Melanoma, 4450 casi in Europa causati da lampade solari. Gli esperti: servono misure radicali

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In Europa ogni anno 4.450 nuove diagnosi di melanoma sono attribuibili all’abbronzatura artificiale, con costi che superano i 30 milioni di euro nei primi 12 mesi dopo la scoperta della malattia. In Italia, questa cifra è pari a circa 450mila euro. Il fattore di rischio più importante del più aggressivo tumore della pelle è rappresentato dall’esposizione senza protezione ai raggi UV, inclusi quelli artificiali. Prevenzione e ricerca scientifica sono le armi per sconfiggere il melanoma, due pilastri che oggi permettono a 160mila persone in Italia di vivere dopo la diagnosi. In cinque anni, infatti, questa cifra è aumentata del 97% (erano 81mila nel 2014). A preoccupare, inoltre, è che la neoplasia interessa sempre più giovani.

Nel 2019, in Italia, sono stati stimate 12.300 nuove diagnosi di melanoma e «il 20% dei casi è riscontrato in pazienti fra i 15 e i 39 anni». A sottolinearlo è Paola Queirolo, direttore Divisione Melanoma, Sarcoma e Tumori rari all’Istituto europeo di oncologia di Milano. «E proprio in questa fascia di età si concentra la più alta percentuale di fruitori di lampade solari, nonostante nel nostro Paese siano vietate agli under 18. Non solo. Uno studio dell’Agenzia internazionale della ricerca sul cancro (Iarc) ha evidenziato come l’utilizzo di questi dispositivi nei giovani al di sotto dei 30 anni aumenti del 75% il rischio di sviluppare il melanoma. L’Italia, dal 2011, ne ha vietato l’uso ai minorenni, ma ancora troppi adolescenti continuano a ricorrere all’abbronzatura artificiale per mancanza di controlli. Per raggiungere una reale diminuzione dei casi di melanoma, servono misure radicali, come il divieto totale, già in vigore da tempo in Paesi come Australia e Brasile. Siamo di fronte a diagnosi evitabili modificando il comportamento delle persone».

«Possiamo parlare di cronicizzazione della malattia in fase avanzata in circa il 50% dei casi, grazie all’immunoterapia e alle terapie mirate che garantiscono una buona qualità di vita – afferma Queirolo -. Un risultato impensabile solo dieci anni fa, prima dell’arrivo di questi trattamenti efficaci, quando la sopravvivenza mediana per la malattia metastatica era compresa fra 6 e 9 mesi e solo il 25% dei pazienti era vivo a un anno. Cambia quindi radicalmente la gestione delle persone con melanoma avanzato, che presentano bisogni specifici a cui i clinici devono saper rispondere». Per far emergere la loro voce, parte la nuova edizione di “Mela Talk”, un progetto nazionale realizzato con il contributo incondizionato di Bristol Myers Squibb, presentato oggi in una conferenza stampa virtuale. «Dopo il successo della prima edizione itinerante, il 9 ottobre si svolgerà la nuova versione interamente digitale del progetto, dedicata a questo tumore della pelle, con gli interventi di oncologi, dermatologi, nutrizionisti, psico-oncologi e associazioni di pazienti – spiega Queirolo, che è responsabile scientifico di ‘Mela Talk’ -.

L’obiettivo è creare un dialogo costruttivo tra specialisti, malati e caregiver e far così emergere le criticità. ‘Mela Talk’ nasce dalla convinzione che conoscere la malattia, imparare a comprendere ed accettare stati d’animo ed emozioni e, soprattutto, capire l’importanza degli stili di vita sani, dall’alimentazione corretta all’attività fisica costante, sono strumenti fondamentali per affrontare in modo proattivo un percorso che, anche grazie ai progressi scientifici, può essere di lunga durata. Per favorire l’interazione tra tutti i partecipanti verranno utilizzate varie modalità espressive. Si alterneranno videoclip e presentazioni tradizionali».

“Mela Talk” gode del patrocinio delle principali associazioni di pazienti: Aimame. (Associazione italiana malati di melanoma), Apaim (Associazione pazienti Italia melanoma), Associazione melanoma Italia Onlus e Emme Rouge Onlus.

(Fonte Doctor 33)

 

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