“L’ infanzia Sospesa”. Le conseguenze psicologiche della generazione Sars Cov2.

I bambini spaziavano dalla scuola alle attività extra scolastiche, dagli incontri per le feste di compleanno alle riunioni con gli amici, dallo sport alle corse al parco

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La stagione dell’infanzia è sempre stata contraddistinta da elementi relazionali e di contatto funzionali alla strutturazione della personalità dell’individuo. La socialità, il contatto, il confronto, l’incontro-scontro erano (e sono) forieri di schemi comportamentali basati sull’ esperienza, sul vivere la quotidianità con i propri pari in una realtà sistemica che mette in relazione e in interazione una molteplicità di soggetti e crea connessioni significative, così come accade all’ interno di una RETE, i cui fili sono uniti tra loro e si muovono in una pluralità di direzioni. In un passato non molto lontano, l’Io relazionale e l’Io motorio erano profondamente connessi. I bambini spaziavano dalla scuola alle attività extra scolastiche, dagli incontri per le feste di compleanno alle riunioni con gli amici, dallo sport alle corse al parco, le loro giornate erano caratterizzate dalla condivisione di tempi, spazi e quotidianità. Cosa è cambiato da un anno a questa parte?

Il lockdown, con le scuole per l’infanzia chiuse e i bambini rimasti in casa, ha rappresentato un periodo di sacrificio che ha posto numerosi problemi. Prima di tutto, è stato complicato spiegare ai bambini perché non potessero più uscire, andare a scuola o al parco, incontrare i loro amici o anche solo giocare sul marciapiede davanti casa. In particolare non è stato semplice spiegarlo ai bambini in età prescolare: a tre anni non è facile capire perché da un giorno all’altro ci si ritrovi costretti in casa. Nella migliore delle ipotesi, si può provare a dire che fuori è pericoloso, ma, in questo modo, c’è il rischio che il bambino inizi a vedere il mondo esterno come una minaccia e non come un “contenitore” di una infinità di cose da scoprire.

In secondo luogo, sono mancati esperienze e stimoli sociali fondamentali: svegliarsi la mattina, prepararsi, essere accompagnati dai genitori, incontrare gli insegnanti ed i coetanei. L’identità dei bambini è molto legata ai ritmi, alle abitudini, ai riti della vita quotidiana e ai suoi ambienti, per cui, venendo meno questi elementi, i rischi sono il disorientamento e l’insicurezza. La quotidianità, infatti, rassicura i bambini e li conferma nella loro identità e nel fatto di vivere in un ambiente mediamente prevedibile. Queste mancanze, insieme all’assenza di altri stimoli importanti (il confronto con altri bambini, i giochi di gruppo, le attività scolastiche), hanno creato una vera e propria sindrome di deprivazione sociale.

Sappiamo che, soprattutto in età prescolare, per i bambini è importante l’attaccamento ai genitori, che però è anche la base per l’esplorazione e la ricerca del mondo, venute meno durante la pandemia. Questo genera conseguenze non solo sul piano psicologico ma anche su quello cerebrale, perché il cervello dei bambini è molto sensibile agli stimoli esterni e trae giovamento dalle esperienze, esperienze che sono via via venute a mancare comportando in non pochi casi difficoltà e disturbi della regolazione emotiva, disturbi del sonno, irritazione, alti e bassi dell’umore, fino a comportamenti oppositivi, crisi di rabbia, difficoltà nella gestione di stati emotivi frustranti. Fortunatamente, il cervello dei bambini è molto ‘plastico’, quindi è chiaro che con la ripresa della vita normale molti di questi disturbi passeranno, ma una parte delle difficoltà resterà come una sorta di “memoria storica”.

Il COVID-19 per i bambini, in particolare, si è iscritto come esperienza destabilizzante, in quanto ha comportato una serie di cambiamenti nella routine e nelle abitudini della vita di tutti i giorni, facendo crollare ritmi di vita e di relazioni e costringendoci a crearne di nuovi con l’incertezza di quello che sarà. Come noi, anche i bambini, si sono sentiti imprigionati fra le mura di casa, con il costante desiderio e bisogno frustrato di potersi muovere, di guardarsi intorno e di scoprire cose nuove. Si sono ritrovati giorno dopo giorno a ripetere gli stessi giochi, ad abitare gli stessi spazi, a guardare gli stessi programmi alla tv, probabilmente più con la necessità di riempire un vuoto, che perché realmente interessati e coinvolti. Inoltre, il fatto di non poter uscire di casa, o poterlo fare in modo limitato e circoscritto, può aver aumentato il bisogno, fisiologico, di movimento nei bambini, esasperando la necessità di scaricare energia che si è manifestata in maggiore tensione, irritabilità, frequenti risvegli notturni o difficoltà di addormentamento, frenesia, difficoltà di attenzione e concentrazione.

