Caffè verde, dalla perdita di peso alla pressione alta: i molti usi del seme non tostato

I semi non tostati della pianta del caffè possono trovare impiego nella nostra quotidianità

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Dal caffè non si ricava solo la bevanda calda, scura ed energizzante tipica di moltissimi momenti della nostra giornata. Infatti, anche i semi non tostati della pianta possono trovare impiego nella nostra quotidianità. Il cosiddetto “caffè verde” altro non è che il seme della Coffea arabica essiccato ma non tostato. Perdendo molte delle proprietà aromatiche conferitegli dalla tostatura, questo tipo di caffè è particolarmente ricco di una molecola chiamata “acido clorogenico”, che è responsabile delle proprietà terapeutiche del seme. L’estratto di caffè verde, oltre che per la perdita di peso, viene studiato per il controllo della pressione alta, per il rallentamento del morbo di Alzheimer e per contrasto ad infezioni batteriche.

Le proprietà terapeutiche del caffè non tostato

Nell’ambito della perdita di peso, si pensa che l’acido clorogenico lavori regolando il metabolismo glucidico del corpo. Si è visto in vitro che sono inibitori di un’eccessiva produzione degli enzimi á-glucosidasi e glucosio-6-fosfatasi, che attivano la conversione di non-carboidrati e glicogeno in glucosio, suggerendo che possa modificare l’assorbimento del glucosio nell’intestino tenue. Il glucosio viene immesso nel sangue, portato ai muscoli e per la parte in eccesso accumulato in molecole di grasso.
Sulla base di questo meccanismo d’azione, alcuni studi mostrano una riduzione del rischio di diabete di tipo 2. Sono noti derivati dell’acido clorogenico che sono antiossidanti e agenti ipoglicemici. Sembra abbia anche un’attività lipolitica: uno studio del 2014 ha valutato gli effetti di concentrazioni variabili di un estratto di chicchi di caffè verde decaffeinato arricchito in acido clorogenico, sulla liberazione di acidi grassi liberi dagli adipociti umani a seguito di esposizione a breve termine (2 h) e a lungo termine (192 h). I risultati hanno mostrato che sebbene l’attività lipolitica osservata dopo un’incubazione a breve termine potesse essere provvisoriamente collegata a tracce residue di caffeina nel campione, l’esposizione a lungo termine ha mostrato chiaramente gli effetti dell’acido clorogenico sul rilascio di acidi grassi liberi, e questo effetto non era dovuto a caffeina.

Il pool di polifenoli del caffè, poi, sembra avere un effetto benefico anche sul tropismo cutaneo. In particolare, somministrando una bevanda contente 270 mg / 100 ml di polifenoli del caffè, I partecipanti allo studio hanno osservato un miglioramento nell’idratazione cutanea, un calo della perdita di acqua transepidermica e un aumento della reattività del flusso sanguigno della pelle durante il riscaldamento locale. Inoltre, la quantità di acidi grassi liberi e acido lattico nello strato corneo è aumentata in modo significativo.

Riduce la pressione sanguigna

Contrariamente all’effetto che si attribuisce al caffè tostato, il caffè verde sembra in grado di ridurre la pressione sanguinea: in uno studio giapponese, 140mg di acido clorogenico al giorno per 12 settimane hanno ridotto da 5 a 10mmHg la pressione sistolica e tra 3 e 7mmHg quella diastolica. Dal punto di vista della sicurezza, il caffè verde viene considerato sicuro, con dosaggi fino a 480mg al giorno per 12 settimane. Attenzione al contenuto residuale di caffeina che può trovarsi anche negli estratti decaffeinati e che è responsabile di effetti collaterali quali insonnia, nervosismo, dolori gastrici e nausea nei soggetti predisposti. Un aspetto da tenere in considerazione derivante dallo studio in vivo del 2018 di Abbass è la possibile riduzione del contenuto del calcio alveolare con aumento dell’escrezione urinaria dello stesso, dopo somministrazione prolungata di estratti di caffè verde nei ratti.

Fonti

Nutrients. 2019 Jul 16;11(7). pii: E1617. doi: 10.3390/nu11071617. Phytother Res. 2014 Jun;28(6):946-8. doi: 10.1002/ptr.5085. Epub 2013 Dec 12. Biosci Biotechnol Biochem. 2017 Sep;81(9):1814-1822. doi: 10.1080/09168451.2017.1345614. Epub 2017 Jul 4. Dent Med Probl. Apr-Jun 2018;55(2):125-131.

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