Le reazioni da ipersensibilità ai vaccini

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Giovanni Rolla, Direttore del reparto di Allergologia e Immunologia clinica presso l’Ospedale Mauriziano a Torino, interviene ad una seduta scientifica on line organizzata dall’Accademia di Medicina di Torino dal titolo “Le reazioni da ipersensibilità ai vaccini”.

I vaccini quando vengono iniettati nel nostro muscolo deltoide sono riconosciuti dalle cellule dell’immunità innata come potenziali patogeni, segnali di danno. Evocano una risposta infiammatoria perlopiù locale, il soggetto può avvertire dolore, arrossamento, lieve tumefazione. Le citochine possono passare nel torrente circolatorio e dare nei primi tre giorni alcuni sintomi sistemici come febbricola, cefalea, astenia, una sindrome simil influenzale. Succede per qualsiasi vaccino con una frequenza variabile dal 10 al 50% (più alta per lo pneumococco).

In un report dopo il primo mese di vaccinazioni anti Covid sulle segnalazioni sottoposte a vaccino m-RNA (Pfizer), emergono dolore in sede di iniezione, stanchezza, cefalea, dolore muscolare, febbre, dolore articolare, nausea, brividi. La seconda dose fa registrare un numero maggiore di segnalazioni di questo tipo di eventi. Rientrano nell’effetto collaterale atteso, frutto dell’attivazione delle cellule del sistema immunitario. La frequenza di tali manifestazioni decresce con l’età. Il prof. Rolla esamina le reazioni di ipersensibilità al vaccino che vanno oltre, in particolare quelle che emergono immediatamente, nelle prime due ore, «fonte di impatto emotivo, pur essendo rare richiedono un rapido riconoscimento e trattamento». Due cellule dell’immunità innata che entrano in gioco sono i mastociti e i basofili. Se attivati, causano sintomatologie che coinvolgono cute e mucose (orticaria e angioedema) fino all’anafilassi. L’anafilassi è una reazione di ipersensibilità legata all’attivazione di queste cellule con liberazione di mediatori che coinvolgono più organi. Per il 70% coinvolgono l’apparato respiratorio (dispnea, affanno), per il 45% crampi addominali con necessità di vomito o evacuazione, per il 45% riduzione di pressione arteriosa.

Il meccanismo IgE mediato (allergia al vaccino) è stato ipotizzato diretto non tanto verso il vaccino ma verso gli eccipienti (proteine dell’uovo, gelatina, proteina del latte, lievito, lattice, Polietilenglicole PEG, Polisorbato 80). L’anafilassi per allergia all’uovo frequente nei bambini era dovuta al fatto che molti vaccini venivano coltivati su cellule embrionali di pollo. La confezione di nuovi vaccini per influenza, morbillo, parotite, rosolia e per rabbia ne contengono solo più tracce. L’unico vaccino che ne contiene una significativa quantità è quello della febbre gialla. In tal caso si procede ad un protocollo di desensibilizzazione con dosi refratte. L’allergia alla gelatina era dovuta al fatto che il vaccino del morbillo, parotite, rosolia (MMR) fino al 1998 conteneva lo 0,2% di gelatina. Si tratta di 3-5 casi su un milione. Negli ultimi vent’anni si è ridotto il contenuto di gelatina con conseguente declino dei casi di anafilassi. Altra allergia verso le proteine del lievito di birra (“Saccharomyces cervisia”) è dovuta alla presenza fino a 25 mg. per dose nel vaccino contro l’epatite B. Se rilevato mediante “skin prick test” (SPT), test cutaneo, si somministra a dosi refratte.

L’analisi si fa più accurata per IgE dirette al Polisorbato 80 o Polietilenglicole, eccipiente in molti farmaci iniettabili e in molti vaccini. Il prof. Rolla ha studiato il caso di una ragazza con orticaria, angioedema, dispnea dopo la terza somministrazione del vaccino quadrivalente per il papilloma virus. Al test cutaneo risulta positivo, un “brand” di vaccini che non contengono Polisorbato non provoca reazione. Il problema immunologico sollevato consiste nel fatto che non si trovano IgE specifiche al polisorbato, il test dei basofili risulta negativo, sfugge il meccanismo.

Studi più recenti spiegano la reazione di ipersensibilità mediante attivazione diretta del complemento, si attivano grosse quanti quantità della frazione C5. Ne consegue ipersensibilità ai mezzi di contrasto, a farmaci veicolati con liposomi e nanoparticelle. La frazione C5a agisce sui mastociti, queste cellule di immunità innata sulla membrana esprimono il recettore ATR. Evocano l’immissione in circolo di mediatori che puntano alla manifestazione di orticaria, angioedema, anafilassi.

Contemporaneamente arriva uno stimolo estremamente efficace con attivazione dei PRR (“Pattern recognition receptors”) e dei recettori per C3 e C5, per cui i mastociti rilasciano altri mediatori. Un farmaco liposomiale a cui si reagisce è la doxorubicina. Con l’acronimo CARPA si intende al contempo “complement activation-related pseudoallergy” (pseudoallergia in quanto non mediata da IgE).

A dicembre, dopo la somministrazione di due milioni di dosi del vaccino m-RNA, si è registrato un momento di allarme a livello internazionale, con 21 casi di anafilassi su due milioni di somministrazione (1 ogni 100.000). Si è creata una “task force”, non si riuscivano a trovare IgE specifiche. Sia nel vaccino Pfizer che Moderna è presente il PEG. Un articolo su Nature (16 febbraio) mostra il numero di reazioni a Pfizer (5), Moderna (3), Oxford AstraZeneca (non PEG ma Polisorbato 80, 3) su un milione di somministrazioni.

La “task force” internazionale si è concentrata su quattro domande che indagano su una storia di “severa” reazione allergica ad un farmaco iniettabile, ad un vaccino, ad altri allergeni (cibo, lattice), al PEG, al Polisorbato e all’olio di ricino poliossile 35. L’alto rischio è classificato solo alla risposta affermativa relativa al PEG. Il pronto riconoscimento dell’anafilassi richiede un tempestivo intervento. Non si deve perdere tempo con i corticosteroidi in caso di anafilassi. L’unico farmaco che cambia la storia naturale è solo l’adrenalina, «il resto è cosmesi». Occorre disporre supino il paziente, allertare l’emergenza, somministrare adrenalina e, se possibile, infondere liquidi. Su 300 milioni di somministrazioni nel mondo, di cui 95 negli Stati Uniti, i casi di anafilassi sono calcolabili da 3 a 8 su 1 milione di somministrazioni.

 

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Piergiacomo Oderda
Giornalista pubblicista, responsabile dell'ufficio stampa dell'Accademia di Medicina di Torino. Insegna religione in un Istituto tecnico torinese ed è un redattore del giornale "Vocepinerolese".

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