Scopriamo l’impatto sociale che il coronavirus ha avuto sulla popolazione italiana

Il progetto sta coinvolgendo più di 200 ricercatori in più di 40 Paesi ed è stato sostenuto da numerose organizzazioni professionali nazionali ed internazionali

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Il questionario raccoglie informazioni demografiche, sullo stato socioeconomico, sulla salute fisica e mentale, sul benessere percepito, il funzionamento, fattori emotivi/psicologici, comportamentali ed ambientali, possibilità di accesso alle cure, aderenza alle terapie, telemedicina, opinioni personali rispetto alle misure adottate in risposta alla pandemia e strategie di adattamento individuali. https://www.coh-fit.com

Risultati preliminari La maggior parte degli individui che hanno partecipato in Italia hanno tra i 26 e i 56 anni; più donne (3/4) che uomini (1/4), senza alcuna differenza nell’età media tra i due generi. Impatto psicosociale. Se da un lato si è riscontrato un deciso impatto psicologico rispetto a stress, solitudine e rabbia è anche vero che i comportamenti altruistici (es. aiutare altre persone) sono generalmente aumentati. Più specificamente, un terzo dei partecipanti ha riportato un peggioramento dello stress mentre meno di 1/6 ha percepito un miglioramento tra prima dell’inizio della crisi di Coronavirus e le ultime due settimane prima della risposta al questionario. Le donne hanno riportato un maggiore peggioramento dello stress rispetto agli uomini.

Non vi sono state sostanziali differenze nel peggioramento dello stress confrontando giovani adulti, persone di mezza età ed anziani. Tuttavia, la popolazione anziana ha mostrato un’alta percentuale di piccoli cambiamenti nello stress (circa ¾ dei partecipanti). Solitudine: un terzo dei partecipanti ne ha riportato un peggioramento, e solo una piccola parte (circa il 5%) un miglioramento tra l’inizio della pandemia e le due settimane precedenti la compilazione del questionario. Anche qui, le donne hanno percepito un maggiore peggioramento della solitudine rispetto agli uomini.

La popolazione adulta di età maggiore ne ha riportato un peggioramento lievemente più alto rispetto agli adulti di età intermedia. I giovani adulti hanno mostrato la più alta proporzione di peggioramento della solitudine (peggioramento del 50% in quasi tutti i partecipanti). Rabbia: più di un terzo dei partecipanti ne ha percepito un peggioramento, e solo pochissimi (circa il 7%) un miglioramento tra l’inizio della pandemia e le due settimane precedenti la compilazione del questionario; anche qui, le donne hanno percepito un maggiore aumento della rabbia rispetto agli uomini. Nella popolazione anziana, l’aumento della rabbia è risultato molto più elevato nei giovani adulti e modestamente più elevato negli adulti di età intermedia.

Comportamenti altruistici: almeno ¼ dei partecipanti ne ha segnalato un miglioramento; le donne hanno mostrato comportamenti altruistici lievemente maggiore rispetto agli uomini. Non sono emersi cambiamenti nel comportamento degli adulti di età intermedia e avanzata, mentre i giovani adulti hanno riportato un aumento del 17% dei comportamenti altruistici in quasi il 95% dei casi. Soddisfazione rispetto ai provvedimenti governativi. Nella popolazione italiana, metà dei partecipanti (51%) si è detta soddisfatta dei provvedimenti del Governo.

Non vi sono state differenze tra generi bensì tra fasce di età, con i giovani adulti modicamente meno soddisfatti rispetto agli adulti di età intermedia, mentre gli anziani sono risultati i più soddisfatti. Si è inoltre notato un incremento significativo della soddisfazione a partire dai 50 anni di età. Utilizzo dei media e di strategie di adattamento. Un’alta percentuale (più di 4/5) dei partecipanti ha riportato un incremento nelle ore trascorse utilizzando i media. Le donne hanno mostrato un incremento lievemente maggiore rispetto agli uomini. Similmente, un maggiore incremento si è registrato tra giovani adulti e adulti di mezza età rispetto agli adulti di età più avanzata.

Le strategie di adattamento più efficaci in circa metà dei partecipanti sono state contatti o interazioni interpersonali diretti, esercizio fisico o passeggiare, utilizzo di Internet, passatempi significativi, e l’utilizzo dei media; circa un terzo dei partecipanti ha sfruttato il tenersi informato rispetto alla pandemia di COVID-19, interazioni sociali via media/remoto, studiare o imparare qualcosa di nuovo, lavorare sul posto o da casa, utilizzo dei media, trascorrere del tempo con un animale domestico, ed intimità fisica/attività sessuale.

Molto meno utilizzate sono state altre strategie (es. videogiochi, farmaci, attività religiose, uso di sostanze, altro). Per gli uomini, le strategie più efficaci sono state uso di Internet, esercizio fisico o passeggiare, contatti o interazioni personali diretti, passatempi significativi, e intimità fisica/attività sessuale. Per le donne, le strategie più efficaci sono state contatti o interazioni personali diretti, esercizio fisico o passeggiare, uso di Internet, passatempi significativi, e interazioni sociali via media/remoto. Nelle donne, rispetto agli uomini, strategie quali contatti o interazioni personali diretti, lavoro, social media, passatempi significativi, e trascorrere tempo con un animale domestico sono risultate relativamente più efficaci.

Per i giovani adulti, le strategie più efficaci sono state contatti o interazioni personali diretti, esercizio fisico o passeggiare, passatempi significativi, uso di Internet. Per gli adulti di mezza età, le strategie più efficaci sono state contatti o interazioni personali diretti, esercizio fisico o passeggiare, uso di Internet, passatempi significativi. Per gli anziani, le strategie più efficaci sono state contatti o interazioni personali diretti, esercizio fisico o passeggiare, e passatempi significativi.

Dal Progetto COH-FIT

Il Collaborative Outcomes study on Health and Functioning during Infection Times (COH-FIT) è un grande progetto internazionale sotto forma di questionario, indirizzato a tutta la popolazione dei Paesi interessati dalla pandemia di COVID-19. Il progetto sta coinvolgendo più di 200 ricercatori in più di 40 Paesi ed è stato sostenuto da numerose organizzazioni professionali nazionali ed internazionali. COH-FIT mira ad identificare i fattori di rischio e protettivi modificabili e non modificabili, che serviranno a sviluppare programmi di prevenzione e di intervento per l’intera popolazione e per sottogruppi più vulnerabili, da applicare durante la pandemia di COVID-19 e durante altre pandemie se dovessero presentarsi.

 

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Dott. Francesco Monaco
Medico Chirurgo Specialista in Psichiatria - Psicoterapeuta. Laureato in Medicina e Chirurgia presso l'Università degli Studi di Napoli "Federico II" e specializzato in Psichiatria presso l'Università degli Studi di Padova. Psicoterapeuta ad indirizzo cognitivista costruttivista post razionalista. Co-autore di diversi articoli pubblicati su alcune delle più importanti riviste internazionali. Attualmente lavora presso la Struttura Residenziale Regionale per i Disturbi Alimentari "Mariconda" dell'ASL di Salerno.

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