Vibre, l’azienda cesenate che monitora lo stress dei lavoratori garantendo benessere

“Da tre anni lavoriamo a soluzioni per rendere le interfacce neurali una tecnologia di massa, portando in diversi settori le potenzialità delle neurotecnologie, da sempre quasi esclusivamente legate solo al mondo della ricerca e della medicina”

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Vibre, azienda italiana che sviluppa interfacce neurali e inserita tra le 100 aziende under 30 di Forbes, getta il guanto di sfida a Elon Musk, lanciando sul mercato un set di applicativi in grado di analizzare l’attività della mente degli utenti durante lo svolgimento di una qualsiasi attività, utilizzando unicamente dispositivi non invasivi e indossabili sulla fronte in pochi secondi.

Da tre anni lavoriamo a soluzioni per rendere le interfacce neurali una tecnologia di massa, portando in diversi settori le potenzialità delle neurotecnologie, da sempre quasi esclusivamente legate solo al mondo della ricerca e della medicina” afferma Raffaele Salvemini, CEO e founder di Vibre.

Siamo in grado di valutare, in tempo reale, lo stato mentale di un soggetto durante lo svolgimento di una qualsiasi attività. Misuriamo parametri che vanno dalla fatica allo stress, dalle performance alla concentrazione, passando per tante altre informazioni importanti, che lo rendono letteralmente un ‘FitBit’ della mente. Abbiamo quindi già sviluppato e lanciato sul mercato ciò che Elon Musk vorrebbe ottenere, ma con sostanziali differenze rispetto a Neuralink, presentato pochi giorni fa in conferenza stampa. In particolare ci differenziamo per il campo di applicazione e la non invasività della nostra tecnologia. L’invasività di Neuralink è stato uno degli aspetti maggiormente criticati dagli esperti del settore, i quali ritengono che l’azienda americana non stia considerando l’inevitabile rottura dell’impianto e la conseguente morte delle cellule cerebrali coinvolte. Per questa ragione la nostra vision prevede unicamente l’utilizzo di dispositivi esterni e sicuri. Con le nostre applicazioni consentiamo alle aziende in diversi settori di potenziare i loro risultati. È per questo che i primi campi di applicazione sono stati Formula 1 e training di piloti professionisti su simulatore di guida.

Ma questa non è l’unica tecnologia messa in campo da Vibre: infatti, l’azienda cesenate ha introdotto le neurotecnologie in altri settori, tra cui il neuromarketing e il wellness aziendale. Attraverso gli stessi dispositivi, infatti, il giovane team ha messo a punto applicativi in grado di analizzare la reazione inconscia di un insieme di utenti durante un test di prodotto oppure durante la visione di uno spot pubblicitario o campagne di advertising.

Allo stesso tempo, è possibile monitorare lo stress dei lavoratori durante compiti particolarmente intensi e lunghi, al fine di prevenire il fenomeno di burnout e garantire il benessere dei dipendenti ed evitare elevati costi per le aziende.

La mission di Vibre da qui ai prossimi 5 anni è quella di diffondere le Interfacce Neurali a livello di massa e sfruttarne appieno il grande potenziale portandole in ogni settore di applicazione dalla domotica al gaming, dall’automotive all’healthcare.

“Per agevolare questa diffusione capillare della tecnologia, stiamo lavorando alla miniaturizzazione continua dei dispositivi, fino a farli diventare, nel prossimo futuro, quasi invisibili, e integrandoli anche con tecnologie di nuova generazione come auricolari Bluetooth e occhiali per realtà aumentata” spiega Raffaele Salvemini.

“Tutto quello che mettiamo in campo -racconta Luca Talevi, CTO di Vibre- si fonda su solide basi scientifiche: un secolo esatto di ricerche nel campo delle neuroscienze e progressi ottenuti dal nostro team di ricerca e sviluppo, che hanno portato alla realizzazione di algoritmi unici in grado di ottenere dal segnale cerebrale informazioni prima d’ora inaccessibili”.

“Grazie ai nostri algoritmi -conclude Stefano Stravato, co-founder– abbiamo accesso ad una serie di informazioni che fino ad ora erano impossibili da ottenere. Riusciamo a ricavare in maniera semplice ed estremamente accurata una misura che è assimilabile al battito cardiaco, che ci dà quindi informazioni sull’affaticamento, lo stress, la concentrazione e perfino una misura delle risorse mentali disponibili. Abbiamo lavorato con successo anche alla ricerca di un pattern interno al segnale cerebrale che fosse identificativo della persona, una vera e propria impronta mentale utilizzabile come sistema di riconoscimento, portando per la prima volta in assoluto le interfacce cervello-computer nel settore della biometria. Le prospettive sono estremamente interessanti e ci sono grandi margini di miglioramento che riusciremo a colmare con l’avanzamento tecnologico e una progettazione dell’hardware che verrà miniaturizzato e adattato ai nostri scopi in modo da agevolare la diffusione e l’utilizzo a livello di massa della tecnologia.”

Vibre opera nel settore delle Interfacce Neurali, sistemi in grado di collegare il cervello umano alla tecnologia circostante analizzando l’attività cerebrale, dal 2017. È stata fondata da Raffaele Salvemini, Stefano Stravato, Sara Piras, Luca Talevi e Marco Renzi, team giovane (dai 25 ai 30 anni) e dalle competenze trasversali che si pone come obiettivo quello di diventare leader nel settore delle Interfacce Neurali a livello globale.

La tecnologia di Vibre è interamente cloud-based e accessibile in maniera semplice dovunque ci si trovi e con qualsiasi dispositivo. Aspetto fondamentale è la facilità di utilizzo delle tecnologie sviluppate, che sono state progettate per essere sfruttate da chiunque, anche senza possedere conoscenze particolari.

Con questo approccio, volto ad abbattere ogni possibile ostacolo all’utilizzo della tecnologia, Vibre ha già introdotto le interfacce neurali nelle aziende e in una importante scuderia di Formula 1, ed ambisce nel giro di pochi anni a portarle nel mercato consumer creando un ponte tra la mente degli utilizzatori e la tecnologia circostante che potrà ricevere continuamente informazioni sullo stato mentale delle persone, comprendere come stanno e adattarsi di conseguenza, diventando così empatica.

A marzo 2020, Raffaele Salvemini è stato inserito tra i 100 giovani under 30 secondo Forbes.

 

56 anni, marchigiano di Fermo vive in Romagna dal settembre del 2000. Giornalista professionista dal 1991, ha lavorato in quotidiani di diverse regioni (Marche, Umbria, Toscana, Lazio ed Emilia Romagna) fino alla qualifica di caporedattore centrale. Tra le sue esperienze anche l'assunzione, quale esperto per l'informazione, presso l'ufficio di Gabinetto del presidente del Consiglio regionale delle Marche dott. Alighiero Nuciari nei primi anni 90 e quelle radiofoniche presso alcune emittenti private sempre delle Marche.

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