Il “rigetto” dell’impianto dentale e l’implantologia nel paziente affetto da parodontite : facciamo chiarezza.

La moderna implantologia, pertanto, consente di sostituire un dente perso (carie, parodontite, fratture) o mai formato (agenesie) ottenendo un risultato stabile e duraturo nel tempo, con una protesi paragonabile per estetica e funzione al dente naturale.

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L’ Implantologia è quella branca dell’Odontoiatria che si occupa di sostituire uno o più elementi dentari tramite l’utilizzo di impianti osteointegrati, dispositivi in Titanio che svolgono la funzione di fungere da “radici artificiali” sulle quali è possibile applicare una corona protesica (protesi dentarie).

La moderna implantologia, pertanto, consente di sostituire un dente perso (carie, parodontite, fratture) o mai formato (agenesie) ottenendo un risultato stabile e duraturo nel tempo, con una protesi paragonabile per estetica e funzione al dente naturale.

I dati della letteratura sulle performances degli impianti dentali sono ad oggi incoraggianti, con una sopravvivenza implantare (permanenza dell’impianto nel cavo orale del paziente) superiore a 20 anni.

L’implantologia rappresenta, pertanto, una terapia sicura ed efficace per il trattamento di edentulie parziali o totali.

Nonostante ciò esiste una piccola percentuale  di pazienti ancora restia ad affidarsi a questo tipo di terapia, pazienti che, documentandosi su internet o attraverso racconti di parenti o amici, temono il “rigetto dell’impianto” o “di non avere osso a sufficienza”.

Per fare chiarezza, bisogna innanzitutto ricordare che una volta inserito all’interno dell’osso (fase chirurgica) l’impianto deve raggiungere la cosiddetta “stabilità primaria”, condizione necessaria per ottenere una completa “osteointegrazione” (contatto intimo tra l’impianto e il tessuto osseo).

Il raggiungimento della stabilità primaria e della osteointegrazione consentiranno di ottenere quello che viene definito “successo” in implantologia.

Esistono, tuttavia, gli “insuccessi” implantari, che portano alla perdita prematura dell’impianto e che vengono classificati in “precoci” e “tardivi”.

L’insuccesso precoce è quello che viene definito dal paziente (in maniera errata) “rigetto” dell’impianto, ovvero una complicanza che insorge nelle prime settimane dal suo inserimento, e pertanto prima della sua completa osteointegrazione, e che porta all’espulsione dell’impianto stesso dal cavo orale.

Diverse sono le cause di insuccessi precoci, tra cui il surriscaldamento dell’osso durante la preparazione del sito implantare o il trauma meccanico precoce (come il trauma masticatorio), pertanto risulta fondamentale un attento e scrupoloso inserimento dell’impianto in fase chirurgica da parte dell’odontoiatra, oltre ad una grande attenzione da parte del paziente nel non masticare a ridosso della zona operata durante il periodo dell’osteointegrazione (primi tre mesi).

Tra le complicanze tardive ricordiamo invece quelle biologiche (perimplantiti) e quelle meccaniche (frattura dell’impianto).

Riguardo le complicanze biologiche, la placca muco-batterica e il tartaro svolgono un’azione negativa non solo nei confronti dei denti naturali, causando gengiviti e parodontiti, ma anche a carico degli impianti dentali, dando luogo ad un processo infiammatorio dell’osso perimplantare che prende il nome di “perimplantite” (perdita di osso attorno all’impianto).

E’ necessario che il paziente si sottoponga a periodiche sedute di igiene orale e controlli dall’odontoiatra al fine di prevenire questo tipo di complicanza che, una volta insorta, necessita di una specifica terapia finalizzata a salvaguardare la sopravvivenza dell’impianto all’interno del cavo orale.

I principali fattori di rischio della perimplantite sono il fumo, il diabete, la malattia parodontale.

Se questi tre fattori non vengono messi sotto stretto controllo, la terapia implantare può andare incontro ad insuccesso, viceversa un paziente con parodontite trattata o con diabete compensato può sottoporsi a questo tipo di terapia con ottimi risultati a lungo termine.

Per quanto riguarda il fumo, i forti fumatori (>20 sigarette al giorno), presentano maggiori rischi di andare incontro a perimplantite rispetto ai non fumatori o ai medi fumatori (< 10 sigarette al giorno).

Possiamo quindi concludere che ciò che viene definito erroneamente “rigetto” dell’impianto non costituisce nient’altro che una complicanza precoce da mancata osteointegrazione per i motivi precedentemente elencati (trauma precoce) , e che i pazienti affetti da malattia parodontale (con parodonto ridotto), possono essere sottoposti a questo tipo di riabilitazione se la salute gengivale è mantenuta sotto controllo.

 

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Dott. Marco Matarasso
Laureato in Odontoiatria e Protesi Dentaria presso l'Università degli studi di Napoli Federico II. Specializzato in Chirurgia Orale presso l'Università degli studi della Campania Luigi Vanvitelli Dottore di Ricerca in Parodontologia - Università degli studi di Napoli Federico II Docente/Tutor presso il Master di II Livello in Parodontologia ed Implantologia presso l'Università di Napoli Federico II. Libero professionista in Napoli - Capri - Cercola

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