Rimarchiamo, infatti, che nei più piccoli è fondamentale quello che definiamo “Io Motorio”: andare a scuola, ad esempio, implica attività che mettono al centro corpo e motricità. Nei primi anni di vita la cognizione corporea è fondamentale perché non è solo esercizio fisico, ma anche un modo per entrare in rapporto con gli altri e per conoscere il mondo.

Kathryn Hirsh-Pasek, direttrice dell’Infant Language Laboratory della Temple University di Philadelphia, ha recentemente sottolineato come la mancanza di interazione sociale tra bambini possa addirittura influenzare negativamente lo sviluppo del linguaggio e di alcune abilità cognitive. È un rischio? Sì. Il linguaggio e le abilità cognitive dei bambini, in particolare dei più piccoli, si sviluppano sia nel rapporto con i genitori che con i coetanei, gli insegnanti, gli educatori. Sappiamo inoltre che l’incontro con i pari crea possibilità di mentalizzazione, ovvero di comprensione del punto di vista altrui e di costruzione di una teoria della mente degli altri. Il rischio generato dall’assenza di contatti è che i bambini siano più concentrati su loro stessi. Con la crescita, questo può tradursi in un atteggiamento maggiormente autocentrato da parte del soggetto che può produrre difficoltà, future, nel considerare il punto di vista dell’altro a causa di una scarsa eteroreferenzialità.

E allora, come comportarsi in questo clima di “sospensione” dell’infanzia? Cosa suggerire ai genitori in questa fase così delicata?

Per quanto possibile, bisogna fare in modo che i bambini in età prescolare frequentino la scuola dell’infanzia, anche se molti sono preoccupati per il contagio e preferiscono tenere i figli a casa. Un’ altra soluzione temporanea, potrebbe essere quella di accordarsi con altri genitori e favorire gli incontri tra i piccoli al fine di salvaguardare la loro vita sociale e tutelare l’importantissima necessità di confronto e di condivisione di esperienze.

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Dott.ssa Ilenia Gregorio
Psicopedagogista, Educatrice e Mediatore Familiare Sistemico-Relazionale, ha conseguito la Laurea cum Laude in Scienze Psicopedagogiche all’ Università Suor Orsola Benincasa di Napoli discutendo la Tesi in Psicologia Dinamica sui Meccanismi di difesa e le dinamiche psichiche del paziente oncologico, dopo un tirocinio professionalizzante espletato presso il Dipartimento di Psicologia Oncologica dell’IRCCS Fondazione G. Pascale di Napoli. Ha conseguito, inoltre, una seconda Laurea Magistrale in Psicologia Sociale, dei Servizi e delle Organizzazioni approfondendo la Psicologia dei Processi Cognitivi nelle malattie croniche e neurodegenerative, discutendo la Tesi sui Disturbi Cognitivi, Affettivi e Comportamentali nella malattia di Parkinson presso l’Università di Roma. Specializzata in Mediazione Familiare e Consulenza di Coppia ad orientamento Sistemico-Relazionale presso L’ Istituto di Medicina e Psicologia Sistemica di Napoli (IMEPS), inizia nel 2006, la collaborazione in qualità di ricercatrice con l’INT Fondazione Pascale di Napoli che la vede impegnata in Progetti di Ricerca, Educazione e consulenza Socio-Sanitaria nel campo della familiarità dei tumori femminili (Dipartimento di Ginecologia Oncologica). Continua la sua attività di ricerca ed assistenza in ambito psicopedagogico attraverso interventi di Infant Clinical Observation, Ludoterapia e Supporto alle famiglie, occupandosi dal 2008 di problemi psico-educativi in età evolutiva di bambini figli di pazienti oncologici presso il Servizio Ludoteca (Ambulatorio Famiglia) dell’Istituto Nazionale Tumori di Napoli (Dipartimento di Psiconcologia Clinica). Docente e Formatore ha collaborato con la Lega Italiana Lotta ai Tumori- sezione di Napoli- a Progetti di Educazione Socio-Sanitaria e, con la Regione Campania, in Corsi di Formazione Regionali. Relatrice di Convegni e Seminari riguardanti tematiche Psicologiche e Pedagogiche è specializzata, inoltre, nel sostegno di famiglie multiproblematiche e devianti avendo lavorato a programmi di supporto rivolti alle famiglie con forte disagio socio- economico e culturale della II e III Municipalità di Napoli. Dal 2008 esercita la professione di Mediatore Familiare in autonomia e, su richiesta, in collaborazione con Studi giuridici matrimonialisti. Ha collaborato presso il Centro Nutrizione&Benessere della Dott.ssa Silvana Di Martino sito in Casoria in programmi di Educazione Alimentare, Formazione e gestione di spazi di Mediazione Familiare Sistemica. E’ attualmente impegnata nella S.C. di Epidemiologia e Biostatistica dell’ Istituto Tumori di Napoli in attività connesse all’ Emergenza SARS CoV-2.

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