Alimentazione e tumori, una dieta ipocalorica come ‘farmaco’ per il carcinoma mammario triplo negativo?

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L’alimentazione basata sulla restrizione calorica potrebbe migliorare gli effetti della chemioterapia nel trattamento del tumore della mammella, in particolare di quello triplo negativo.

Per verificare questa ipotesi l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano ha avviato, nel maggio 2020, lo studio BREAKFAST in collaborazione con IFOM Istituto, Fondazione FIRC di Oncologia Molecolare.

Lo studio, che recluterà 90 pazienti tra i 18 e 75 anni con diagnosi di carcinoma mammario triplo negativo prive di metastasi e destinate a intervento chirurgico e chemioterapia, prevede di analizzare gli effetti di questo un preciso regime alimentare, da solo o in associazione a un farmaco già noto per il trattamento del diabete, la metformina.

La dieta sperimentale, prevalentemente basata su vegetali e frutta secca, e caratterizzata da restrizione calorica, glucidica e proteica è stata formulata dai ricercatori dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano.

Più precisamente la dieta è costituita da cibi freschi dell’alimentazione mediterranea a basso contenuto di carboidrati e di proteine, con un apporto calorico pari a circa 1.800 Kcal suddivise in cinque giorni. Viene ripetuta ogni 21 giorni per otto cicli, in parallelo alla chemioterapia.

Gli alimenti sui quali la dieta si basa sono verdure – prevalentemente insalata, zucchine e verdure a foglia verde – olio di oliva e frutta secca, perché è ricca di grassi “buoni”. Non sono invece previste carote, zucca o patate a causa del loro maggiore contenuto in carboidrati e nemmeno proteine -di ogni genere: carne, pesce, formaggi e legumi. Inoltre non è previsto l’impiego di integratori.

La dieta viene quindi utilizzata come se fosse un farmaco. Studi precedenti hanno evidenziato che a meno di attività fisiche particolarmente impegnative il regime è ben sopportato dai pazienti e permette lo svolgimento delle attività lavorative.

«Lo studio vuole aumentare la capacità della chemioterapia di indurre risposte patologiche complete, cioè l’assenza di tumore invasivo sia a livello mammario, sia a livello dei linfonodi asportati durante l’intervento chirurgico, producendo dunque l’azzeramento delle cellule tumorali vitali, che si associa a una significativamente più elevata probabilità di guarigione definitiva del paziente dal tumore» afferma Claudio Vernieri, oncologo del Dipartimento di Oncologia Medica ed Ematologia in IFOM. «Abbiamo stabilito come obiettivo principale dello studio l’incremento delle risposte patologiche complete dal 45%, che è il dato storico di letteratura con la sola chemioterapia, al 65% con gli approcci sperimentali proposti. È una meta ambiziosa, ma i dati preclinici sono così forti da indicarci che questa potrebbe essere una strada rivoluzionaria».

Il razionale scientifico dello studio riguarda le connessioni fra metabolismo cellulare e risposta agli agenti chemioterapici, da anni oggetti di ricerca. Il regime dietetico oggetto d studio, modificando il metabolismo di zuccheri, aminoacidi e acidi grassi colpisce il metabolismo della cellula tumorale.

Inoltre già nota una possibile attività antitumorale della metformina, probabilmente per la capacità di questo farmaco di ridurre i livelli ematici di alcuni ormoni che favoriscono la crescita tumorale.

Alcuni dati sperimentali precedenti dimostrano i meccanismi molecolari alla base della glucosio-dipendenza dei tumori, e l’efficacia dell’abbinamento della metaformina a una restrizione calorica.

«L’innovativa terapia sperimentale nasce dalla combinazione di solidi studi preclinici e clinici sul metabolismo tumorale a livello preclinico, e dalla tradizione del nostro Istituto a considerare gli approcci nutrizionali come potenzialmente terapeutici» spiega Filippo de Braud, Direttore del Dipartimento e della Divisione di Oncologia Medica ed Ematologia dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. «La stiamo già utilizzando da tempo nell’ambito delle nostre ricerche, con obiettivi diversi. Lo studio DigesT ad esempio è stato attivato per valutare le modificazioni indotte dalla dieta restrittiva nel caso del tumore della mammella e il melanoma, mentre lo studio FAME sta studiando l’efficacia del farmaco antidiabetico metformina, da solo o insieme alla dieta restrittiva, in associazione alla chemioterapia in pazienti con tumore del polmone metastatico caratterizzato da una specifica alterazione»

Il tumore mammario triplo negativo

Il tumore mammario triplo negativo rappresenta il 15-20% di tutti i tumori del seno; deve il suo nome al fatto che non esprime né recettori ormonali né l’oncoproteina HER2, che sono in grado di guidare trattamenti antitumorali mirati. Si tratta della forma più aggressiva, con un maggiore tasso di recidiva entro i primi cinque anni dalla diagnosi e con terapie ancora poco soddisfacenti nel contesto della malattia metastatica.

( Fonte Dica 33)

 

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