Tre scenari possibili ed un approccio storico nel quadro delle malattie e della pandemia

Allo stato dei fatti, risulta un azzardo ipotizzare un termine temporale, riguardo l’attuale Pandemia, eppure qualche evidenza si potrebbe avanzare

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L’influenza spagnola durò circa due anni facendo 50-100 milioni di morti, in modo particolare tra i giovani. Se oggi non esistessero farmaci mirati, non fosse in corso la sperimentazione dei vaccini e non si ricorresse a vaccinazioni di massa, i tempi della fase acuta di questa pandemia potrebbero non essere dissimili.
Ma le terapie e la ricerca globale, ci fanno sperare in uno svolgimento molto meno drammatico.
È quanto afferma in una intervista all’ “Huffington Post” Barbara Gallavotti, biologa, scrittrice, giornalista scientifica ed autrice di trasmissioni televisive, in particolare ‘Superquark’ ed ‘Ulisse’.
A proposito del vaccino, Gallavotti sottolinea che sarà uno strumento per proteggere il prima possibile i più fragili, ma questo “non autorizzerà a far circolare il virus liberamente tra il resto della popolazione. Senza un fiero contenimento, anche i più giovani potrebbero contrarre la malattia in maniera, più grave”.
Nella storia non abbiamo mai affrontato un’epidemia di questa portata con gli strumenti che abbiamo a disposizione oggi. Nel 1918, molto banalmente, spiega la dottoressa, perfino le mascherine chirurgiche non esistevano davvero. Per non parlare poi della possibilità di svolgere lavoro in smart working, che costituisce un’ulteriore modalità di protezione e distanziamento sociale.
Tendenzialmente e posto che non tutti i luoghi ed i contesti di lavoro e familiari, risultano ugualmente pericolosi per il contagio, sembrano ad oggi ipotizzabili tre scenari diversi.

Scenario 1 – IMMUNITA’ DI GREGGE.

È quello che ci vedrebbe finalmente liberi dal Covid, senza vaccino. Una teoria considerata a livello scientifico possibile, come sottolineato anche da “Nature”, ma al momento molto lontana.
Una sorta di protezione conquistata per via naturale, semplicemente infettandoci a livello globale e quindi acquisendo gli anticorpi necessari a proteggerci da nuove ondate di morbo. Ma come dimostrato in questi mesi, sono infinitamente poche le persone che hanno sviluppato anticorpi per un lungo lasso di tempo, dopo aver contratto il Covid, tanto da esserselo anche ripreso in alcuni casi.

Scenario 2 – VACCINO.

È quello che si fonda sul tanto atteso arrivo del vaccino mirato. È su di esso che si è scatenata una vera corsa mondiale ed è qui che si concentrano le maggiori speranze di liberarsi del Covid-19 in tempi ragionevoli.
Pur se vaccino, non significherebbe comunque immunità immediata, certa e per tutti, ma senza dubbio si tratterebbe di un “antidoto” efficacissimo almeno per alcuni mesi, pur senza nei fatti, mai far abbassare la guardia.

Scenario 3 – COVID ENDEMICO.

Lo scenario tre è quello che potrebbe prevedere il Coronavirus diventare endemico, cioè il virus resterebbe in qualche modo latente in tutte le società civili, umane e probabilmente animali, forse con salti tra specie, per riaccendersi in alcune situazioni, focolai o altro,
ma immediatamente gestibili e senza gravi complicanze, né da un punto di vista di pericolosità della malattia, né di sovraccarico del sistema sanitario.
Quante volte però, in passato, ci siamo davvero liberati da una malattia? In un pugno di casi, purtroppo.
“Praticamente ogni malattia patogena che ha colpito la popolazione mondiale nel corso degli ultimi millenni, è ancora oggi con noi, perché sradicarle del tutto è quasi impossibile” ha spiegato lo storico delle malattie Nukhet Varlik.
Secondo gli storici, le pandemie hanno tipicamente due tipi di fine: quella medica, che si verifica quando l’incidenza ed il tasso di mortalità precipitano e quella sociale, quando la paura per la malattia diminuisce.

La fine di un contagio può quindi, anche verificarsi non perché una malattia è stata sconfitta, bensì perché le persone si stancano di vivere nel panico ed imparano a convivere con il morbo. Un’epidemia di paura può verificarsi anche senza un’epidemia di malattia, come spiega bene il “New York Times” in un suo approfondimento.
È successo ad esempio in Irlanda nel 2014. Nei mesi precedenti, più di 11mila persone in Africa occidentale, morirono a causa di Ebola, terribile malattia virale altamente contagiosa ed altamente letale. L’epidemia, dopo mesi sembrava essere in declino e nessun caso si era verificato in Irlanda, ma la paura della gente era molto palpabile.
Sempre nello scenario pandemico storico, ricordiamo la peste bubbonica. Questa malattia ha colpito più volte negli ultimi 2mila anni, uccidendo milioni di persone. Ogni epidemia ha amplificato la paura che è arrivata con lo scoppio successivo.

