Chirurgia, sì alla vaccinazione anti-Covid per chi si deve sottoporre a un intervento

Tra lo 0,6% e l'1,6% dei pazienti sviluppa un'infezione da Sars-CoV-2 dopo un intervento chirurgico elettivo, e in quel caso il rischio di decesso è da quattro a otto volte maggiore nei 30 giorni successivi all'intervento»

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Secondo un nuovo studio pubblicato sul British Journal of Surgery, i pazienti in attesa di un intervento chirurgico elettivo dovrebbero essere vaccinati contro il Covid-19 prima della popolazione generale, evitando potenzialmente migliaia di decessi post-operatori legati al virus. «Tra lo 0,6% e l’1,6% dei pazienti sviluppa un’infezione da Sars-CoV-2 dopo un intervento chirurgico elettivo, e in quel caso il rischio di decesso è da quattro a otto volte maggiore nei 30 giorni successivi all’intervento» spiega Dmitri Nepogodiev, della University of Birmingham, autore dello studio che ha coinvolto anche l’Istituto nazionale dei tumori di Milano.

I ricercatori hanno studiato i dati di 141.582 pazienti provenienti da 1.667 ospedali in 116 paesi, tra cui Australia, Brasile, Cina, India, Emirati Arabi Uniti, Regno Unito e Stati Uniti. Sulla base degli alti rischi che i pazienti chirurgici devono affrontare, gli esperti hanno calcolato che la vaccinazione in questa popolazione ha maggiori probabilità di prevenire i decessi correlati al Covid-19 rispetto ai vaccini somministrati alla popolazione in generale, in particolare tra le persone con più di 70 anni e quelle sottoposte a intervento chirurgico oncologico. In pratica, per salvare una vita in un anno devono essere vaccinate 1.840 persone di età pari o superiore a 70 anni nella popolazione generale, mentre il numero di persone da vaccinare scende a solo 351 nei pazienti di età pari o superiore a 70 anni sottoposti a intervento chirurgico per il cancro. Gli autori stimano quindi che, dando priorità alla vaccinazione preoperatoria per i pazienti elettivi, sarebbe possibile prevenire ulteriori 58.687 decessi correlati a Covid-19 in un anno. Tutto questo potrebbe essere particolarmente importante per i paesi a basso e medio reddito.
Giovanni Apolone, direttore scientifico dell’Istituto nazionale dei tumori di Milano, che non ha partecipato allo studio, commenta che, nonostante siano disponibili diversi vaccini che formalmente permettono di vaccinare anche i pazienti con cancro, i pazienti oncologici non erano stati reclutati o lo erano in minima parte negli studi su cui si sono basate le approvazioni delle varie Agenzie regolatorie. «Non sappiamo con certezza, al momento, se la copertura immunologica dopo vaccinazione in questi pazienti sia uguale a quella della popolazione generale. Questi dati, quindi, sono molto importanti in quanto cominciano a colmare un gap conoscitivo» conclude Apolone.

Comunicato Stampa
British Journal of Surgery 2021. Doi: 10.1093/bjs/znab101
https://doi.org/10.1093/bjs/znab101

 

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