capillare sul territorio nazionale (60 mila studi). «Sono abituati a cogliere segni di cambiamento del clima in una famiglia». L’Associazione Nazionale Dentisti si è data strumenti per cogliere le differenze che si presentano a livello delle lesioni del distretto oro facciale o danni alle mucose gengivali nel cavo orale. Il tipo di lesione va associato ad indicatori comportamentali. «Quando siamo di fronte ad un incidente, il paziente è preciso nel raccontare come sia avvenuto. Il paziente che non riesce a dare coerenza al racconto e alle lesioni pone qualche dubbio».

Per la dott.ssa Maria Teresa Sorrentino (radiologia 2 Città della Salute di Torino), un altro indizio è rappresentato dalla “latenza”, un intervallo di tempo superiore alle ventiquattro ore tra l’incidente e l’assistenza medica. Si riconoscono lesioni pregresse nella medesima sede. Attraverso l’archivio digitale si cercano eventuali altri passaggi in PS riscontrando danni non adeguatamente trattati in quanto non riconosciuti. Si propone un’ecografia anche quando il chirurgo non la richiede. Una “slide” presenta “esempi di quadri radiologici”: fratture del massiccio facciale e del collo, lesioni traumatiche dei tessuti molli o muscoloscheletriche, enfisema sottocutaneo nei casi di soffocamento, lesioni addominali (epatiche, spleniche, renali), lesioni vascolari, cranio-encefaliche, fratture costali, lesioni toraciche. Sottolinea l’importanza dell’accoglienza: lontani dal PS la donna «si sente più protetta se le persone che l’accolgono sono formate a cogliere i segni che fanno sospettare la violenza».

Gabriella Tanturri illustra le lesioni otorinolaringoiatriche. Un’alta percentuale coinvolge il distretto cervico-facciale, piramide nasale, massiccio facciale, orecchio e laringe sono esposti ad azioni lesive. Gli otoematomi provocati da pugni, schiaffi o corpi contundenti, se non curati, esitano in deformazione di padiglione con conseguente diminuzione dell’udito. La mandibola si frattura con frequenza doppia rispetto alla mascella, a causa della posizione più esposta. Quanto alla frattura mascellare cita il caso clinico di un minore giunto all’attenzione nottetempo, accompagnato dalla madre, inviato da un altro ospedale con documentazione radiologica e quesito inerente trauma con breve epistassi e sospetta frattura nasale. Esibisce referto radiologico che non evidenzia segni di frattura. La successiva analisi diretta della documentazione radiografica (RX cranio in due proiezioni) permette di evidenziare linea di frattura tipo Le Fort I. Occorre controllare sempre direttamente la documentazione radiografica e non attenersi al solo referto! In caso di stretta al collo è importante osservare i sintomi successivi che possono rilevare traumi gravi, anche in caso di interruzione dell’aggressione: dispnea, voce roca o perdita, tosse, difficoltà a deglutire, scialorrea, nausea, vomito, alterazioni comportamentali, allucinazioni, cefalea, stordimento, vertigini, perdita di urina e feci, aborto spontaneo, lingua e labbra gonfie.

Cristina Biglia, ginecologa, referente territoriale ASL Città di Torino per il Coordinamento Regionale Rete Sanitaria Antiviolenza interviene sul tema delle risorse del territorio. Si è registrato un incremento del 73% nelle telefonate al 1522 tra il primo marzo e il 16 aprile dell’anno scorso, rispetto al medesimo periodo nel 2019. Nel caso in cui la donna che accede ai servizi territoriali (consultori, ambulatori) riferisca di aver subito violenza sessuale, l’operatore ha il dovere di raccogliere il racconto, di valutare le condizioni cliniche, di attivare la presa in carico più opportuna, di registrare tutto in cartella clinica. In caso di pericolo di incolumità, occorre allertare le Forze dell’Ordine, telefonare al 1522 per individuare una soluzione di emergenza. Il video del convegno è disponibile al link: https://www.facebook.com/AAAMedicinaTorino/videos/935187970619839.

 

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Piergiacomo Oderda
Giornalista pubblicista, responsabile dell'ufficio stampa dell'Accademia di Medicina di Torino. Insegna religione in un Istituto tecnico torinese ed è un redattore del giornale "Vocepinerolese".

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