La malattia è causata da un ceppo di batteri, Yersinia pestis, che si annida tra le pulci che vivono sui topi. Ma la peste bubbonica, la tristemente famosa ‘peste nera’, può anche essere trasmessa da persona infetta a persona, attraverso goccioline respiratorie, quindi non può essere sradicata semplicemente uccidendo i topi, o i loro ospiti.
Gli storici descrivono tre grandi ondate di peste: la peste di Giustiniano, nel VI secolo, l’epidemia medioevale, nel XIV secolo, ed una pandemia che ha colpito tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo.
Da notare come anche nel caso della pandemia medioevale, essa ebbe inizio nel 1331, in Cina. La malattia, insieme ad una guerra civile che infuriava all’epoca, uccise metà della popolazione cinese. Da lì, la peste si spostò lungo le rotte commerciali verso l’Europa, il Nord Africa ed il Medio Oriente. Negli anni tra il 1347 ed il 1351 uccise almeno un terzo della popolazione europea. Metà della popolazione di Siena, in Italia, tanto per citare morì.
Quella pandemia finì, ma la peste si ripresentò. Uno dei peggiori focolai iniziò in Cina nel 1855 e si diffuse in tutto il mondo, uccidendo più di 12 milioni di persone, nella sola India. Le autorità sanitarie di Bombay bruciarono interi quartieri cercando di liberarli dalla peste.
Non è chiaro cosa abbia provocato la fine della peste bubbonica. Alcuni studiosi hanno affermato che il freddo potrebbe avere ucciso le pulci, ma questo non avrebbe comunque interrotto la diffusione per via respiratoria. Per altri, è stato un cambiamento avvenuto nei topi. Nel XIX secolo, la peste non veniva portata dai ratti neri ma dai ratti bruni, che sono più forti e più feroci ed hanno maggiori probabilità di vivere, separati dagli umani. Un’altra ipotesi è che il batterio si sia evoluto e sia diventato meno mortale. O forse le azioni dell’uomo, come incendiare i villaggi contaminati, possono aver contribuito a spegnere l’epidemia.
Ma la peste non è mai veramente scomparsa. Negli Stati Uniti, le infezioni sono endemiche tra i cani della prateria, nel sud-ovest ad esempio e possono essere trasmesse alle persone. I nuovi casi sono rari ed oggi possono essere trattati con successo con antibiotici, ma qualsiasi segnalazione di un caso di peste suscita paura, come a settembre 2020 in Cina, un caso di peste, immediatamente isolato.
Tra le malattie che hanno raggiunto la fine medica vi è il vaiolo.

L’epidemia di vaiolo ha invaso il mondo, per almeno 3mila anni. Gli individui infettati dal virus hanno sviluppato febbre e poi eruzioni cutanee che si sono trasformate in macchie piene di pus, poi cadute, lasciando cicatrici e dolore, tra enormi sofferenze. L’ultima persona a contrarre il vaiolo è stata Ali Maow Maalin, cuoca in un ospedale in Somalia, nel 1977.
Ma si tratta di qualcosa di eccezionale, per diversi motivi: esiste un vaccino efficace contro il vaiolo, che fornisce protezione per tutta la vita; il virus, Variola major, non ha ospiti animali, quindi eliminare la malattia nell’uomo significava l’eliminazione totale ed i suoi sintomi sono così insoliti, che l’infezione è presto evidente, consentendo quarantene efficaci e tracciamento dei contatti.
L‘influenza del 1918-1920, la cosiddetta “spagnola”, è l’esempio di pandemia che viene citato in comparazione al Covid.
Questa influenza ha ucciso da 50 a 100 milioni di persone in tutto il mondo. Ha colpito dai giovani agli adulti di mezza età, lasciando dietro di sé migliaia di bambini orfani, privando le famiglie dei capifamiglia e falciando le truppe della Prima guerra mondiale.

Dopo aver spazzato via il mondo, però, svanì, evolvendosi in una variante dell’influenza più benigna, quella che si manifesta ancora oggi, ogni anno. E finì anche socialmente. Chiuso il capitolo della Prima guerra mondiale, le persone erano pronte per un nuovo inizio.
Seguirono altre pandemie influenzali, nessuna così grave, ma tutte comunque preoccupanti. Nell’influenza di Hong Kong del 1968, un milione di persone morirono in tutto il mondo, di cui 100mila solo negli Stati Uniti, per lo più persone di età superiore ai 65 anni. Quel virus circola ancora come influenza stagionale, ma non fa paura.
Una possibilità, dicono gli storici, è che la pandemia da Coronavirus possa finire.
Secondo Allan Brandt, storico dell’Università di Harvard, “non sconfiggeremo il virus da un giorno all’altro. Definire la fine dell’epidemia sarà un processo lungo e difficile”.

FONTI,
Iss.it
Quifinanza.it
Nature.com

E' stata Docente di Lettere Antiche presso i Licei di Roma, Assistente di “Paleografia e Diplomatica” presso l’Universita’, Revisore di articoli giuridici ed esegesi delle fonti del diritto presso l’Enciclopedia Giuridica Treccani. Ha perfezionato gli studi con Master e Corsi. Attualmente in Quiescenza, nello Stato si dedica alla libera passione per il Giornalismo e per la Scrittura Creativa

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